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I miei amici d’infanzia

10 luglio 2008

Io abitavo in un posto bellissimo. Abitavo al primo piano e casa mia aveva un balcone lungo che affacciava sul parco dove giocavano tutti i ragazzini. Alle 4 del pomeriggio, uno dopo l’altro, scendevamo “giù” a giocare. Se qualcuno tardava andavamo a bussare a casa sua: “scendi?” ed eravamo tutti molto amici. Beh, non tutti, c’erano anche allora i reietti, ragazzi di famiglie un po’ così, che si evitavano o per paura dei pidocchi, o perché sputavano, o perché qualche altra cosa.

I miei migliori amici erano così tanti che per uno strano karma da adulto ne ho avuti poi sempre pochissimi. Erano quasi tutti fratelli e cugini e appartenevano a una famiglia molto numerosa, in cui per uno strano scherzo genetico i figli di 4 famiglie erano a triplette di tutti maschi o tutte femmine, tranne una sola eccezione in cui c’era un maschio ma poi un poker di femmine. Ho passato tante tante giornate a casa dei miei amici, e così tanti pomeriggi  a giocare con loro che nei ricordi della mia infanzia sono presenti così, di default.

C’era una amichetta con cui un giorno litigai. Litigavamo spesso però era la mia preferita. Ricordo che le diedi uno schiaffo, parlo di 30 anni fa, e le si ruppero gli occhiali. Non mi rivolse la parola per mesi o anzi per anni. Diventammo nemicissimi. Poi passò il tempo e ci ritrovammo colleghi d’università. Lei molto tenace lavorava sodo in un laboratorio al dipartimento di genetica, io invece con la mente occupata a pensare altro trascinavo via gli anni alla meno peggio. E ritornammo amici.

Non dico scemenze se dico che per me erano tutti come dei cugini. C’era lei, c’erano i tre fratelli il cui papà era il mio insegnante di ginnasio, e a volte loro sbirciavano nelle scartoffie per darmi anticipazioni sui voti al compito, c’era l’altro mio amico che aveva sempre qualcosa da aggiustare e nel garage teneva un bigliardino con cui ho giocato centomila volte. Poi c’era la cugina altissima e chiacchierona, e lo zio con la casa che era un parco giochi. Andavo lì a giocare al Commodore64 quando ancora ce l’aveva solo lui. Mi è dispiaciuto quando ho saputo che era stato poco bene.

Potrei raccontarvi tantissimi aneddoti, vabbè. Adesso non so che fine abbiano fatto tanti di loro. Beh, mi sono trasferito e poi sono passati molti anni.  Vorrei tanto sapere se la mia amica tenace è diventata la scienziata che di sicuro è. E poi come stanno tutti. Che palle che non posso scrivere neanche i nomi per quelle menate della privacy. Però io so che qualcuno che mi legge forse mi può aiutare almeno a mandar loro un saluto, e a dire che “hei, vi penso ogni tanto, vi ricordo sempre con molto affetto“.

Questo post lo dedico a aitan e a pensierispettinati, perché loro sanno bene qual è il posto bellissimo dove abitavo io.

il santo patrono

12 gennaio 2008

In non so perchè spesso i santi patroni hanno nomi più strani che nessuno usa dal 1908 minimo. Per esempio nella mia città d’origine che poi sarebbe Frattamaggiore (l’ho detto! sorpresa!) il patrono si festeggia il 23 settembre ed è San Sossio. Alzi la mano chi conosce qualche Sossio e non è di Frattamaggiore.

Ecco, appunto. Poi ci sono altri santi patroni coi nomi che neanche in “io e il mio bebè”. Domani è Sant’Ilario, che si festeggia a Parma. Ilario vabbè soprattutto al femminile è diffuso, però basta fare alcuni esempi, non so Sant’Ambrogio (mai conosciuto un Ambrogio) a Milano e già qui ancora ancora ci si arriva ma c’è Sant’Anselmo (mai conosciuto un Anselmo) a Mantova che già mi pare raro oppure Sant’Eusebio (mai conosciuto un Eusebio) a Vercelli che mi fa venire in mente una specie di litania “viva viva sant’eusebio protettore dell’anima mia” che sentivo cantare dalle bizzoche nei loro rosari di maggio, quand’ero piccolo come un I-pod.

Poi ci sono gli improbabili San Prosdocimo (!) a Padova e San Geminiano (figuriamoci se ho mai conosciuto un San Geminiano) a Modena; e poi miliardi di altri come San Donnino a Fidenza; san Gerlando ad Agrigento; sant’Ormisda a Frosinone.

Ora io penso che Adamo sia il patrono di assolutamente niente, ed è già strano di suo, come nome. E poi penso che c’è chi è suscettibile se gli tocchi il santo patrono perciò suscettibilitevi altrove, non qui che non sto sfottendo nessun santo.  E’ solo che a parte gli scherzi vien da riflettere a pensare come nella scelta del nome ormai non ci si affidi praticamente per niente più a santi e martiri (anche San Pio, che pure è assai venerato, non mi pare che ispiri molte mamme e papà nella scelta del nome) ma ad altri personaggi, generalmente ben poco votati al martirio. Che sia meglio o peggio, poi non sta a me dirlo, certo Oceano non fa tanto più schifo di Cunegonda, e chiamare la figlia Asia non è poi peggio che chiamarla Catena. Mi pare.

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