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in coro

9 febbraio 2008

Sono a tavola, ma la tavola non c’è. Un uomo allatta un bimbo al seno, ma nessuno fa caso a lui. Sembra avere la pelle di cuoio, è abbronzato e liscio. C’è anche un vecchio con gli occhiali che non mi rivolge la parola. Del resto a me va bene così. Ho i tappi nelle orecchie e fuori si gela.

Una ragazza ride, una donna parla con tutti ma nessuno l’ascolta. Mi sta bene così, ho perso una scarpa, non la trovo e non mi va di muovermi, mi sento goffo. Fuori si gela ed ho finito i biscotti al burro. Voglio arrabbiarmi ma non ho un motivo per farlo e questo mi fa stare peggio. Sono agitato e vedo le ombre alle pareti.

E’ notte, ora. Non c’è più il mare, ma sto tornando a casa, una casa in cui non abito più da tanti anni. La porta si è aperta su una stanza senza luce. Dovrei entrare ma non ho una scarpa. Non posso, non posso entrare senza una scarpa. Non posso, mi spiace. Senza una scarpa no, non entro. Mi spiace.

Dentro c’è un coro, che canta una musica magnifica. Un vecchio mi invita ad entrare. Resta alla porta, qualcuno mi spinge e cado a terra. Ho male al gomito e mi scendono le lacrime agli occhi, ma quando provo a piangere dalla mia bocca esce un suono che si armonizza bene col coro. Mi sorridono in tanti e riprendo a cantare. Sento le onde del mare ed il profumo del basilico. Con un piede nudo, in coro, canto.

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