Posts Tagged ‘adamo’

A volte ti manca un pezzo

9 agosto 2008

puzzleA volte ti manca un pezzo. Non sai cos’è, oppure lo sai ma non sei disposto ad ammetterlo.

Non che non si possa vivere anche senza un pezzo, però il quadro generale non è lo stesso.

Tu magari osservi un quadro e non ci badi, che c’è quel tocco di giallo o quella punta di verde o quella sfumatura arancione. Però se non ci fossero il quadro ti parrebbe ben diverso.

Così a volte ti manca un pezzo. Puoi ridere ugualmente, certo. Poi però capita il momento in cui ti chiedi se il pezzo che ti manca è nascosto in fondo ad un cassetto o se l’hai perso per non trovarlo più, così ci pensi, fai un bel respiro e ti tieni ben stretti i pezzi che ti rimangono.

A casa di Adamo

25 giugno 2008

Morbide amiche, possenti amici: siate i benvenuti al nuovo appuntamento con la rubrica più glamour del web: A casa di Adamo. In questa tanto attesa puntata mostreremo ai nostri virtuosi lettori uno scorcio di design e di grazia che tanto fu copiato ed ammirato in ogni angolo del mondo.

AcasadiAdamo Si noti, prego, il voluto effetto “foto da cell” in questo prezioso adattamento fotografico.

Piante d’appartamento di baldanzosa salute avviluppano di clorofilla pregiati legni mai toccati dalla polvere della vile temporalità umana.

Raffinati volumi nei toni del verde e del lapislazzuli custodiscono saperi ormai da tempo dimenticati, accostati a raccoglitori realizzati in plastiche ultramoderne.

Due pesi sono adagiati in un perenne status quo nel ripiano superiore dell’avvincente scaffalatura, che tanti designer svedesi ispirò. Si narra che questi pesi avessero scolpito, in passato, muscoli e membra maschili protagoniste di torbidi abbracci.

Leggiadre lettrici, nerboruti lettori: hanno mai visto i vostri occhi un angolo di grazia e squisita praticità sì come questo che oggi la nostra umile rubrica osa mostrarvi?

Ehm.

23 giugno 2008

Qui ci andrebbe il post di “benvenuti nel mio vecchio blog”, che però io non ho tanta fantasia per scrivere così bellino come merita, perciò lo scrivo una mezza schifezza. Non avete altra scelta che accontentarvi.

Io spero solo che questi maledetti amati feed funzionino a dovere, che già sto importando UNO AD UNO i post e finirò nel 2012 (non posso farlo in automatico ma non mi chiedete perché, giuro che io stesso ho ingoiato a fatica questo rospo) e che questa fase di assestamento durerà meno del terremoto in Irpinia.

Tra l’altro, ve lo dico, non so neanche mettere un contatore per cui fatemi il favore, quando passate, di gridare ad alta voce il numerino che avete preso dal salumiere o alle poste, così almeno mi sento meglio.

E poi vabbè niente. Qui fa caldo e mi si attaccano i polsi al portatile, il che è disagevole e non mi ispira grandi iperboli come mio solito. Come inizio direi che fa abbastanza cacare.

Download completato

19 giugno 2008

Che poi a vederlo dormire potevo restarci anche tutto il giorno.
A lui piacevano i download. Stava lì a guardare la barra salire al 15%… 16%… e intanto fumava, per stordirsi, la testa inclinata e gli occhi acquosi. 21%… 22%. La ragazza al telefono. Ci litigava sempre. Io restavo lì in attesa perché sapevo che poi si sarebbe sfogato con me e mi avrebbe detto che ero il suo migliore amico e che mi voleva bene. 34%… 35%.

Quando spegnevamo le luci parlava sempre lui per primo. Aveva cose da dire. Aveva cose da dire solo a me. La mia forza era essere presente per lui quando ne aveva bisogno. Ero colui che ascoltava le parole che precedono le lacrime, quelle che dici non a chi ami, ma a chi sai che t’ama.

L’alba, poi il giorno, poi la sera. 64%… 65%, tanto fumo, tanto caos, tante parole. Ascoltavo, ascoltavo. Condivideva il sua passato atroce con me. 89%…90%, ogni sera un pezzetto, fino al più doloroso e tragico. Io ero lì per lui, io…ero lì per lui.

Un giorno, per strada, io andavo al lavoro di qua, lui di là. Mi fermò  all’improvviso e mi disse che per la prima volta dopo tanti anni era contento che fosse arrivata l’estate. “è merito tuo, ti voglio bene. Ricordati che anche fra 100 anni io ti voglio bene”. Mi ritenni felice. Non lo rividi mai più. 99%…100%: download completato, si prosegue. (755)

eva dov’è?

26 maggio 2008

io classifico le persone in 2 gruppi:

  • quelle che quando mi conoscono dicono “ed Eva dov’è?” o una battuta simile;
  • quelle che non fanno battute sceme quando sanno come mi chiamo.

Non c’è verso di farmi piacere le persone del primo gruppo, mi spiace.

all’ombra

17 marzo 2008

Quando vedo le macchie di sole sul pavimento mi vien voglia di sdraiarmi a terra, come facevo da bambino, immerso nella luce. Ricordo che mi mettevo a leggere oppure fantasticavo, finchè il sole non si spostava e le guance mi diventavano calde.

Ora che sono adulto leggo sempre tanto, mi piace lo stesso fantasticare, ma se mi sdraio al sole c’è sempre una parte di me che resta, almeno per un po’, all’ombra.

il natale è rosso

22 dicembre 2007

Arancione A Natale sono tutti di colore rosso
ma la cosa più rossa che ho in casa in realtà è arancione.
(<– vedi foto a lato)

Beh, a chi ci tiene tanto ma proprio tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene: Buon Natale!

a tutti gli altri: Buon Natale anche perchè non so che altro scrivere e poi non mi voglio scervellare.

Ora prendo il mio bel trenino e vado direttamente nel passato remoto, un luogo fatto di mozzarelle, pizze, baccalà e nipoti urlanti. Un luogo in cui la mamma è regina, alle 21 c’è il coprifuoco e alle 7 suona il gong. Dove sei figlio che torna.

In questo posto la mia lingua è il dialetto, la mia giornata è nondamegestita, e l’affetto mi circonda sotto forma di sì e di “sì?”. Torno in una bolla. Una sanguigna bolla rossa di Natale, con la foto di 4passi alla parete, i gerani nei balconi, la biancheria che profuma. Il calore del forno, il suono della tv, i passi della nonna, la presenza di papà. E poi, e poi…

Vado, poi torno.

552

29 novembre 2007

Ricordo numero 1 - novembre 2002 - 5 anni fa

A me lui piaceva. Aveva una voce splendida, riconoscevo il suo profumo anche dall’altro ufficio, e poi aveva delle cravatte bellissime. Ma mi piaceva lui, non le sue cravatte. Ma erano bellissime. Nella pochezza della mia vita d’allora imparai a riconoscere il suono dei suoi passi, ed il modo in cui scartocciava le cialde del caffè. Lo detestavo per il potere che aveva su di me. Ma mi piaceva.

Ricordo numero 2 - novembre 1997 - 5 anni prima

Avevo un numero da chiamare. Non sapevo come e perchè ma non sapevo niente. Era come quando si inceppa il dvd, l’immagine si blocca e poi dopo 10 secondi avanza a velocità doppia. Le parole non si sovrappongono al labiale e i gesti sembrano scoordinati e buffi. Ma almeno non ero più in standby.

Ricordo numero 3 - novembre 1995 - 2 anni prima

Si può amare tanto un cagnolino al punto tale da pensare che lui lo sappia? Perchè se tutto ciò che ti pare di avere è il momento in cui sei da solo in casa con lui, e ti confidi, allora anche questa domanda ha un senso, o niente ha senso.

Ricordo numero 4 - novembre 1990 - 5 anni prima

Il mio migliore amico era molto popolare. Di quelli che quando vanno ad una festa tutti lo salutano. Di quelli che tu sei solo uno accanto a lui. Di quelli che gli stringono la mano e ti lasciano con la mano tesa, ignorandoti.

Ricordo numero 5 - novembre 1985 - 5 anni prima

Per la prima volta, un voto sotto il 6. Nessuno a cui dirlo. A che serve lamentarsi quando la gente ti muore accanto? Ed amici con cui mi trovavo male. Ma lamentarmi, no e poi con chi. E poi se lo fai, ti dicono che non devi. Ma perchè la gente ti dice sempre cosa devi e non devi provare?

Ricordo numero 6 - novembre 1983 - 2 anni prima

C’è un bimbo che dorme e tre bimbi che giocano in silenzio. C’è un’aria di festa ed una atmosfera serena. Ci sono i sorrisi e c’è l’attesa di papà che torna a casa, della torta che cucina mamma, dei cartoni animati alla tv, e del bimbo che tanto poi si sveglia. E le bolle di sapone che se hai fortuna, restano in aria per sempre, colorate.

Ricordo numero 7 - novembre 1978 - 5 anni prima

La sedia che costruì mamma, e le lenzuola pulite. Le foto con mia cugina e le tazzine trasparenti. I calzettoni, e la tv nuova. La tv nuova con il pulsante grosso.

Ricordo numero 8 - novembre 1973 - 5 anni prima

Quando tutto inizia forse tutto ha già una sua fine.

Oggi 5-5-2 (il numero del post)

non recare falsa testimonianza

18 novembre 2007

A dire il vero, non sopporto di sedermi spalle alla sala. Ristorante, pub o bettola, io mi devo sedere spalle al muro, perchè altrimenti è uno strazio come se avessi le puntine nelle scarpe. Perchè quando sei al riparo del tuo bel muretto ti puoi osservare tutta la scena in santa pace, e poi non c’è la gente che passa e ti urta, che poi devi pure dire “prego, non importa“.

Quando sei giusto in mezzo ai maroni devi schiacciarti al tavolo ogni volta che il cameriere sfreccia con le pizze, e non ti puoi sbracare che ti vedono tutti. La cosa più odiosa poi è che chi entra, non lo vedi, perciò se entra qualcuno che non volevi vedere (e questo accade SEMPRE), hai solo pochi secondi per inventarti una scusa quando quel qualcuno, che è sempre invadente diciamolo, viene da te e ti chiede:

“oooooh ma che sorpresa!” (e tu pensi: “che rottura di coglioni” ma dici “oooooh ciao che sorpresa!”);
come stai? ti trovo un po’ ingrassato” (e tu pensi: “stronzo sono dimagrito 4 chili” ma dici “tu sei in forma, vedo!”);
sei ancora senza lavoro?” (e tu pensi: “saranno cazzi miei” ma dici “per il momento sì…”);
“e stai ancora insieme a...” (e tu pensi: ” ma che è la Santa Inquisizione?” ma dici “no sono single” ed osi ” e tu?”)

Ed è quel “e tu?” il tuo errore fatale, perchè lui, più veloce di Milly Carlucci, scorreggia una serie di stronzate del tipo:
“ah io, beh sono appena tornato da NewYork, sono così staaaanco guarda…e poi l’albergo faceva schifo non ti dico…comunque ho un ragazzo da 6 mesi, siamo proprio felici insieme sai…qualche volta vieni a trovarci dai, abbiamo comprato casa in centro…comunque ti lascio in pace sai ma mi ha fatto molto piacere rivederti Amedeo”  (e tu pensi: “io mi chiamo Adamo e tu sei un demente” ma dici “volentieri, ha fatto molto piacere anche a me”).

Tra parentesi la tua pizza si è raffreddata, e al tuo tavolo c’è sempre qualcuno privo di senso dell’umorismo che ti dice “Amedeo?”.

A casa di Adamo

14 novembre 2007

Leggiadre lettrici, possenti lettori: è con vivace letizia che vi introduco al quinto appuntamento con l’amata rubrica

A casa di Adamo (vedasi tag “casa” per le puntate precedenti)

BagnoEsploriamo insieme il nitido anfratto della toilette, un privato luogo di riservatezza ed intimo benessere, scavato nella nuda roccia da sapienti mani, che si narra fossero di nerboruti artigiani avvezzi a lavori di cesello.

Vetri che riflettono muscoli ed anima illuminano la stanza, spandendo fotoni di pura luce e di splendida armonia.  Profumati legni circondano stille luminose come languide palpebre .

Adagiati blandamente a pratici ripiani, morbidi asciugamani accolgono il corpo ritemprato da getti di acqua purissima, toccato da raffinati saponi, sfiorato da maschi effluvi.

In puro e nobile tessuto di uno smagliante giallo,  l’accappatoio è pronto ad avvolgere il corpo in una abbraccio senza fine, mentre marmi esotici tappezzano il vano doccia di sapiente praticità.

Ed infine l’azzurra tendina, dietro cui si nasconde il mistero e la sensualità, la potenza e la fragilità di un corpo che, nascondendosi alla Vostra vista sembra dire: “scopritemi”.

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