solo il sole

18 maggio 2008

Per strada non c’era gente. A parte il sole, nessuno mi stava a guardare, così decisi di smettere di camminare e riposarmi un poco. L’altezza mi dava le vertigini, però il mare era quieto e silenzioso. Tanto amo osservare il mare dalla terraferma quanto mi terrorizza a bordo di una imbarcazione.

Non so dire perché mi trovassi lì, in quella stradina sperduta. Certo, avevo sempre amato le passeggiate solitarie, per quanto la mia età fosse più quella tipica dei giochi tra amici e delle compagnie rumorose. Ero lì dove nessuno sapeva che potessi essere, il che faceva di me un essere libero e forse, per la prima volta, un adulto.

Non mi ero accorto dell’ora tarda. Cominciai a pensare ai miei e temevo che fossero in pensiero per me. Mi mossi a passo più sostenuto e all’improvviso il tramonto non era più romantico, ma cupo. Volevo tornare a casa, ma mi attendeva una camera in albergo. Svoltai, ed ecco che 1000 finestre si affacciavano sulla mia ansia. I palazzi bianchi e azzurri dalle verande prosperose; i palazzi alti e sottili incrostati di edera; i palazzi color crema dalle persiane abbassate. Più in alto, più ancora, un albergo vuoto.

Avevo le chiavi. La stanza puzzava di tende polverose. E poi la moquette mi metteva tristezza. Non la tv, non la radio, restai seduto sul letto aspettando che si aprisse la porta. Sarebbe tornato papà o mamma, quella sera?

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