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il post del seggio elettorale numero 10

7 giugno 2009

La mia scheda elettorale era finita a pagina 29 del libretto d’istruzioni della lavatrice, in cui c’era scritto in olandese che tasto premere per il prelavaggio. Quando l’ho trovata ho esclamato “aaah addò cazz stavi?” e sono andato a sbattere con la testa sullo scaffale, così poi ho esclamato “aaah che cazzz” e sono andato a votare con l’animo ben disposto, come Suor Luisa quando fa la fila per prendere la comunione.

Adoro la bandiera italiana all’ingresso del seggio. E’ una figata. Lì sotto c’era una ragazzina con le calze bianco latte che mangiava gli snickers. Aveva l’aria schifata. Volevo fare come Andrew Howe e rubarglieli, ma sotto la bandiera non me la sono sentita, così ho fatto prima passare la vecchia con il bastone e sono entrato nella scuola.

La vecchia è una di quelle che ha un polpaccio grande quanto un mandorlato Balocco e i capelli del colore dei travestimenti di Teo Teocoli, tuttavia il bastone era fichissimo e il pomello mi ha fatto capire che la pensione della vecchia non è neanche tanto malaccio. L’ho superata con la stellina perfida nella pupilla e mi sono recato al seggio, che poi è il 10, sennò il titolo che l’ho messo a fare.

L’affluenza alle urne è così bassa che quando sono entrato mi hanno salutato in 4 contemporaneamente. Pensavo di essere capitato in un negozio di intimissimi. E poi mi scocciava che c’era una seduta alla cattedra della 2A. Perché è là che dovevo votare. Ho dato la scheda e la tessera alla femminuccia e lei ha sentenziato “il signore può votare”. Un tempo dicevano “il ragazzo può votare”, ahimè. Il presidente di seggio stava affacciato al balcone ad ammirare il parcheggio vuoto e lo scivolo dei bimbi dell’asilo. 

Mi sono girato e c’erano 4 cabine elettorali. Sono scoppiato a ridere -quasi- perché potevo scegliere quella che volevo. Una cabina, la più sfigata, secondo me l’ultima che ci ha votato è stata la nipote di Maria Luigia. Ma dico io 4 cabine manco al lido la Sirenetta sono aperte di questi tempi! E poi il colore delle schede era raccapricciante. Una color cacca di neonato e l’altra color vomito di neonato. Ho aperto le schede con aria solenne, così, tanto per perdere tempo, poi ho pensato che loro vedevano le mie scarpe da sotto alla tendina e sono uscito. Detesto che mi guardino le scarpe da sotto alla tendina, per fortuna non è uno di quei referendum da 11 schede che devi restare dentro mezz’ora.

Ho imbucato io le schede, prima quella color vomito, mi pare. La tipa si è ripresa la matita, un’altra è andata a scrivere alla lavagna “maschi: 102″. Il presidente ha reclinato la testa e poi è entrato un vecchio. Probabile che sia ancora lì a parlare della guerra in Corea. 

C’era la bidella a pulire. L’ho salutata. Momento social.

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