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A righe

23 luglio 2008

Lui, lo vedi?, lui è lì, appeso ad una corda. Il sole e la strada, l’odore di asfalto dopo uno scroscio d’acqua. Ai margini spazzatura e sassi, un marciapiede in cattive condizioni. La via in cui si trova è familiare: l’ha percorsa centinaia di volte, con quelle case in rovina, vecchie e scrostate come macchie di trucco sulle guance.

Giunge ad un cantiere, con tanti imballaggi depositati accanto ad un portone e nessuno che sembra lavorare più lì da tanto, troppo tempo. Una nuvola oscura il cielo per cui lui si volta, rabbrividisce: c’è suo fratello, accanto, appeso ad una corda. Ad una corda.

Torna a casa, meccanicamente, stancamente. Le chiavi nella toppa, un suono, poi è muffa ed è pianto, è la casa in cui abitava da piccolo. C’è  una nonna, una che non ha mai visto, gli sorride, gli tende una camicia, appena stirata, un buon odore. Una camicia a righe.

Nell’armadio senza fondo le ante si aprirono su un cortile, dove un cane dal pelo fulvo dorme nel sole.
Il cane abbaia, e le pareti si dipingono di verde, il pavimento splende di un bagliore che solo il sorriso di chi ami. La stanza non ha più porte e una donna osserva la scena, ridendo. Nelle lacrime, i sospiri.

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