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Contiene la tendina a fiori, ma non pacchiana, e Mimmo

14 dicembre 2011

Mimmo gli cadono le cose da mano ogni mattina appena si sveglia. Lui lo sa, però lo stesso piglia i calzini da terra, gli cadono, se li mette e poi si alza. Se ne va di là ad accendere i fornelli con la macchinetta già fatta la sera prima, apre la finestra e si accende la sigaretta che l’aria gelata gli entra tra i peli del petto. Il bicchierino gli cade da mano e lui lo piglia, vede se si è scardato, lo rimette a posto e si beve una macchinetta intera, senza zucchero. Poi se ne va a preparare, e non si sono ancora fatte le 6.

Attraversa il vialone che il cielo è ancora più nero che celeste, e fa un cenno allo spazzino che soffia le foglie con il tubo pieno d’aria. La signora con le stampelle sta dietro alla tendina a fiori, che guarda per strada se qualcuno passa, e Mimmo è sempre lui che passa alle 6. La signora lo guarda con la stessa faccia del giorno prima, e con la stessa faccia del giorno dopo. Il primo pullman si ferma al primo semaforo senza nessuno dentro. L’autista c’ha gli occhi concentrati e il pizzetto che gli sta a crescere un’altra volta.

Mimmo gli piace sempre assai quando passa vicino alle villette. La gente lì dentro dorme fino a tardi, e rimangono solo i cani a girare in cerchio in mezzo ai cortili di marmi e di piante rachitiche. Uno c’ha il muso tra le sbarre del cancello e aspetta tutto il giorno. Lo guarda aprendo le narici e scodinzolando lento lento, senza speranza.

Ormai Mimmo ha preso calore, e comincia a correre. Lo deve fare, o sennò gli scoppia il cuore in mille pezzi. Le scarpe sono quelle buone, la tuta è quella buona, i guanti sono quelli buoni. Sono le cosce, che non sono più quelle buone. Corre lo stesso e non guarda in faccia a nessuno. Se gli escono le lacrime agli occhi dà la colpa al freddo. L’aria si congela davanti al naso e lui corre davanti a quell’altra aria. Il cielo è più celeste che nero quando ha finito il giro intero.

Respira forte Mimmo, e cammina piano, che la giornata è lunga assai. Tutto quello che deve fare è campare fino a domani, e se Dio vuole correre un altro giro, per la stessa strada, davanti alle stesse facce, con le stesse cosce, gli stessi pensieri, ma senza stampelle. Raccoglie i guanti che gli sono caduti a terra e se ne torna a casa: per lui è già sera.

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