Posts Tagged ‘abitudini’

Praticamente si sposa mia sorella

8 luglio 2008

Per cui quando chiamerò casa non risponderà più lei, ma mamma o papà. Perché io a mia sorella non l’ho mai chiamata per cellulare, anzi neanche so il suo numero qual è . Lei è a “casa” e casa si chiama col telefono fisso.

Certo, certo, è una cosa rudimentale e vecchia e costosa avere il telefono fisso e hai visto l’offerta di qua l’offerta di là ma io il telefono fisso lo devo tenere in casa perché sennò non posso “chiamare casa”. Io ho bisogno dei miei rituali alla RainMan, scusate. Nella mia famiglia alle 20 scatta una specie di macro per cui o mamma o mia sorella devono chiamarmi, e se non lo fanno è perché chiamo io.

Papà non conta, lui dice “ti passo mamma“.

Però praticamente a settembre si sposa mia sorella e quindi - TREMO - potrebbe capitare che chiamo lei e risponde mio cognato. No no non è cosa, non può essere. Noi parliamo anche due ore di fila, la prima di cose di cui ci piace parlare, la seconda delle stesse cose ma tanto per ribadire il concetto. Cioè capitemi da settembre quando parlerò al telefono con mia sorella lei non sarà più nella mia ex camera, sul divano, a tavola, nella stanza della nonna, ma altrove.

E’ una pietra miliare della mia esistenza (se se), più ne scrivo più mi sconvolgo, voglio diventare la perfida delle soap opera e presentarmi all’altare per impedire questo matrimonio dai risvolti catastrofici, datemi una parrucca vi prego impedite questa sciagura che sta per abbattersi nella mia consolidata routine, io devo poter parlare dell’ultima puntata di Lost con mia sorella, di XFactor, dei saldi, di mia nipote grassa, della depressione di mamma, della cliente zoccola, dei miscugli Viakal-Dash di mia nonna! Ahimè! Praticamente si sposa mia sorella.

E io non ho ancora comprato il vestito bbbuono.

Io mi organizzo così

8 giugno 2008

Mi incuriosisce subito questa cosa: che home page avete?
Io ho come home page il mio blog, anche se per molto tempo ho avuto Google. Ma ormai con tutte le barre degli strumenti non ha molto senso avere Google così quando lancio firefox mi appare la schermata familiare del blog.

E poi vorrei sapere se voi leggete la mail (un tempo si diceva “scaricate”) subito subito oppure se andate prima in twitter o nel vostro social network preferito, e che sequenza di azione fare sul web, cioè che abitudini avete.

Però, prima di conoscere le vostre, mi piace condividere la mia sequenza di azioni sul web (sono metodico lo sapete) che è

 

  • blog (vedo se ci sono commenti e li leggo ed eventualmente rispondo)
  • leggo gmail, hotmail (qui faccio veloce, ho massimo 2-3 mail al giorno)
  • lancio twitter (vedo se ci sono nuovi followers, reply e dm)
  • facebook (vedo le notifiche e se è il mio turno di gioco da qualche parte)
  • tumblr (vedo se ci sono nuovi followers e messaggi, poi lascio partire lo script che mi fa arrivare all’ultima pagina non letta)
  • plurk che però è una novità
  • greader (comincio a scorrere i feed, a segnare i condivisi, gli speciali e poi a tumblerare)

poi guardo i siti di tennis, che sono un appassionato, il sito della ssis di modena, le statistiche di technorati, di blogbabel (quando c’era), di google analytics, blogitalia, wikio, mybloglog, poi il twitterkarma e via da capo a rotazione tutto il primo blocco!

Ovviamente nel frattempo ho non meno di 6 schede aperte per girare sul web.
Quando dal lettore spunta qualche sito che mi piace, per prima cosa lo metto negli speciali. Finiti di leggere tutti i feed se ho ancora tempo scorro gli speciali e quelli che m interessano ancora li passo in instapaper. Da instapaper, dopo qualche giorno li aggiungo ai segnalibri e/o in delicious.
Nei segnalibri, infine, ho la cartella “da sistemare” in cui ci sono tutti i link nuovi.

Dopo questa condivisione “estrema” mi sento veramente più a nudo che non si può: corro a coprirmi!

come sempre accadeva

5 aprile 2008

restavo a letto un altro po’, a guardare il rumore dei camion sul soffitto. lui era ancora addormentato, come sempre accadeva.
il sole entrava dalle fessure delle persiane disegnando mosaici di luce nella stanza, io respiravo piano e seguivo i granelli di polvere nel loro percorso faticoso.

poi chiudevo gli occhi, facendo finta di dormire ancora. erano i minuti più belli, quelli. potevo respirare l’odore della nostra stanza e del mattino, della notte e dei nostri corpi. aspettavo che l’incanto svanisse.

“ehi? alzati, che sono le 7″, mi diceva lui dopo un po’, ed io facevo finta di svegliarmi proprio allora. “ciao”, accennavo. tanto, lui lo sapeva che al mattino non ero capace di parlare granchè. poi si alzava per primo, come sempre accadeva. io restavo a letto ancora un altro po’.

il distributorone

25 gennaio 2008

Quegli infernali congegni che rispondono al nome di “Mimmo il distributore di caffè“, “Melina il distributore di merendine Kinder” e “Peppino il distributore di panini e tramezzini“, beh io cho fatto amicizia come amico del cuore e con patto di sangue.

A me mi stravogliono bene, (dopotutto siamo amici del cuore come dicevo), infatti una volta io ho schiaffato dentro Melina 1 euro per prendermi un kinder brioss che come li fa lei non li fa neanche l’amica di Antonella Clerici, ma invece del resto di 40 cents mi ha dato 2 euro e 40. Così io ero felice come una Pasquetta e ho ballato la macumba al binario 3.

Invece Peppino una volta mi doveva dare il tramezzino al tonno, quello triangolo rettangolo base per altezza il prodotto diviso 2, avete presente? Quello, però si era incastrato. Allora io ho detto “Peppino ma vaffanculo va!“ e gli ho dato un calcio negli stinchi di plastica, così lui si è fatto male e ha sganciato il tramezzino e già che c’era pure uno di quegli yoghurt in confezione extra lusso. A me faceva schifo e lho regalato.

Ieri sera invece, lo giuro sul quesito della Susi numero 10254, ieri sera invece Melina mi ha scodellato due Kinder Cereali al posto di uno. Veramente io non li mangio i KC, però il mio amico di stressependolarismo aveva notato che erano 2 nello stesso (ma come si chiama quell’affare che li contiene?)…boh 2 insieme insomma, e così li ho presi con sommo giubilo e anche con sommo diabete. Mimmo non tanto mi caga, invece.

balsamico

20 gennaio 2008

VicksVaporubBalsamico

Il Vicks Vaporub è la più bella invenzione che inizia per V e finisce per B. (toh, V.B. è VeronicaBerlusconi, tu pensa). Sì,  è meraviglioso il Vicks eccetto che un barattolino microscopico costa tipo 1 miliardo al kilo, in compenso uno lo usa 3-4 volte l’anno perciò si può fare.

Quando io ero bimbo, cosa che ogni giorno che passa faccio sempre più fatica ad ammettere, esistevano ancora gli incantesimi di terzo livello e le fattucchiere, nonchè il Vicks. Se facevo la tosse un giorno, mamma mi guardava con occhio-da-radiografia; il secondo giorno con occhio-da-TAC; il terzo giorno con occhio-da-potenzialenecrologio.

Così scattava il rituale del Vaporub: sdraiamento (troppi neologismi in questo post, ora basta!) sul mobile duro accanto alla tv, sapete all’epoca la tv era una e non in camera, frizione sul petto coi bronchicini malaticci, sacro unguento balsamico spalmato come perizia mammesca ed infine i benefici effluvi risanatori.

Questa cosa mi è rimasta nel cervello a distanza di 30 (!) anni, e tra parentesi il blu del vasetto del Vicks è meraviglioso che dovevo scattare la foto per soddisfare un bisogno primario che non avete idea di quanto mi piace quel blu. Anche se quand’ero piccolo era ancora più bello. Sniffiamo insieme e ripetiamo: “Vicks ti adoro!”. Tutti insieme: “Vicks ti adoro!”

(i commenti dal vecchio blog sono qui)

Al rallentatore

5 novembre 2006

La tazzina del caffè trasuda una macchia circolare sul tavolo, sembra l’orbita di un pianeta per cui la lascio stare al suo posto per un po’, affascinato. Mi piace vedere lo zucchero che si rattrappisce nella tazza, e mi piace il rumore che fa il barattolo del caffè quando lo ripongo nello scaffale.

Fa freddo, me ne accorgo perchè al risveglio mi scopro a pezzi, prima le spalle poi il torace poi le gambe, e la pelle mi segnala coi brividi che ora è. Ho l’abitudine di dormire in boxer e t-shirt, il pigiama non lo uso spesso, perchè se nel sonno mi giro mi si incastra dappertutto ma in particolare dapperpropriolì…

Una cosa bella del vivere da solo è che le cose restano al posto in cui le ho lasciate. E’ come vivere in una scenografia teatrale, come in un quadro nel quale io sono l’unico che si muove. Le pieghe sul divano, quella foglia caduta che ho scordato di raccogliere, l’ammasso di riviste sullo scaffale, i fili del pc, la tenda scostata, tutto è immobile ed in attesa. A parte le lancette dell’orologio, a parte gli insetti e a parte le foglie che seguono il sole, casa mia “sta”.

Sono uscito a fare una passeggiata nel freddo, poco fa, mi piace udire i miei passi sulla strada ancora inviolata dalle auto, ed è bello percepire il passaggio del sabato sera che è appena trascorso, come se la sua ombra fosse rimasta ancora impressa sull’asfalto. Non sono mai solo, altre persone amano questa quiete e questo momento, questo sole sghembo, l’odore dei bar e del risveglio, questa solitudine che non pesa.

Sempre due volte

26 luglio 2006

Mai vista una sequenza di ridicolaggine più spinta di quella di cui sono stato protagonista stamattina. Riepiloghiamo: sveglio da 10 minuti mi preparo il caffè, poi accendo il pc e dò il via alla giornata. Sovrappensiero, decido di andare a farmi la barba, e col rumore dell’acqua che scorre non sento la moka che si agita. Per fortuna mi si accende una lampadina e corro ai fornelli, spargendo schiuma da barba sul mio cammino.

La moka era ancora in vita ma il caffè da buttare, corrosivo come il veleno. Sospiro, e ne preparo una nuova macchinetta. Al pc il campo stellare (non ho molte stelle). La schiuma da barba si è mezza sciolta, così prendo uno straccio e pulisco i miei danni su tenda e pavimento, ma mi bussano al citofono: devo firmare qualcosa. Con mezza faccia con la barba e mezza senza, non ho comunque scelta, mi risciacquo in fretta e mi espongo alla vista della postina, la quale sta ridendo ancora adesso per le strade di Parma.

Imbarazzato risalgo i miei 3 piani, ma sulle scale mi sovviene che ho ancora scordato la moka accesa! Mi accorgo che la macchinetta chiede pietà, e siccome non voglio che ci sia il 3 dopo il 2, questa volta resto come un mastino ai fornelli finchè non sono certo di avere la mia meritata tazzina. Finalmente un po’ di relax, via il salvaschermo e mi godo il caffè al pc. Sento di aver scordato qualcosa, ma ho la testa tra le nuvole stamattina.

Dopo un paio d’ore passate a smanettare decido di andare a buttare i rifiuti, così prendo il contenitore della carta, quello dell’organico ecc e mi avvio tranquillo, però sembra che i due passanti sotto casa mi osservino curiosi. Cos’ho che non va? Boh… infastidito, mi gratto la guancia appena rasata… LA GUANCIA —> 1 sola!

nooooooooooooo

In fila

20 luglio 2006

In fila ci sono 11 persone. Davanti a me, un uomo con le ascelle sudate. Dopo di me, una vecchietta con i capelli viola. Fa caldo, sbadiglio. La ragazza davanti a tutti va a pagare il suo bollettino, ha i capelli corti e scarpe bianche coi tacchi alti. Avanziamo di un passo, il tipo due posti più avanti le guarda il culo. Tocca alle due amiche dai tratti latinoamericani, hanno lo stesso fermaglio nei capelli, il bimbo della più alta dorme in carrozzino, sfinito dal caldo.

Chiamano il numero 84. Si avvia la signora in sovrappeso. Ha un polpaccio gonfio e una gonna a fiori. Facciamo un passo in avanti, il ragazzo avanti a me non toglie gli occhi dal culo della numero 82. Abbozzo un sorriso, l’uomo sudato lo intercetta e me lo restituisce. Un anziano magro con un pantalone beige mostra il suo 85 all’impiegata, e l’ammirata signorina va via. Sembra che ora il maschione le guardi le unghie dei piedi smaltate di rosso.

La vecchietta coi capelli viola tossisce, poi si siede ai bordi della fila. Tira dalla borsetta in pelle i fazzolettini di carta, si asciuga il sudore. Non ci ho fatto caso, siamo all’87, un ragazzo coi piedi piatti e un vecchio jeans nero si separa da molte banconote colorate. Trionfante, l’impiegata le conta. Il maschione è al telefono, ha una voce piacevole, ma un tono troppo alto. Almeno 30 persone sono costrette a sapere che è il compleanno di un certo Matteo.

Un donna con un cerotto al gomito e la studentessa dall’aria afflitta si avviano in contemporanea. Una donna con un neo sulla fronte chiede alla vecchietta coi capelli viola se a questo sportello si inviino anche i telegrammi. C’è il 90, un anonimo uomo di mezza età. E quasi il turno del maschio italico, ha una cartellina con dei documenti, ne avrà per molto immagino. Preoccupato, il sudatissimo signore che mi precede, gli chiede se deve fare molte operazioni, il tipo si volta e sorridendo lo tranquillizza. Visto di profilo era più carino, ma arriva comunque al 6 e 1/2, di questi tempi anzi 7–.

Si apre un terzo sportello, che fortuna. E’ subito il mio turno, il 93 lo chiama la mia impiegata preferita, quella velocissima. 91 euro di gas, posso andar via. 18 persone sono ancora in fila, non ho resistito e le ho contate.

Bad Behavior has blocked 96 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok