Posts Tagged ‘fantasia’

Nella fossa dei leoni

6 febbraio 2008

La gente era ammassata sulle gradinate. Nell’anfiteatro le voci si sovrapponevano, il cielo era cupo e rosso di un tramonto d’angoscia. Qualcuno indossò la giacca, cominciava a far freddo. La gente era ammassata ed era solo gente qualunque, mentre il cielo era gonfio e opprimente, rosso e graveolente.

I leoni entrarono nell’arena portando con sè il silenzio e la paura negli sguardi. Tre uomini li guidavano verso gli spalti come se fossero dei piccoli gattini. Con loro una donna, solitaria e triste. Non appena alzò gli occhi al cielo ci fu un boato, le nubi riversarono il loro carico sotto forma di pioggia rossa. Le gocce macchiavano pelle ed abiti, ma nel volto le lacrime della gente le scoloriva in un rosa annacquato. Pesanti, calde, violenti, le gocce di sangue dipinsero il teatro di morte e di terrore.

Un urlo. I leoni scattarono verso l’alto, rapidi come coltelli, i ruggiti ferali che falciavano la gente, ammassata, ma senza più speranza. Urla di donne, urla di uomini, urla di sangue. Là dove i leoni passavano restava una traccia di paura, e la pioggia. Durò una piccola eternità, poi finì nel silenzio, nel quale si udivano solo le gocce ed il loro ticchettio sugli abiti dei cadaveri.

La donna si avvicinò ai tre uomini e li sgozzò senza che essi opponessero resistenza. Essi già lo sapevano, erano lì per quello. Poi osservò il banchetto dei leoni ed attese. Quando l’acqua non fu più rossa, quando l’acqua lavò tutto ella fece un nome soltanto. Un nome di un uomo. Ed era l’unico che fosse ancora vivo. Quell’uomo si alzò in piedi. Con un cenno lei gli ordinò di seguirla, per cui uscirono dall’anfiteatro.

Diede a lui vestiti nuovi e disse: “ora vai“.

senza spiegazione alcuna

19 novembre 2007

Dall’alto del campanile si vede tutto il paesaggio. Neanche un po’ di nebbia e neanche una nuvola, se è per questo. Quella macchina è sola per strada, quando inizia a piovere. Piove, e gli uccelli scappano in una v nera. Alzo gli occhi al cielo, ed è di nuovo notte. Perchè ho i graffi sulla schiena?

C’è il fumo nella stanza. Sto contando le gocce dal rubinetto. Secondo me, arrivato a 100 il fumo sparirà. Secondo me, arrivato a 100 mi scoppieranno gli occhi. Entra l’alba dalla tenda e non sono arrivato neanche a 36. Alzo gli occhi al cielo, e la stanza prende fuoco. Perchè ho i graffi sulla schiena?

Luce

Sento la gente pregare. Pregano una preghiera che non conosco. L’aria scoppia di ricordi. Almeno gli alberi, almeno loro, risparmiateli. Risparmiate almeno loro, vi prego.
La luce è violenta, da dietro, mi volto, ho paura. Sento la schiena bruciare, mi graffio. Risparmiate almeno loro.

 L’aria trattiene le nubi. Un uomo di ferro si squaglia al sole. Alzo gli occhi al cielo, e parte finalmente una preghiera che conosco pure io. Al riparo degli alberi, sento la luce graffiarmi la schiena.

domani, 30 anni fa

18 novembre 2006

Ricordo che nel periodo in cui scoppiò la Prima Guerra Telematica, 30 anni fa, avevo un blog in Splinder: a colazione leggevo i commenti, scrivevo un nuovo post e iniziavo la mia giornata soddisfatto. Ricordo che il Nemico cominciò a formattare in autunno, ogni giorno qualcuno perdeva il suo blog, la gente alzava le protezioni degli hard disk, ma era inutile. Splinder si alleò, promise, provò, tentò e si difese, ma il Nemico continuò a distruggere e formattare.

Dopo poche settimane di Guerra, Splinder ordinò il coprifuoco per manutenzione fino a mezzogiorno, sparirono tutte le foto, sparirono tutti i video di youtube (e fu una strage di blog), si limitarono a 5 i commenti per post, si fece insomma tutto il possibile per lasciare meno spazio al Nemico. La sera, dopo le 2 ore di apertura che ci concedevano, quando spegnevo il pc mi chiedevo se il giorno seguente avrei ritrovato le mie pagine ancora in vita.

Quel pomeriggio di 30 anni fa stavo mangiando un’arancia e commentando un amico. Quando feci clic sul mio link trovai il template scolorito, l’archivio distrutto, decine e decine di post scomparsi e altri ridotti a un ammasso illeggibile di bit: il Nemico aveva formattato casa mia.

Mi aveva cancellato pezzi di vita, si era portato via i miei gesti, i miei ricordi e i miei pensieri di mesi. Quella parte di me che era nascosta tra le mie pagine era stata uccisa, e mi accorsi proprio allora di quanto tenessi al mio blog. Provai per un istante l’impulso di non scrivere mai più, ma non riuscii, non era giusto. Mi dissi che potevo -no- che dovevo continuare, così tornai in home page e scrissi: 1 - Si riparte.

Bad Behavior has blocked 77 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok