Posts Tagged ‘diario’

caro diario

12 marzo 2008

caro diario,

la giornata era così bella che sono uscito a comprare un gelato. per strada vedevo i riflessi del sole sui finestrini delle auto in sosta, i ragazzi seduti sul prato a chiacchierare, qualche turista con l’aria stanca e tante persone camminare più lentamente, come fai quando fa meno freddo.

in gelateria c’era un commesso molto carino, ma avrà avuto almeno la metà dei miei anni. ho chiesto limone e fragola, perché erano gli unici gusti a frutta che avevano al momento. sai, ancora non è stagione di gelati. mi ha fatto un cono davvero enorme e infatti un po’ mi vergognavo, per strada, perché avevo paura che mi cadesse tutto addosso!

caro diario,
stamattina il sole mi ha svegliato entrando dalla finestra alle 7 e mezza. significa che è primavera, perché è cambiato il suo percorso nel cielo, ed ora i raggi entrano proprio in direzione del mio letto. questa luce colora la stanza di colori intensi, come una foto particolarmente nitida.

mi incanto a vedere quante sfumature di verde ci sono nelle mie piante. ora sto bevendo il tè, ed è ancora mattino. tante cose da fare: è ora di iniziare.

balsamico

20 gennaio 2008

VicksVaporubBalsamico

Il Vicks Vaporub è la più bella invenzione che inizia per V e finisce per B. (toh, V.B. è VeronicaBerlusconi, tu pensa). Sì,  è meraviglioso il Vicks eccetto che un barattolino microscopico costa tipo 1 miliardo al kilo, in compenso uno lo usa 3-4 volte l’anno perciò si può fare.

Quando io ero bimbo, cosa che ogni giorno che passa faccio sempre più fatica ad ammettere, esistevano ancora gli incantesimi di terzo livello e le fattucchiere, nonchè il Vicks. Se facevo la tosse un giorno, mamma mi guardava con occhio-da-radiografia; il secondo giorno con occhio-da-TAC; il terzo giorno con occhio-da-potenzialenecrologio.

Così scattava il rituale del Vaporub: sdraiamento (troppi neologismi in questo post, ora basta!) sul mobile duro accanto alla tv, sapete all’epoca la tv era una e non in camera, frizione sul petto coi bronchicini malaticci, sacro unguento balsamico spalmato come perizia mammesca ed infine i benefici effluvi risanatori.

Questa cosa mi è rimasta nel cervello a distanza di 30 (!) anni, e tra parentesi il blu del vasetto del Vicks è meraviglioso che dovevo scattare la foto per soddisfare un bisogno primario che non avete idea di quanto mi piace quel blu. Anche se quand’ero piccolo era ancora più bello. Sniffiamo insieme e ripetiamo: “Vicks ti adoro!”. Tutti insieme: “Vicks ti adoro!”

(i commenti dal vecchio blog sono qui)

Di sesso e di amore

18 dicembre 2007

Circolavano voci sul fatto che lui fosse un tipo particolare. Di quelli che in autobus gli ridi dietro appena si volta. Di quelli che quando l’hai saputo ora lo vedi e sorridi mentre prima lo vedevi e lo ignoravi. Intanto i piatti si ammucchiavano, da lavare, e lui non aveva voglia di “stappare” il flacone del Last. Pare anche che la signora accanto si fosse scopata un vecchio, la sera prima.

La gente spargeva la voce che il tipo particolare faceva ridere. Così lui, lo salutavano quando prima lo evitavano. Così lui ora aveva sempre qualcuno che gli offriva il caffè. Apparentemente la neve si era sciolta, ma sembra che qualcuno continuasse a uccidere i gatti buttandoli sul filo spinato. Probabilmente l’effetto della luna nuova, o del nome di battesimo.

Passò un’ora prima che il passerotto morisse. Si era schiantato sul vetro del portoncino mentre lui arrivava e aveva perso le penne non appena lui l’aveva preso in mano. E dire che voleva solo scaldarlo, ma gli morì lo stesso. Come quella volta che trovò il gattino zoppo nel bidone della spazzatura. Gli animali lo guardavano sempre con gli stessi occhi con cui lui guardava la gente. Forse per quello faceva la stessa fine.

Era quasi sicuro di piacergli. Quasi perchè senza il quasi la magia sarebbe svanita. La magia di pensare che magia ci fosse. Circolavano voci sul fatto che lui fosse un tipo particolare. Ma circolavano male perchè lui se ne era accorto, e camminava alla larga dal filo spinato.

solo nel bosco

21 novembre 2007

Qui dietro c’è il parchetto dell’Auditorium di Renzo Piano, quello che è così giustamente famoso per la sua splendida architettura sembra una specie di capannone Amish,  ebbene in questo parco c’è una folta forestuola che costeggia il muro perimetrale. Croccante di foglie cadute sui preservativi usati, il vialetto più esterno fa cagare sotto dalla paura è un luogo appartato e silenzioso.

Di sera poi è una disperazione dal momento che ci sono solo quelle luci a terra, che fanno tanto piscina di Miami Vice ma che illuminano peggio dei fanali delle bici. Così chi osa avventurarsi nel vialetto fa meglio a scaldare i muscoli per l’eventuale fuga che non si sa mai. Ora però il punto è che con mezza Parma a disposizione perchè mai uno deve andare proprio lì? Semplice, per spiare le coppiette perchè dietro c’è un parcheggio nel quale hai appuntamento con un amico!

Beh con scatto felino ed agile mossa ho evitato le improvvide siringhe (ma c’azzecca improvvide a questo punto? la volevo usare…) e mi sono avviato verso il cancello che dà sul parcheggio, quand’ecco che odo rumore di umidi baci. Il tempo di fare un passo e wow ma che roba è orrore che vedo? un rude maschione che offre alla sua generosa compagna una prova evidente del suo compiaciuto interesse.

Furtivo come uno scarafaggio, veloce come una biscia (altro che biscia) mi dileguo e raggiungo l’amico in attesa al parcheggio. Noto con la coda dell’occhio che la voluttuosa coppia non si è scomposta manco per idea, e nonostante il freddo da Sàn-to-Na-tàl hanno continuato il loro torbido rituale d’accoppiamento. Gli è andata bene che fossi io e non una specie di Pacciani. E comunque alla ragazza è andata meglio di tutti.

ricordi

25 maggio 2007

Ricordo numero 1 - maggio 2003 - 4 anni fa

Dormiamo, poi lo scaffale cede e la tv cade. Rumore di vetri rotti, uno scoppio. Mi sveglio di soprassalto, lui si alza, prende una scopa e butta via i pezzi. Poi va a fare pipì. Io resto a letto. Il giorno dopo aggiusta lo scaffale.

Ricordo numero 2 - maggio 1999 - 4 anni prima

Il ragazzo in camicia blu entra per ultimo. Aspettavo lui, ma lui non è entrato per me. Saluta il mio amico, non fa un cenno a me e se ne va via. Vado al bar e mi bevo una caipirina. Il ragazzo in camicia blu sorride dall’altro lato, poi si avvicina al bancone ed ordina una pepsi. Al barista dice: “sai, domani parto. mi mandano a Seul.” Così sospiro e capisco.

Ricordo numero 3 - maggio 1995 - 4 anni prima

La sentiamo urlare appena svoltato l’angolo. 100 metri e le urla sono atroci. E poi un urlo ancora più acuto e pieno di dolore. C’è gente sulle scale. Pensano che lei stia già morendo. E poi urla così forte che nessuno parla. Poi si calma, e dice di sentirsi un po’ meglio. Lei lottava.

Ricordo numero 4 - maggio 1991 - 4 anni prima

Un campo da tennis, una sedia, la testa reclinata verso sinistra. Alzati, mangia, sparisci, dormi. Alzati, mangia, sparisci, dormi. Sparisci. Sparisci e forse riesci. Forse, se sparisci, forse ti passa. Tutto quello che hai da fare è portare il cane a fare la pipì. Solo a lui riesci a dire certe cose. Sparisci.

Ricordo numero 5 - maggio 1987 - 4 anni prima

C’è una sala giochi e c’è un gioco. Uno muove il joystick e l’altro schiaccia il pulsante. Tu chiedi se puoi giocare ma loro ti mandano via. E sono i tuoi migliori amici.

Ricordo numero 6 - maggio 1983 - 4 anni prima

Il cuore sta esplodendo. Perchè non ho fatto canestro e perchè tutti guardano me che non ho fatto canestro. Papà non c’è mai e mio zio c’è sempre. E lui mi prende in giro perchè invece mio cugino canestro lo fa. E la nostra squadra perde ed è ultima in classifica, ed io so che tutti pensano che sia per causa mia. Dev’essere così, o non mi sentirei così male.

Ricordo numero 7 - maggio 1979 - 4 anni prima

7 strade. La prima a sinistra, poi in fondo a destra. Poi a sinistra, a destra. A sinistra, a destra. E’ facile. 7 strade e sei a scuola. 7 strade e sei a casa. Mamma non può passare a prenderti. Ma tu sei grande e devi fare solo 7 strade.

Ricordo numero 8 - maggio 1975 - 4 anni prima

Aveva un sapone profumato ed il bagno pulito. Ed era quell’anno, perchè mamma aveva il pancione. E quel sapone io ce l’ho in casa adesso, ed è profumato.

Oggi

Perchè io ricordo tutto.

Lucky day

8 febbraio 2007

E’ il mio giorno fortunato. Fortunatissimo giorno, un attimo e vi spiego. Dunque, si svolgeva oggi il mio rituale pellegrinaggio in biblioteca, per saccheggiare inchiostro. Alla bancarella dei libri vecchiotti, l’impiegata smaltisce l’annata 2005 del National Geographic. Con soli 6 euro (!) i miei scaffali si tingono di giallo.

Zainetto pieno, alla macchinetta del caffè mi accorgo di avere solo un’improbabile banconota da 10, temo per il resto, ma infilo i 10 ed incrocio le dita: dal distributore sgorgano un kinder maxi e 10 piccole monete da 1 euro. Il distributore non sa dare il resto, ma mi ha regalato un po’ di cioccolato!

Col sorriso fesso sulle labbra, mi siedo in treno, e di fronte a me prendono posto due occhi a raggi laser, con un sorriso più caldo dell’altoforno. Godendomi questo poster 3d, sfiorando lo sfiorabile e come in preda ad allucinazioni, 40 min dopo mi alzo per avviarmi all’uscita. Più avanti, una Repubblica ed un Corriere giacciono abbandonati, le pagine immacolate come uscite dall’edicola alle 7 di mattina. Non sono del superman, diventano miei.

Per strada, al ritorno, guardo a terra, con la speranza di trovare la maschera di Tutankhamen in un tombino, o almeno un diamante della Regina. Su un bianco muretto, trovo un elefantino di peluche, morbido e pulito. 50 metri più avanti, avanza una donna con un passeggino, così allungo il passo e restituisco il pupazzetto alla stanca mamma di una bella bimba che dorme.

E sono a casa, e la giornata non è finita.

resto a guardare

13 agosto 2006

Fa caldo. La gente sta mangiando, si sentono le forchette dalle finestre. E’ quell’ora in cui il buio è luminoso ancora, il mare è solo un sottofondo e l’asfalto puzza di acqua. L’ideale per affacciarsi al balcone e star lì a far parte del tutto.

C’è un piccolo giardino, con le aiuole come nei disegnini sui libri per bambini, una panchina con le cartacce aggrovigliate alle sbarre di legno e le scritte dei fidanzatini e dei loro amori ormai già finiti da un pezzo. Passa una macchina.

Poi si accendono i lampioncini, e per strada la gente passeggia. Odorano di doccia e di dopobarba, e vanno non so dove ma so perchè. Passano le ore a decidere cosa fare, e la loro serata scivola così, a decidere. Però sembrano felici così. Mi accorgo che la vernice della ringhiera è un po’ scrostata. Piccoli pezzetti restano attaccati agli avambracci.

Non c’è nessuno in casa, che mi possa chiamare per mangiare. Resto a guardare la gente che decide dove andare.

Sempre due volte

26 luglio 2006

Mai vista una sequenza di ridicolaggine più spinta di quella di cui sono stato protagonista stamattina. Riepiloghiamo: sveglio da 10 minuti mi preparo il caffè, poi accendo il pc e dò il via alla giornata. Sovrappensiero, decido di andare a farmi la barba, e col rumore dell’acqua che scorre non sento la moka che si agita. Per fortuna mi si accende una lampadina e corro ai fornelli, spargendo schiuma da barba sul mio cammino.

La moka era ancora in vita ma il caffè da buttare, corrosivo come il veleno. Sospiro, e ne preparo una nuova macchinetta. Al pc il campo stellare (non ho molte stelle). La schiuma da barba si è mezza sciolta, così prendo uno straccio e pulisco i miei danni su tenda e pavimento, ma mi bussano al citofono: devo firmare qualcosa. Con mezza faccia con la barba e mezza senza, non ho comunque scelta, mi risciacquo in fretta e mi espongo alla vista della postina, la quale sta ridendo ancora adesso per le strade di Parma.

Imbarazzato risalgo i miei 3 piani, ma sulle scale mi sovviene che ho ancora scordato la moka accesa! Mi accorgo che la macchinetta chiede pietà, e siccome non voglio che ci sia il 3 dopo il 2, questa volta resto come un mastino ai fornelli finchè non sono certo di avere la mia meritata tazzina. Finalmente un po’ di relax, via il salvaschermo e mi godo il caffè al pc. Sento di aver scordato qualcosa, ma ho la testa tra le nuvole stamattina.

Dopo un paio d’ore passate a smanettare decido di andare a buttare i rifiuti, così prendo il contenitore della carta, quello dell’organico ecc e mi avvio tranquillo, però sembra che i due passanti sotto casa mi osservino curiosi. Cos’ho che non va? Boh… infastidito, mi gratto la guancia appena rasata… LA GUANCIA —> 1 sola!

nooooooooooooo

sotto i 18

14 luglio 2006

cycletteSarà per i numeri, sarà perchè mi sento meglio, sarà perchè voglio meno ciccia sotto la t-shirt, son mesi che faccio 30 minuti di cyclette al giorno, novello Bridget Jones che non sono altro. E 17.95 sono i km che ho percorso oggi allo scadere dei minuti: che rabbia quando non faccio cifra tonda !!!

 

Comunque l’importante è che fisicamente mi sento meglio, e che riesco a fare movimento nel modo che il mio fisico più trova adeguato…

 

ma mi viene in mente che c’è una bella top-ten delle 10 cose che capitano spesso quando si fa jogging al parco:

 

  1. Appena inizi a correre un bimbo col triciclo ti taglia la strada e ti spezza il ritmo;

  2. La tua amica va a 2km/h e ti racconta, tra una falcata e l’altra, della sua serata sfigata;

  3. Il tipo che corre dietro sputa e tu non sai ESATTAMENTE dove;

  4. Proprio mentre rallenti per prender fiato passa il bonazzo su cui volevi far colpo;

  5. Per quanto cerchi di schivare quella pozzanghera, ci vai a finire dentro sonoramente;

  6. Resti bloccato in una strettoia con due anziane signore che se la prendono comoda;

  7. Quell’insetto, il più odioso, ti insegue per kilometri, come gli ignavi nell’Inferno;

  8. Mentre fai stretching i piccioni hanno deciso di rilassarsi anche loro, proprio sopra di te;

  9. Nel periodo in cui avevi il cell spento per correre ti chiama mezza rubrica telefonica;

  10.  

    A fine corsa sei sudato e stravolto e qualcuno ti dice: “ma dai sei già stanco?”

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