quella maledetta campana
10 Gennaio 2008quando suonò le 3
Avevo sete e solo un succo d’arancia nel tetrapak. Avidamente, con una riga arancione che mi colava sul mento, lo finii tutto. Pensavo che forse mi ci sarei stordito, ma non volevo che quello. Tolsi le scarpe e mi sdraiai sul letto sfatto del giorno prima, non ricordo se tolsi anche la maglietta ma ricordo che era nera e sudata, puzzava del fumo di qualcuno.
quando suonò le 4
“no, ti prego, no. voglio dormire, lasciami dormire qualcuno mi lasci dormire!” l’ansia montava. piangevo per la disperazione “basta basta non ne posso più perchè mi capita questo perché, perché, perché?” avevo un sasso nel cervello e mi concentravo sul sasso e il sasso mi faceva male. e io continuavo a fare la domanda più difficile che si possa fare: “perché?”
quando suonò le 5
alzati, lavati, piscia, caca, vestiti, il caffè, i denti. la cravatta attento, la cravatta e le scarpe. Non scordare il materiale. vai, è già giovedì, vai, cammina, cammina, aspetta, siediti, leggi e poi leggi, poi arriva e saluta e poi siediti, dì di sì, dì di sì, dì di sì.
quando suonò le 6
“che fai già sveglio?” “non ho sonno”.
“ma sono le 6″ “non ho sonno”.
“prova a dormire ancora un po’, è presto” “no, non ho sonno”.
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