Posts Tagged ‘finisce proprio così esatto’

il post della bocciofila

5 maggio 2010

Io veramente quando avevo 20 anni mica me li godevo quegli anni lì. Tanto per cominciare andava di moda Fiorello. Così un giorno timbrai il biglietto e mi misi sul treno e arrivai in stazione, presi la metro e poi entrai in libreria. Aveva addirittura le porte che si aprivano quando tu metti la mano davanti.

Così salii al piano di sopra e cominciai a girare per gli scaffali di tutti i reparti, perché tanto mi capitava solo ogni tanto di andarci e volevo fare le cose per bene. Il legno era scuro e i volumi azzeccati azzeccati. I commessi non mi notavano proprio e questo devo dire era il motivo per cui andavo proprio in quella libreria lì. Mettevo apposta il maglione blu, così ero anonimo. Poi io prendevo un libro di qua e uno di là e andavo in quell’altro reparto.

Tanto, io già lo sapevo che per ultimo avrei lasciato quello che più mi interessava, così me lo godevo di più il mio giretto. Allora poi sentivo che già era troppo tempo che stavo in libreria e cominciavo a non godermela più perché pensavo che i commessi dentro di sé mi sgridavano e poi vedevo la gente entrare scegliere e pagare e quindi ero sicuro che nessuno andava in libreria a passare il pomeriggio perciò mi spicciavo e assumevo l’aria di chi deve fare un acquisto da 100 libri e dunque è giustificato. Però io non me li potevo comprare i libri, mi piaceva solo tenerli in mano, così potevo fantasticare che erano miei e intanto maturavo dentro di me la scelta di quale prendere tra tutti. Era la parte più bella, se proprio lo devo dire.

Quando avevo deciso rifacevo a ritroso il percorso rimettendo a posto i libri negli scaffali e poi andavo al mio reparto preferito e in fretta e furia sceglievo qualcosa senza essere troppo convinto, andavo alla cassa e poi me ne uscivo sempre contento per il giretto e scontento perché il libro era uno solo e non era quell’altro. Comunque, per strada, camminando un po’, mentre la busta di plastica faceva rumore sulla coscia, mi rendevo conto che quella sera avrei avuto una novità tra le mani e questo mi consolava. Almeno era già sera.

Così prendevo il treno e sfogliavo le pagine senza leggere niente, per prolungare l’attesa. Il bello era quando mi regalavano qualche catalogo, perché era come se li avessi tutti tutti anche se non ne avevo nessuno. Sfogliavo i cataloghi come la cosa più meravigliosa e desideravo di leggere tutti i libri di tutti gli autori di tutte le epoche. Il treno poi arrivava e io tornavo a casa, dove avevo sempre 20 anni come tre ore prima, e non era cambiato proprio niente.

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