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A distanza di molte lingue

8 maggio 2008

Dormivano in 8 nella stessa stanza. I due materassi affiancati sul pavimento, grovigli di gambe e di fianchi, di braccia e di piedi. Il calore era insopportabile, le zanzare banchettavano. Nell’ora che precede l’alba lui le si avvicinava, le scostava la veste e le entrava dentro piano, come se non volesse svegliare neanche lei. Il sudore si rapprendeva sulle lenzuola in chiazze umide.

Lui crollava nel sonno più profondo, lei restava a guardare il soffitto. Un ragno e la sua ragnatela. Il respiro pesante dei loro compagni. Una casa distante molte lingue diverse e accanto un uomo che non era quello che lei aveva desiderato, ma da cui era desiderata. Restava sveglia finchè non le si asciugava il sudore e l’amore.

Il sole entrò più forte che altrove, nella casa dagli 8 corpi. Silenzioso urlo di richiamo, disegnò gialle geometrie sui corpi rattrappiti dalla notte. Le ombre delle mosche. Bisognava alzarsi per andare a lavorare, per guadagnarsi il diritto ad una nuova notte. Lei no. Lei restava lì. La sua vita era in orizzontale.

Quell’alba si concesse di piangere. Pianse sua sorella, lontana molte lingue diverse; l’albero di limoni, i giochi col fango, le risate con la sua amica. Poi si sentì meglio, così che quando vide le fiamme avanzare non tentò neanche di scappare. Chiuse gli occhi, e iniziò a pregare.

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