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il post del capitolo 1

1 agosto 2010

Non mi ero mai tuffato da un’altezza simile e avevo molta paura. Pensavo a uno spuntone di roccia sotto la spuma o a uno scoglio mascherato dalle alghe. I miei amici si gettavano a bomba uno dopo l’altro, muovendo le cosce in aria come una moglie strangolata dal marito geloso. Le loro urla si esaurivano in un tonfo sordo e gli schizzi luccicavano nell’aria opprimente del primo pomeriggio. Neanche badavano a me, forse nemmeno sapevano che io ancora dovevo buttarmi. Mi tirai indietro un passo per volta confondendomi con gli altri, poi voltai le spalle al mare.

Restai a lungo seduto su un gradino a guardare le nuvole dietro le araucarie, le auto in lontananza e la gente sdraiata sulla spiaggia. Le loro voci mi giungevano attutite e non potevo distinguerne nessuna con precisione. Alzai un sasso e gli insetti scapparono via velocemente accecati dal sole. Provai ribrezzo e mi allontanai velocemente, mi girava la testa e avevo sete.

Più scendevo verso il lido e più aumentavano i capogiri. Dovetti tenermi a un alberello e concentrarmi per evitare di cadere. Un ragazzo mi superò, ignorandomi. Mi ero accorto di avere i piedi e le ginocchia troppo arrossati e cominciava a bruciarmi la nuca. Avevo le lacrime agli occhi e sbadigliavo continuamente. Raggiunsi la fontanella del lido come se fossi arrivato a Santiago de Compostela.

Tre ragazzine si ripulivano i piedi dalla sabbia e strizzavano i capelli bagnati. Si alternavano in un giro che mi sembrava senza fine, come se avessero avuto quattro gambe a testa. Finalmente, potei bagnarmi. L’acqua gelata mi friggeva la pelle arsa e mi sentii poco bene. Andai di corsa all’ombrellone e mi sdraiai sul lettino all’ombra. Gli altri non erano ancora ritornati. Presi la crema e cominciai a spalmarmela, poi mi addormentai. Non so perché.

So che a un certo punto mi trovai sospeso in aria tenuto braccia e gambe da quei deficienti. Ridevano di cose senza senso e mi dondolavano come un appestato che deve finire nel carro dei monatti. Mi buttarono a mare e bevvi molta acqua. Un ciottolo mi ferì il polpaccio. Loro ridevano, poi mi chiesero se me l’ero presa. Io risposi di no e con la scusa che dovevo medicarmi la ferita me ne tornai a casa.

Loro approfittarono per finire tutta la mia crema solare, visto che l’avevo scordata.

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