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il post in cui svelo nuovamente il finale di Lost

5 marzo 2010

Riepiloghiamo: Lost è quella serie televisiva in cui un bimbo uccide gli uccelli con la forza del pensiero, i fari abusivi sono costruiti più velocemente del villaggio Coppola, Phobos e Deimos si sfracellano sulla testa di Tricia Tanaka e mentre certe persone risorgono dalla morte altre muoiono per un po’ di sangue dal naso. In questa pacifica isoletta, a suo tempo abitata da Cheope Chefren e Micerino,  l’arcangelo Gabriele litiga con il suo grande amico del cuore Lucifero mentre sta passando la zattera di Medusa e così Lucifero anziché godersi la tintarella decide di vendicarsi, ma con calma, dopo solo 200 anni impossessandosi del corpo di un ex spacciatore di marjuana scelto per le sue doti da Rambo 3, coltivate nei metallici open space di tutta Tallahasse.

Questa serie televisiva è molto omogenea. Per esempio nella prima stagione siamo tutti rimasti coinvolti nell’apprendere di nuovi rimedi per l’asma, abbiamo cantato a squarciagola successi da HitParade dei DriveShaft, abbiamo capito che ci sono pazzoidi francesi che vivono da sole 16 anni e per passare il tempo non è che vadano in giro a scoprire almeno 1 delle 500 basi Dharma sparse per l’isola. Tutte cose veramente necessarie. Chiunque avrebbe capito da questi indizi che Gesù di Nazareth e Davide e Golia affittano la stazione Cigno in multiproprietà.

Nella seconda serie però le cose cambiano, perché adesso è il momento di concentrarsi sulle cose che veramente contano, come non so, restare 107 minuti seduti al computer in attesa che arrivi il minuto 108 per digitare una serie di numeri? oppure, non so, seguire le vicende di Miami Vice e di un ex assassino con i versetti della bibbia scritti sul bastone di Mosè? Ah no, questa serie, la seconda, è veramente veramente importante, perché è qui che assistiamo alla love story tra il dentista e la consulente moribonda. Che però non muore, perché muore solo chi ha il contratto in scadenza. Sempre però per i poteri dell’isola. Dimenticavo Waaaaaaalt.

Nella terza serie, ambientata nello zoo di Napoli, il personaggio principale è il personaggio principale della serie. Di quella serie che finisce però quando si scopre che il personaggio principale non serve a niente. Se non avete capito di cosa sto parlando è perché non avete ancora scoperto l’intima relazione tra l’orologio di Jin e la mossa Commado di Sayid, tra i raggi laser supersegreti il cui codice di disattivazione è custodito da un uomo senza un occhio ma con 3 vite, che conosce come comunicare con Orione ma poi gioca agli scacchi sul commodore64. Bella serie. Specialmente il triangolo amoroso, il sestuplo gioco di Juliet, la mela del direttore delle Ali della Libertà e il camioncino pieno di birre non sfiatate. Oh Clementine.

La quarta serie, molto conseguentemente, è ambientata nel castello di Harry Potter e sul trenino di Jurassic Park. Tutte le persone con superpoteri, chessò per esempio predire il futuro, sono quelli che servono a niente. Ricordiamo qui che i madrelingua coreani possono parlare inglese fluente in soli 100 giorni. The others are on the table. Adoro questa serie televisiva. E’ la cosa più realistica dai tempi di Uccelli di Rovo. Non che le serie tv debbano essere per forza realistiche, basti pensare che mi piacciono anche i gialli, come House, oppure le serie per femminucce, come Grey’s Anatomy.

Ma torniamo alla quinta serie. Dicevamo che noi ora viviamo nel 2010 però attenzione: nostro cugino potrebbe essere qui già dal 2024 e quando ci dice “vieni al compleanno della zia?” intende “nel 1993 facesti cadere un bicchiere causando la rottura dei rapporti diplomatici tra Madagascar e Lituania sicché ora devo pregare la Vergine Maria che invii sulla terra uno a scelta tra San Rocco, il profeta Isaia e Harrison Ford così che quando morirai per la quarta volta nel 2021 potrai finalmente reincarnarti in ciò che tu adesso sei, sfigato cugino del 2010″.

Chiarita la quinta serie eccoci alla sesta, che poi sarebbe l’ultima! Ma sorpresa delle sorprese, non è l’ultima. La settima serie in realtà è la prima serie di Alias. L’ottava serie è la quinta serie di 24 e la nona serie è la seconda serie dei Visitors. Infatti Juliet non è morta ma alle prese con le lucertole.

Vi devo svelare il finale, giusto. All’ultima puntata Bernard si mette al pianoforte custodito nel cottage privato di Jakob mai finora scoperto da nessuno e Rose intona un gospel innalzando inni di gioia al Signore Iddio Misericordioso. Tutte le statuine della Madonna risorgono dalle acque del mare e formano i componenti di uno scudo di bontà che si va a piazzare sul torace di Santo Gesù Shepard, il quale, morta Kate in sacrificio estremo per il suo amore, respingerà i vani attacchi degli All Blacks capitanati da ciò che un tempo fu Locke. E come quando Goldrake per 18 minuti è quasi morto e Vega ride per la sua vittoria fino a che poi al minuto 19 il bene trionfa con quell’arma che, idiota, potevi anche usare per prima, così SuperJack lancerà all’ultima puntata il tatuaggio fotonico distruggendo il male per l’eternità dei secoli.

Ma dal profondo degli abissi, lì, tra l’alluce di una statua gigantesca e un’altalena dove giace una paleontologa dai capelli rossi qualcosa si muove. Le alghe si spostano, i pesci scappano, la sabbia vola via e due corpi dagli occhi come diamanti si rivolgono alla telecamera. Nikkie e Paulo redivivi ci guardano minacciosi.  Il cerchio si chiude. Intendo, il cerchio alla testa.

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