Posts Tagged ‘incubo’

va via

15 marzo 2008

Poichè non c’è più spago, meglio che io cada dal marciapiede.  D’altra parte, a che servono i tappi di plastica quando hai già buttato la bottiglia? Forse, se forse è, forse asciugandoti il freddo puoi ancora svoltare in su l’angolo della bocca, ma chi ci crederebbe e poi le luci sono accese anche di notte, le stelle non si vedono più.

Cammini e vedi uno così brutto che lo prenderesti a botte. Fa male pure a scriverlo ma così è e poi è ancora finito lo zucchero. Non c’è pace per il colore viola. Dicono che scrivere sia diverso, hanno ragione loro, ma se hanno torto allora hanno torto. E poi la mamma è bella e il rigo della terza elementare è stretto.

Va via, vattene. Non vedi che è il 2 dicembre? Domani è capodanno e non c’è un bacio sotto il vischio. Non c’è carta da regali, ho male agli occhi, ho male alla bocca, ho male alle mani per cui vattene via. Il tè si è raffreddato e il copriletto è pulito, affinchè si sporchi di polvere affinchè nessuno ci si sieda e poi per pulirlo ancora e le candele e i cuscini e il rosso scoppia il verde cade il giallo soffoca.

Guai a chi è immobile perchè lo sporco gli resta attaccato al volto. Se guardi gli alberi vedi solo alberi ed è brutto essere ciechi. Mi insegue assetato nella strada di fango, ma almeno mia sorella corre veloce. Corri, corri almeno tu, scappa, scappa!

in coro

9 febbraio 2008

Sono a tavola, ma la tavola non c’è. Un uomo allatta un bimbo al seno, ma nessuno fa caso a lui. Sembra avere la pelle di cuoio, è abbronzato e liscio. C’è anche un vecchio con gli occhiali che non mi rivolge la parola. Del resto a me va bene così. Ho i tappi nelle orecchie e fuori si gela.

Una ragazza ride, una donna parla con tutti ma nessuno l’ascolta. Mi sta bene così, ho perso una scarpa, non la trovo e non mi va di muovermi, mi sento goffo. Fuori si gela ed ho finito i biscotti al burro. Voglio arrabbiarmi ma non ho un motivo per farlo e questo mi fa stare peggio. Sono agitato e vedo le ombre alle pareti.

E’ notte, ora. Non c’è più il mare, ma sto tornando a casa, una casa in cui non abito più da tanti anni. La porta si è aperta su una stanza senza luce. Dovrei entrare ma non ho una scarpa. Non posso, non posso entrare senza una scarpa. Non posso, mi spiace. Senza una scarpa no, non entro. Mi spiace.

Dentro c’è un coro, che canta una musica magnifica. Un vecchio mi invita ad entrare. Resta alla porta, qualcuno mi spinge e cado a terra. Ho male al gomito e mi scendono le lacrime agli occhi, ma quando provo a piangere dalla mia bocca esce un suono che si armonizza bene col coro. Mi sorridono in tanti e riprendo a cantare. Sento le onde del mare ed il profumo del basilico. Con un piede nudo, in coro, canto.

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