Posts Tagged ‘casa’

A casa di Adamo

25 giugno 2008

Morbide amiche, possenti amici: siate i benvenuti al nuovo appuntamento con la rubrica più glamour del web: A casa di Adamo. In questa tanto attesa puntata mostreremo ai nostri virtuosi lettori uno scorcio di design e di grazia che tanto fu copiato ed ammirato in ogni angolo del mondo.

AcasadiAdamo Si noti, prego, il voluto effetto “foto da cell” in questo prezioso adattamento fotografico.

Piante d’appartamento di baldanzosa salute avviluppano di clorofilla pregiati legni mai toccati dalla polvere della vile temporalità umana.

Raffinati volumi nei toni del verde e del lapislazzuli custodiscono saperi ormai da tempo dimenticati, accostati a raccoglitori realizzati in plastiche ultramoderne.

Due pesi sono adagiati in un perenne status quo nel ripiano superiore dell’avvincente scaffalatura, che tanti designer svedesi ispirò. Si narra che questi pesi avessero scolpito, in passato, muscoli e membra maschili protagoniste di torbidi abbracci.

Leggiadre lettrici, nerboruti lettori: hanno mai visto i vostri occhi un angolo di grazia e squisita praticità sì come questo che oggi la nostra umile rubrica osa mostrarvi?

Feltrinelli

13 febbraio 2008

Feltrin-elliChe c’azzeccano i libri?, sto parlando dei feltrini che si mettono sotto le sedie, quelli. Quellì lì, quelli belli quadrati che si vendono nei supermercati negli scaffali più anonimi, sfigati e deprimenti mai visti, accanto ai cavatappi, agli schiaccianoci, all’acqua per il ferro da stiro e alla confezione di 1000 elastici blu.

Anzi ora scatto una foto e la appioppo qui a lato, poi vinco il primo premio “scatti infeltriti” dell’associazione Flickròmani assatanati con disturbi di personalità. Ebbene vengo al punto del post e cioè questi feltrini pratici e meravigliosi sono così silenziosi che rimpiango i tempi in cui potevo strusciare la sedia fino a farmi sentire a Reggio Emilia*.

A dire il vero abitare al terzo piano di tre è comodo perchè non hai i rompimaroni vicini del piano di sopra che camminano coi tacchi a mezzanotte, che i figli giocano a bowling sopra il tuo letto oppure che il 20enne ribelle scopa le sue bondgirls sul letto della nonna con le molle che risalgono al ‘43. Anche se a volte fa compagnia sentire i rumori dei vicini, dico.

Ma torniamo ai feltrini e qui lancio il sondaggio che finalmente, non se ne poteva più, finalmente farà sì che per una volta non si parli di Obama, di Hillary, di Yahoo, del governo e di Alessandra Celentano:

 “quanto amate i feltrini sotto le sedie da 1 a 10?”

Ecco. Poi ditemi che questa non è cultura.
*nota per l’utente nuovo arrivato e presto fuggito: io abito a Parma, dunque, prego ridasi alla battuta.

supposte

6 gennaio 2008

Supponiamo che sia un sabato e che voi abbiate i seguenti oggetti:

  • una bottiglia di plastica colma d’acqua;
  • una confezione di lasagne agli asparagi (surgelati);
  • un cartone di 6 uova;
  • un cellulare.

Supponiamo ora che il cellulare squilli mentre state per portare la bottiglia di plastica alla bocca per idratare le vostre rinsecchite e futili cellule. Sovrappensiero, aprite il frigo e riponete le uova e le lasagne appena comprate, poi la vostra telefonata prosegue fino all’inevitabile e scontata conclusione del “ciao ciao“. Non avvertite alcunchè di strano o bizzarro, per cui proseguite la vostra sciocca serata con un occhio di riguardo al copriletto che si è stinto dopo un lavaggio miserabile, e sognate di palpitanti amori e potenti desideri.

Adesso, supponiamo che sia domenica e che voi vi troviate nella seguente situazione:

  • avete fame;
  • ricordate di aver comprato le lasagne;
  • l’orologio segna l’una e voi avete già sprecato a dovere la mattinata.

Aprite il frigo per esaminare la cacciagione, tuttavia un penetrante e nauseabondo tanfo si impadronisce del vostro sensibile organo olfattivo, ricordandovi che “diconsi surgelati quei cosi freddi che si schiaffano nel freezer“. Compiaciuti per aver trasformato 2 euro in zaffate verde poltiglia, voltate lo sguardo al cartone delle uova, vostra ultima risorsa domenicale, ed inchiodando un post-it nel cerebro con su scritto “maledizione!“, sbattete il colesterolo a mò di frittata, scorreggiando impotenti verso il più invisibile pomeriggio.

Tutto ciò supposto, orsù a voi il compito di trarre le vostre dottrinali, pregnanti, incontrovertibili conclusioni.

il natale è rosso

22 dicembre 2007

Arancione A Natale sono tutti di colore rosso
ma la cosa più rossa che ho in casa in realtà è arancione.
(<– vedi foto a lato)

Beh, a chi ci tiene tanto ma proprio tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene: Buon Natale!

a tutti gli altri: Buon Natale anche perchè non so che altro scrivere e poi non mi voglio scervellare.

Ora prendo il mio bel trenino e vado direttamente nel passato remoto, un luogo fatto di mozzarelle, pizze, baccalà e nipoti urlanti. Un luogo in cui la mamma è regina, alle 21 c’è il coprifuoco e alle 7 suona il gong. Dove sei figlio che torna.

In questo posto la mia lingua è il dialetto, la mia giornata è nondamegestita, e l’affetto mi circonda sotto forma di sì e di “sì?”. Torno in una bolla. Una sanguigna bolla rossa di Natale, con la foto di 4passi alla parete, i gerani nei balconi, la biancheria che profuma. Il calore del forno, il suono della tv, i passi della nonna, la presenza di papà. E poi, e poi…

Vado, poi torno.

A casa di Adamo

14 novembre 2007

Leggiadre lettrici, possenti lettori: è con vivace letizia che vi introduco al quinto appuntamento con l’amata rubrica

A casa di Adamo (vedasi tag “casa” per le puntate precedenti)

BagnoEsploriamo insieme il nitido anfratto della toilette, un privato luogo di riservatezza ed intimo benessere, scavato nella nuda roccia da sapienti mani, che si narra fossero di nerboruti artigiani avvezzi a lavori di cesello.

Vetri che riflettono muscoli ed anima illuminano la stanza, spandendo fotoni di pura luce e di splendida armonia.  Profumati legni circondano stille luminose come languide palpebre .

Adagiati blandamente a pratici ripiani, morbidi asciugamani accolgono il corpo ritemprato da getti di acqua purissima, toccato da raffinati saponi, sfiorato da maschi effluvi.

In puro e nobile tessuto di uno smagliante giallo,  l’accappatoio è pronto ad avvolgere il corpo in una abbraccio senza fine, mentre marmi esotici tappezzano il vano doccia di sapiente praticità.

Ed infine l’azzurra tendina, dietro cui si nasconde il mistero e la sensualità, la potenza e la fragilità di un corpo che, nascondendosi alla Vostra vista sembra dire: “scopritemi”.

candelotti

7 novembre 2007

CandeleDopo lo choc olfattivo del post precedente, ogni stratagemma era buono per non scompensare. Così ho dato fondo alle mie colorate candele Co.Import, che ogni tanto compro per sentirmi un bell’ometto casalingo.

A me queste candele piacciono perchè sono colorate, e poi mi piace la consistenza della cera. Quanto all’odore, faccio spallucce.

La verde è anonima e non profuma nè puzza. Tu l’accendi e poi ti scordi. La blu non so che odore dovrebbe avere, ma neanche Coco Chanel chaveva (wow che parola) il naso così delicato da sentirlo. La violetta presunta lavanda sparge odore di cassetto ammuffito, mentre l’arancione-presunti-agrumi a me sembra piuttosto il detersivo per piatti che ristagna sulla spugnetta.

Boh, carine son carine-niente di che, ma sugli effluvi direi che c’è da lavorare. Poi vabbè che se uno le fa sniffare a qualche sommelier con la puzzetta sotto al naso ti dice che c’è il retrogusto della cannella, della liquirizia e del cinnamomo. Ma avete notato che anche il più fetido tetrapak di vino per i sommelier sa di liquirizia e di vaniglia?

Tornando alle candele non le accendo mai tutte insieme, un po’ perchè mi sembra film horror, un po’ perchè il mix di odori è come una sniffata di ammoniaca, un po’ perchè mi sento in un loculo, sennò. Questo volevo dire.

che manovra!

29 ottobre 2007

che manovraC’era troppo casino per strada…qualcuno sbraitava, e poi un rumore di motore allucinante. Così mi affaccio e assisto a questo capolavoro.

Dunque, il camionista veniva da Roma, e non essendo mai stato a Parma non pensava che ci fossero (così ha detto) strade strettine, sarà. Perciò si è arrischiato, ma non riusciva poi a svoltare.

Prova di qua prova di là, ecco che si è incastrato irrimediabilmente. Le auto in sosta figuriamoci i proprietari dov’erano, così questo a suon di clacson ha richiamato l’attenzione. Ovvio che dietro di lui una fila d’auto peggio del casello di melegnano.

Allora poi l’imbarazzo totale è che c’era una testimone che aveva visto di chi era l’auto in sosta che avrebbe sbloccato il povero Tubettone del Lasonil che pare questo camion. In pratica si trattava di un cliente di una delle graziose meretrici che allietano tanti genitali esterni. In altre parole, di uno che è andato a puttane.

E il camionista ha dovuto aspettare che il tipo finisse la sua mezz’ora al lattice. Chiaramente appena entrato in auto è stato sgamato da tutti i curiosi affacciati alla finestra. Beh, ci son volute moltissime manovre, son poi arrivati i vigili a dare una mano. Da notare che il camion ha anche svoltato (si vede il cartello se ci fate caso) contromano, e tutto ciò a portata di telefonino. Wow.

A casa di Adamo

15 marzo 2007

A casa mia

Dopo lunga assenza, riprende l’amata rubrica dedicata alle case più belle d’Italia, agli arredamenti più chic e raffinati, alle atmosfere più calde ed accoglienti.

Questa volta desideriamo proporre ai nostri ineffabili lettori un momento di domestico confort e benessere: una pratica ed innovativa cucina dal design curato ed accattivante.

Sulla sinistra notate la funzionalità della cappa aspirante, pratico apparecchio che ingloba i più nauseabondi effluvi e restituisce in cambio l’odore di pane sfornato, la fragranza della cannella, la freschezza del limone appena colto.

Aperte ed esposte alla vista dei nostri raffinati e vezzosi lettori, ante di pregiato legno propongono i più preziosi tesori casalinghi: barattoli per riporre la pasta ed il riso, in plastiche discrete, pratiche ed igieniche; servizi di piatti che fanno impallidire le più blasonate porcellane di Limoges e di Sevres, utensili in acciaio sfavillante di riflessi e portentoso nella resistenza all’usura.

Una cucina in cui c’è vita, in cui persino un prezioso esemplare di scindapsus ha trovato il più ideale degli habitat, colorando con le sue verdi foglie ogni pietanza, di cui virtualmente la redazione intende modestamente offrire un assaggio a tutti i suoi graditi lettori.

A casa di Adamo

28 novembre 2006

Casa miaProsegue il tour virtuale tra le mie 4 mura. Stavolta è il turno dell’angolo numero 3, descritto come di consueto in vezzoso rococò :

…domina il legno in questo scorcio accogliente e vissuto: calde tonalità si inseguono e si moltiplicano in un placido “benvenuto” all’ospite cortese. Notate la funzionalità dei cubi lignei, prodighi di spazio, imperiosi nel design, capienti di note e di suoni delicati.

Notate altresì, gentili lettori, la nonchalanche con la quale sono disposti gli oggetti sul ripiano, un’ armonica stesura fa da contrappunto all’imperiosa centralina isdn: libri in pila in attesa di tornare in biblioteca; caramelle in barattolo; bollette da pagare e bollette già pagate sapientemente adagiate accanto al nevralgico apparecchio telefonico.

Sulla sinistra, fa capolino il giallo orrore del bidone della plastica, simbolo inquietante del rapporto città - contribuente, sublime dissonanza che traferisce ed in sè accumula le oppressioni e le angosce di una società da riciclare.

Ma cos’altro raccontarvi che non possa essere penetrato dalla vostra acuta vista, o morbidi lettori? Tacerò della giacca appesa con stanca silhouette, tacerò delle fragranze del roseo poutpourri, per congedarmi graziosamente dandovi l’arrivederci al prossimo appuntamento.

Bianca e blu

22 novembre 2006

I muri dipinti di giallo e di marrone, l’intonaco staccato in più punti e l’edera che lotta per arrampicarsi. Fa freddo, l’aria si rapprende sull’asfalto. I gerani dondolano dalla ringhiera, da una cassetta delle lettere i volantini dell’Esselunga attendono flosci la mano che li butterà.

AlbaUna donna si affaccia al balcone, ha una vestaglia celeste che le arriva alle caviglie e le pantofole di panno ai piedi. I capelli sono raccolti in una cuffia, con quei bigodini e la sua aria stanca e sconfitta le do sui 50 anni, ma ne avrà 10 di meno. La donna stende il suo bucato: una salvietta a quadri, bianca e blu.

La immagino al tavolo, mentre mangia un piatto di pasta davanti alla tv, in compagnia di un vaso senza fiori ed un posacenere da svuotare; la immagino che si riempie il bicchiere, prende il telecomando e cambia canale, poi si alza e mette il piatto nel lavandino; nel voltarsi, nota una macchia sulla tovaglia, meccanicamente la ripone nel cestello della biancheria, poi va a spegnere la tv e si mette le scarpe, pronta per tornare al lavoro.

Pesca una molletta dal cestello ma le cade di mano, il freddo ed i movimenti bruschi dell’alba la rendono imprecisa. Ci riprova con una molletta di un altro colore e stende la salvietta, poi stacca una foglia di basilico dalla piantina e si ferma: si è accorta di me. Sorrido con gli zigomi e distolgo lo sguardo, per non darle fastidio, contemporaneamente lei si passa una mano sulla cuffia e si volta, poi rientra in casa. Chiude la portafinestra e sparisce sorridendo.

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