Posts Tagged ‘chiudi il portone prima che si chiuda la porta’

il post che, insomma

19 giugno 2010

Insomma qualche povero Cristo aveva perso il mazzetto di chiavi in mezzo alla strada,  tre chiavi comunissime appese a un portachiavi di gomma verde cupo a forma di indicazione su google maps e le aveva perse su un marciapiedi anonimo, accanto a un portone marrone col citofono odioso con sopra scritto i numeri e non i cognomi. Non c’erano negozi nelle vicinanze, solo portoni marroni, muri grigiastri e file di finestre chiuse. Una via di quelle che se diventa scavo di Pompei i turisti ci si siedono sopra e si mangiano il panino col salame. L’unica cosa che Schliemann avrebbe messo nel museo sarebbero state le chiavi insignificanti di qualcuno che forse se le sarebbe venute a prendere fra cinque minuti. Erano chiavi di un maschio quelle lì.

Insomma io le volevo prendere, però che me ne facevo, così attraversai e me ne andai in stazione. In edicola c’era la solita gente che comprava i biglietti del tram, i quotidiani e qualche rivista scema. Solo i turisti guardavano l’espositore con le cartoline, che poi sono il posto in cui tutti abbiamo imparato a mettere per la prima volta il punto esclamativo. Per i turisti anche la chiesa più scema vale un rullino. Il maschio interpreta la cartina mentre intanto a intuito la femmina lì accanto fa col dito così per indicare la direzione in cui bisognerà andare. I turisti sono turisti solo se in coppia. Altrimenti sono delusioni amorose.

Insomma in treno avevo il tarlo delle chiavi. Prenderle non avrebbe avuto senso, tanto mica potevo aprire tutte le porte e poi se l’avessi fatto che figura ci avrei fatto. Portarle all’ufficio oggetti smarriti l’avevo visto fare solo da Qui Quo Qua e sinceramente se io perdessi le chiavi non le andrei a cercare a quell’ufficio lì. Poi l’idea delle chiavi non mi faceva concentrare su quello è successo quello ha detto quello ha fatto che c’era scritto sul giornale, così tanto valeva guardare i tralicci dal finestrino. Non sia mai ci vedi spuntare qualcosa di interessante.

Insomma mi ero allacciato le scarpe troppo strette, mi faceva male il collo del piede. Erano ancora nuove però al lavoro me l’avevano invidiate e mi avevano sorriso di più. Non me l’immaginavo da solo, era vero. Addirittura dico la verità mi avevano detto “ah! ti saranno costate una fortuna!” e io avevo pensato “morite” e mi avevano detto “ti paghiamo troppo eheh” e io avevo pensato “morite subito” ma avevo detto “eheh non sono niente di che ho trovato una buona occasione”. Mi sentii diplomatico e andai alla scrivania sennò il mio Gantt si offendeva.

Insomma poi finii salutai uscii metropolitanai edicolai trenai e tornai nella via anonima e schifosa dove tutto è grigio e dove il grigio è tutto. Le chiavi non c’erano. Era ovvio, ma ci rimasi male lo stesso, le avevo viste, dovevano lasciarmele, mi spettavano, la gente non capisce, la gente è crudele, pensai. Me ne tornai a casa chiedendomi chi fosse quel povero Cristo, se davvero poi era tornato a riprendersele, pensai che in fondo non me ne fregava niente quand’ecco che mi chiamano dall’ufficio e allora io pensai “no che vogliono a quest’ora lasciatemi in pace sto tornando a casa Cristo!” ma dissi “pronto?” e quella mi disse “Adamo sono tue le chiavi sulla scrivania? E’ un portachiavi celeste, ci sono tre chiavi” e io mi misi le mani in tasca e pensai “muoio” però dissi “sì sì sono le mie grazie mille! vado da un amico stasera, a domani” e poi chiesi all’albergo lì vicino se avevano una stanza per quella sera.

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