Posts Tagged ‘amicizia’

come sempre accadeva

5 aprile 2008

restavo a letto un altro po’, a guardare il rumore dei camion sul soffitto. lui era ancora addormentato, come sempre accadeva.
il sole entrava dalle fessure delle persiane disegnando mosaici di luce nella stanza, io respiravo piano e seguivo i granelli di polvere nel loro percorso faticoso.

poi chiudevo gli occhi, facendo finta di dormire ancora. erano i minuti più belli, quelli. potevo respirare l’odore della nostra stanza e del mattino, della notte e dei nostri corpi. aspettavo che l’incanto svanisse.

“ehi? alzati, che sono le 7″, mi diceva lui dopo un po’, ed io facevo finta di svegliarmi proprio allora. “ciao”, accennavo. tanto, lui lo sapeva che al mattino non ero capace di parlare granchè. poi si alzava per primo, come sempre accadeva. io restavo a letto ancora un altro po’.

un tuffo

15 marzo 2008

Giungemmo infine in prossimità del precipizio. L’acqua del mare copriva gli scogli più minacciosi, le onde trascinavano piccoli brandelli di alghe in cambio di granelli di granito. Il sole era basso e debole, si alzò il vento.

Se volessi, mi potrei tuffare“, mi disse. Io non risposi, com’era mia abitudine. Sapevo che avrebbe aggiunto qualcosa, lo conoscevo bene.
Tuffiamoci, tutti e due. Saranno solo 20-25 metri. E da quella parte non ci sono scogli“. Aveva gli occhi acquosi ed era di cattivo umore. Quando era di cattivo umore se ne usciva sempre con queste sparate.
Torniamo a casa, dai.” Era una risposta debole, lo sapevo, ma era anche l’unica che avevo a portata di mano. “Torniamo che ho fame. Ci facciamo la pizza stasera?” Gli piaceva la pizza coi broccoli.
” , valutò lui dopo qualche momento, “tanto dicevo per scherzare“.

Mangiammo la pizza, guardammo la tv. Quella sera fumò più del solito. Aveva la testa reclinata e si era scordato ancora di prendere le ciabatte. Lavai io i piatti. Era bello parlare stando in due stanze lontane. Io dovevo urlare per coprire l’acqua del rubinetto, lui era lì, io lo sapevo, era lì immobile, a fumare. “Mi volevo tuffare veramente, però“.

Sì, lo so“. Chiusi il rubinetto e mi asciugai le mani. “Lo so che ti volevi tuffare veramente“.

Finisce così

4 maggio 2007

L’aria è pesante di odori. Ho il braccio intorpidito, mi sveglio in un letto diviso a metà. Oggi si comincia, oggi tutto finisce. Sul soffitto, le stesse crepe, le stesse ombre, le tapparelle mosse dal passaggio dei camion del latte. Lui respira calmo, ieri sera ha pianto di ricordi, l’ho accarezzato e non ha tolto la mia mano dal volto.
E’ qui accanto a me, cosa provo per lui? L’amo, forse. Perchè non so dire che l’amo, neanche in un ricordo? E’ qui accanto a me e non si sposta. Mi avvicino e lui non si sposta.

Non dovrei, non potrei, ma lo faccio o non è vita. Lo tocco. Lui dorme e la sera prima non è andata ancora via. Ha lasciato che dormissi sul suo petto, questo vale qualcosa. Perchè se non vale niente, che vita è. E lo tocco perchè voglio dirgli cosa provo, perchè ho bisogno di farlo.

Le 5:57, lampeggiano le ombre proiettate sul soffitto. Odio quest’orologio. Si sveglia, se ne accorge, si alza, se ne va. La giornata inizia finendo. Vomita in bagno, non parliamo. Non ci parliamo. Ho mal di pancia, e sto per svenire. Lui si stordisce, si fa una canna, poi un’altra, poi un’altra. Va in bagno e sanguina da morirci.

sei un fratello per me, capisci? un fratello” mi piange. “un fratello, ti voglio bene che non lo sai quanto ti voglio bene” e sanguina.

Io sto in silenzio, come sempre. Chiudo le finestre, chiudo le porte, chiudo i cancelli.  Stanno per iniziare 2 lunghi anni nel dolore. Ogni tanto arriva questo capodanno, lo conosco già e lo faccio accomodare. So che andrà via. Prego, entra pure, e sanguino pure io.

L’aria è pesante di sangue. Andiamo al lavoro e non ci diciamo ciao perchè non vogliamo dirci addio. E’ il nostro primo giorno di lavoro, il primo, e lo passiamo cacando sangue nel gabinetto, tant’è il dolore. E poi non ci rivediamo più. Finisce così.

Finisce che il tempo lentamente passa, la vita scorre e non ti chiedi più perchè. Quando arriva il ricordo, gli fai spazio, e lo fai accomodare. Tanto sai che andrà via.

incontri casuali

17 febbraio 2007

Io e la mia amica V. abbiamo trascorso tanto tempo insieme, molti anni fa. Mi ritrovai per caso a lavorare nel pub dove lavorava anche lei, e scoprii che abitava nel mio stesso condominio, 2 piani più in basso. Riservata com’era, non c’eravamo mai incrociati per le scale, neanche sapevo che vivesse lì.

Diventammo molto amici. Di notte, quando smontavamo, mangiavamo una pizza in casa sua, alle 4, chiacchierando per rilassarci dalla fatica. Io le raccontavo delle mie all’epoca avventurosissime vicissitudini amorose, lei mi parlava del suo ragazzo un po’ manesco dal quale non riusciva a staccarsi.

Di giorno poi prendevamo il caffè insieme, o mangiavamo una fetta di dolce, e ci trovavamo bene…insieme andavamo a seguire le mostre di pittura o in giro per negozi, eravamo amici. Poi ci licenziammo entrambi, io trovai lavoro in videoteca, lei invece in un mobilificio. Si trasferì ed andò ad abitare lontano da Parma. I primi tempi ci sentivamo per telefono, ma poi inesorabilmente i rapporti si diradarono. Mi trasferii a Milano, più volte cercai di mettermi in contatto con V. ma invano, avevo un numero ormai diventato inesistente.

Sono passati 7 anni. Qualche giorno fa, nello spacco tra due ore di lezione, sono andato al parco a fare una passeggiata, ma c’era la polizia. Si erano verificati problemi nel parco, e la polizia aveva messo i lucchetti ai cancelli, per cui ho dovuto cambiare strada, passeggiando in una via che non avevo mai percorso finora. E proprio lì incontro V. di passaggio, anche lei “deviata” dal caso.

Abbiamo parlato un po’, ma come 2 adulti, non più come i 2 ragazzi che eravamo. Ci siamo salutati con una piacevole malinconia, con il sorriso sulle labbra. Un saluto col sorriso perchè eravamo contenti d’esserci rivisti, ma malinconico, perchè assomigliava tanto ad un addio.

due amiche

3 agosto 2006

Dopo il temporale, ho aperto le imposte e mi sono goduto l’aria carica di energia 5 minuti alla finestra. 3 piani più in basso, due amiche si incontrano.
<<ciao! come sei bella oggi! ti sta bene questa gonna verde!>>
“grazie bella! è il primo complimento che ricevo oggi!
<<ma dai non ci posso credere… stai tornando a casa?>>
“sì, metto in ordine poi torno al lavoro”
<<e quando vai in ferie?>>
“adesso c’è molto lavoro, lo sai, penso a fine mese e tu dove sei stata che sei così abbronzata?”
<<no io sono stata 2 settimane in Corsica…bello poi ti racconto con calma!>>
“sì dai sono curiosa ora scappo che tra mezz’ora ho un cliente”

Torno in casa sorridendo. Chissà perchè pensavo che le prostitute non dovessero avere altre amiche al di fuori di prostitute. Invece quella che “esercita” nella mia strada ne ha una, e sembra che le sia anche affezionata. La naturalezza con cui l’amica le ha chiesto delle “ferie” mi ha colpito. Ci vuole un’apertura mentale notevole, che non penso sia dote di tanti. Nella consueta ipocrisia, tutti direbbero “sì sì io non giudico io sarei amico di una prostituta bla bla”, ma nella pratica stento a crederlo.

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