il post in cui poi sciogli il nastro, poi sciogli il nastro
9 Novembre 2008Me ne andai alle 10, come al solito. Non potevo perdere l’ultimo treno, e poi era già buio. Sarei rimasto, ma non potevo perdere l’ultimo treno, e poi era già buio. Strinsi i pugni nei guanti di lana, mi allontanai e dopo un po’ non sentii più le voci. I fari delle auto mi accecavano, e le pozzanghere poi.
Sulla giostra c’era un bambino, aveva scelto il cavallo dorato. Un uomo sedeva sulla panchina, la solita vecchia dietro ad un vetro scorrevole premeva il pulsante. Luci gialle e rosse, luci gialle. Mai stato sul cavallo dorato, mai scelto il cavallo dorato.
Il biglietto già ce l’avevo. Dovevo solo andare al bar e comprare la mia merendina. Ogni volta facevo finta di sceglierla, ma in realtà già sapevo che avrei comprato sempre la stessa. 1000 lire. Volevo che la cassiera pensasse che passavo lì per caso, non so, ogni volta facevo finta di sceglierla, ma in realtà già sapevo che avrei comprato sempre la stessa. Pagai, uscii. Tris di 8, una Q e un J: l’uomo spense la sigaretta.
L’attesa, come al solito. L’attesa è il momento in cui confezioni il tuo futuro scegliendo in che pacchetto inserire il presente che è appena passato. Poi domani sciogli il nastro e ti accorgi di che colore è. L’attesa coi pugni chiusi nei guanti di lana, un bimbo sul cavallo dorato, un tris di 8. Il treno arriva e poi torni a casa, il posto più confortevole in cui soffrire. Poi domani sciogli il nastro e ti accorgi che c’è dentro.
Pulsiamo. A volte, ci espandiamo verso la vita; altre volte ci abbandoniamo ad essa, ma spesso, spesso diventiamo piccoli piccoli, per non disperdere il calore.
C’è un letto con un uomo sopra. L’uomo è in silenzio ed è solo. Gli occhi scrutano gli angoli, cercando il pensiero giusto, se c’è e se c’è qual è. Il pomeriggio trascorre, nell’immobilità di suoni e di pensieri. Forse gli farebbe meno male se suonasse il telefono, ma lui non lascia che la gente gli si avvicini e perciò ora che si lamenta a fare.
Sabato sera
C’è chi ama confondersi tra la gente, a metà treno, chi invece sceglie di starsene per conto suo in testa al binario. Io sono tra questi, solitamente mi incammino fin dove non ci sono che due o tre viaggiatori, se trovo da sedermi sfoglio una rivista, altrimenti resto in silenzio e aspetto che l’altoparlante annunci il ritardo.