sospeso

13 marzo 2007

Siamo in 5 in una scatola trasparente, sospesi in alto ma non sappiamo dove. Vestiamo di nero e restiamo in silenzio, eleganti ed immobili, abbacinati ed indifferenti. La luce è bianca e l’aria immobile, nel vuoto si apre una porta solo per me ed esco lasciandoli in gabbia.

C’è una sala d’attesa di un cinema, quelli vecchi, col bancone di legno, i ficus alle locandine e le scale di marmo, con la ringhiera laccata d’oro. La pesante tenda di velluto flappa nella sala buia. Poltroncine color ruggine che puzzano di fumo, il rimbombo delle casse ed una porta socchiusa che dà su un corridoio. Si sente il suono dei dialoghi, un inseguimento, le urla del poliziotto.

 

In lontananza, qualcuno fa la doccia. Avanzo tra le pareti illuminate di scorcio seguendo il suono dell’acqua, c’è odore di candeggina. La porta del bagno è aperta. A sinistra gli orinatoi, a destra due lavabi coi rotoloni sbilenchi ed il dosatore di sapone in plastica bianca. Dietro le piastrelle di un celeste slavato, l’acqua scorre dalla doccia. Vado a vedere. Il calore dell’umidità mozza il fiato, la saponetta è ancora molle, e le gocce disegnano strani zigzag sulle pareti, ma il box è vuoto.

Chiudo il rubinetto ed apro la finestra, le tendine sbattono violentemente all’interno e l’aria fredda mi avvilisce. Mi affaccio su un parcheggio, decine di auto bianche disposte a lisca di pesce. Salto giù e mi incammino verso l’uscita, percorrendo il viale alberato che conosco, ma non ho mai visto. In alto sopra di me, una scatola trasparente sospesa nel vuoto, con 4 persone che non trovano la porta.

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