Quella mano luccica
4 Gennaio 2008Contò tutte le piastrelle del bagno. Non c’era mai andato in quel bagno, nè in un bagno rosso. Così le contò tutte. La saponetta era gonfia, il dosatore pieno a metà. Chiuse gli occhi e scelse il dosatore, poi uscì lentamente, ammorbato dal fumo di sigaretta.
Sua mamma fumava sul divano di pelle bianca. C’erano vini costosi e tavolini trasparenti. Certo, anche i salatini, e poi la moquette. Nessuno badò a lui quando il cane abbaiò: aveva sussultato. Suo padre fumava in corridoio, discorsi da grandi e colonne di marmo striate di un tossico grigio.
Quella casa era troppo piena di gente per essere così vuota. In una camera da letto trovò uno strano carillon. Affascinato, udì il suono spandersi tra le 4 pareti di velluto verde, morbido come un peccato. Passò le dita sull’imbottitura, poi si accorse che qualcuno lo osservava.
Uscì di corsa, nel corridoio un telefono, nella sala un tappeto, in cucina un vassoio, sulla terrazza vasi.
Il cane abbaiò ancora. Dov’era mamma? Dov’era papà? E il carillon, l’aveva chiuso?
