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Tre rintocchi

27 aprile 2008

La campana di notte è più solenne. Tre rintocchi, quando l’aria ti solleva i peli sul braccio e ti vengono quei brividi belli, quelli che sei solo tu e il vento. La fontana è stupida, la stessa acqua che scende poi sale poi scende poi sale: nessuno la beve nessuno la usa e dopo un po’ nessuno la guarda, ma tutti l’ascoltano e per un secondo si illudono di stare al mare, quando le onde accompagnano quelle passeggiate col cuore che ti batte e ancora non ti fa male.

A parte il buio la strada è come di giorno, vuota. Ma puoi assistere ai segreti della gente, ai loro sbadigli, alle luci dietro ai vetri che si spengono e poi si accendono. Auto che attendono portoni che si aprono, vecchi ubriachi che svoltano barcollando sulle loro biciclette sgangherate. Tu pensi che nessuno ti osservi ma c’è sempre qualcuno che osserva la stessa aria immota che stai a guardare tu. Gente che dorme e gente che fa l’amore, gente che è sola e gente che è sola, molto sola.

Il peggio è quando comincia a spuntare l’alba. Perché è proprio allora che ti vien sonno, ma ormai i pensieri sono andati avanti ed il letto è già sfatto. Non c’è libro che tenga, non c’è film, non puoi chiamare nessuno a quell’ora infame, uscire non puoi e neanche ti viene in mente di farti una sega. Hai sconfitto te stesso e da te stesso sei stato sconfitto, imbecille, ed ora chiudi gli occhi e dormi, se puoi: domani farà schifo, ma se sei fortunato non te ne accorgerai nemmeno.

Nell’aria

25 marzo 2008

Se ne andò sul tetto, più in cielo che poteva.
Nessuno l’avrebbe visto chiudere gli occhi e parlare col sole. Le tegole erano ruvide al tatto, i suoni della strada molto più in basso.
Dormì, sognando. Poi, gocce di pioggia.

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