Posts Tagged ‘famiglia’

il post in cui c’è una poesia di mia sorella

5 gennaio 2009

Questi che seguono sono versi di mia sorella, me li ha fatti leggere qualche giorno fa e trovo che sia stata molto brava. Li pubblico qui perché mi sono piaciuti, anche se sono cupi: è un lato di lei che non conoscevo ma d’altra parte chi può dire di conoscere veramente a fondo i propri parenti?

Lo Stress

Finché il nero silenzio non inizierà a cinguettare,
resterò inghiottita dal Malvagio
che il giorno senza fine
ha affidato alle mie lenzuola.
Il sole non l’ha portato via con sé,
la luna non ci ha neanche provato
e Lui respira la mia aria,
si insidia tra i pensieri ed il cuscino,
mi arrotola giocoso alle sue cento pieghe,
nutrendosi del sudore che le tiene sveglie
e quando le mie ciglia, stanche,
avranno scattato l’ultima orrenda foto,
nei miei occhi chiusi aprirà
il suo macabro sipario.
Quando il nero silenzio cinguetterà,
il giorno agonizzante sarà andato
ed io crollerò
in quello appena nato.

Mans

Praticamente si sposa mia sorella

8 luglio 2008

Per cui quando chiamerò casa non risponderà più lei, ma mamma o papà. Perché io a mia sorella non l’ho mai chiamata per cellulare, anzi neanche so il suo numero qual è . Lei è a “casa” e casa si chiama col telefono fisso.

Certo, certo, è una cosa rudimentale e vecchia e costosa avere il telefono fisso e hai visto l’offerta di qua l’offerta di là ma io il telefono fisso lo devo tenere in casa perché sennò non posso “chiamare casa”. Io ho bisogno dei miei rituali alla RainMan, scusate. Nella mia famiglia alle 20 scatta una specie di macro per cui o mamma o mia sorella devono chiamarmi, e se non lo fanno è perché chiamo io.

Papà non conta, lui dice “ti passo mamma“.

Però praticamente a settembre si sposa mia sorella e quindi - TREMO - potrebbe capitare che chiamo lei e risponde mio cognato. No no non è cosa, non può essere. Noi parliamo anche due ore di fila, la prima di cose di cui ci piace parlare, la seconda delle stesse cose ma tanto per ribadire il concetto. Cioè capitemi da settembre quando parlerò al telefono con mia sorella lei non sarà più nella mia ex camera, sul divano, a tavola, nella stanza della nonna, ma altrove.

E’ una pietra miliare della mia esistenza (se se), più ne scrivo più mi sconvolgo, voglio diventare la perfida delle soap opera e presentarmi all’altare per impedire questo matrimonio dai risvolti catastrofici, datemi una parrucca vi prego impedite questa sciagura che sta per abbattersi nella mia consolidata routine, io devo poter parlare dell’ultima puntata di Lost con mia sorella, di XFactor, dei saldi, di mia nipote grassa, della depressione di mamma, della cliente zoccola, dei miscugli Viakal-Dash di mia nonna! Ahimè! Praticamente si sposa mia sorella.

E io non ho ancora comprato il vestito bbbuono.

penna e blocnotes

31 maggio 2008

Da bambino vedevo poco papà, perché lui lavorava sempre fino alle 6 e io andavo a letto alle 9. I miei ricordi di lui sono tutti in penobra, nelle sere invernali in cui tornava a casa a volte con qualche bustina di figurine nascosta nelle tasche della giacca.

Ogni tanto papà doveva andare al lavoro almeno un po’ anche nel giorno libero, ma qualche volta mi chiedeva se avevo voglia di stare con lui in ufficio ed io ero molto contento. In realtà non era un ufficio, ma una sede comune a tanti dipendenti, solo che io non lo sapevo e non è che la cosa facesse tanta differenza. L’importante era andare dove papà lavorava.

Era molto noioso star lì ad aspettare che lui finisse di parlare coi colleghi, e poi gli uffici erano grigi, sapevano di ferro e di pelle, di plastica e di inchiostro. Però potevo rovistare nel cassetto della scrivania e portare a casa un po’ di cancelleria. Un blocnotes, una matita nuova, a volte una pinzatrice oppure una bella gomma nuova. Ero molto felice quando capitava, ed avevo sempre tanta cura di tutti quegli oggetti.
Mi sembrava come se papà fosse un grande dirigente solo perché potevo uscire dall’ufficio con un blocchetto e una matita nuova.

Ieri ho perso il temperamatite e sono andato quasi in crisi. Non che mi servisse, ma se non c’è mi manca. E poi la mente ha fatto i suoi giri e mi è sovvenuto questo ricordo di 25-30 anni fa. L’ho scritto prima che svanisse nuovamente.

il natale è rosso

22 dicembre 2007

Arancione A Natale sono tutti di colore rosso
ma la cosa più rossa che ho in casa in realtà è arancione.
(<– vedi foto a lato)

Beh, a chi ci tiene tanto ma proprio tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene: Buon Natale!

a tutti gli altri: Buon Natale anche perchè non so che altro scrivere e poi non mi voglio scervellare.

Ora prendo il mio bel trenino e vado direttamente nel passato remoto, un luogo fatto di mozzarelle, pizze, baccalà e nipoti urlanti. Un luogo in cui la mamma è regina, alle 21 c’è il coprifuoco e alle 7 suona il gong. Dove sei figlio che torna.

In questo posto la mia lingua è il dialetto, la mia giornata è nondamegestita, e l’affetto mi circonda sotto forma di sì e di “sì?”. Torno in una bolla. Una sanguigna bolla rossa di Natale, con la foto di 4passi alla parete, i gerani nei balconi, la biancheria che profuma. Il calore del forno, il suono della tv, i passi della nonna, la presenza di papà. E poi, e poi…

Vado, poi torno.

la zia brunilde

24 marzo 2007

Mia zia Brunilde era una pazza scatenata, mi potete credere, e ne ha viste e fatte di tutti i colori veramente. Il nome assassino fu un’idea del nonno Adamo che amava Wagner e la lirica, ed arrivato al figlio numero 8 aveva anche bisogno di fantasia.

Tanto per cominciare, la zia guidava l’auto anche se era mezza cieca, e passava col rosso o faceva marcia indietro senza voltarsi (ripeto, era pazza scatenata) perchè tanto diceva che ci avrebbero pensato gli altri a scansarsi. E poi, se qualcuno la sgridava lei faceva spallucce ed andava avanti, tanto della gente non se ne fregava proprio niente.

La zia era zitella, però faceva conquiste in lungo e in largo pure se era brutta, perchè era una che si buttava, e che la dava, diciamolo pure. Mi ricordo che da bambini una volta eravamo mia sorella ed io in macchina con lei, allora la zia si fermò dal benzinaio a far benzina, e mentre il tipo riforniva la 127, lei sì alzò la gonna fin sopra al ginocchio, sapendo che il tipo sbirciava… chissà poi come è andata… boh!

La zia Brunilde, bizzarro capriccio della natura, quando tornava a casa si spogliava già sulle scale, per guadagnare tempo, tanto diceva lei che era raro che qualcuno uscisse proprio in quei 20 secondi, così era già nuda mentre apriva la porta, solo che a volte si scordava il reggiseno o le mutande sui gradini o sul pianerottolo, ed ecco come mai sappiamo di questa sua abitudine!

Ma lei tanto non se ne importava proprio di niente. Per esempio, era una scialacquatrice di prima categoria, usava le mutandine ricamate per togliere la polvere, diceva che erano imbattibili come strofinacci! Era un tipino ve lo dico assai assai particolare… diabetica all’inverosimile, aveva in borsetta stecche di cioccolato Lindt e fette di prosciutto (sic), e quando il medico la sgridava lei gli diceva: “ma se poi io mi curo da sola, a che mi serve un medico?”

Il che ha anche una sua certa logica…

ho scritto un libro

22 marzo 2007

Mamma non ha fatto le scuole, l’hanno mandata a lavorare che aveva 8 anni, ma da grande si è messa a leggere e leggere e leggere. Ha letto Moravia, Pasolini, Proust, Sartre, Levi, Pascal, altri ancora. Ma non ha mai studiato, non ha mai saputo come si fa. Le sarebbe piaciuto, sì, ma è ancora lì che lavora, lavora, lavora.

Quando ero nel pancione mi leggeva i libri, al punto che io stesso ho imparato a leggere l’alfabeto ad 8 mesi, ero praticamente un neonato, a 2 anni leggevo i fumetti. Ero un bimbo prodigio, alle elementari le maestre non sapevano cosa fare. Poi le cose succedono, ed il tempo passa.

Circa un anno e mezzo fa ho pensato che sarebbe stato bello far studiare mamma, non perchè ne abbia bisogno, ma perchè non ha potuto scegliersi la vita che avrebbe voluto, ed è una cosa che ti senti in catene quando ti capita e ci puoi star male da morire, solo che lei non è morta, almeno non da un po’ di anni a questa parte. Allora ho preso in mano Dante e poi canto per canto, riassunto dopo riassunto, terzina dopo terzina, ogni settimana col msn le ho mandato 3-4 pagine.

Una specie di sussidiario, la Commedia a fascicoli, non per ridere ma sul serio, ogni invio ci ho lavorato 2-3 ore, ed è durato 50 settimane: un anno. E le è piaciuto da pazzi, il Paradiso soprattutto. Come è contenta quando riesce a rispondere alle domande del milionario, quando segue Benigni che recita, quando qualcuno cita un nome che ora lei “ha studiato“!

E dopo Dante Petrarca, Decamerone, Orlando Furioso, ora Il Principe…ogni mattina accendo il pc e faccio un paio di paragrafi, il sabato entro in msn a volte per 5 minuti, perchè mando i file a papà, lui li stampa, e mamma li legge. E a mia insaputa poi mamma ha fatto rilegare i fascicoli che le ho mandato sulla Commedia, e ne ha fatto un libro, poi me l’ha regalato e ora ce l’ho qui sugli scaffali.

E così ho scritto un libro.

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