Posts Tagged ‘malinconia’

nella tua fine è il mio principio

4 luglio 2008

 1 - Contava le ciliegie.

1, 2, 3, 4, 5 ciliegie.
Buonasera, come va?” - disse alla vecchia - “Buonasera! belle le sue ciliegie!”.
6, 7, 8, 9, 10 ciliegie.
Sono ciliegie!” - rispose alla vecchia - “sono belle ciliegie!“.
11, 12, 13, 14, 15 ciliegie.
“ne assaggerei una volentieri” - sorrise la vecchia - “ne asseggerei una bella grossa e dolce”.
16, 17, 18 - l’uomo alzò per un attimo lo sguardo - 19, 20 ciliegie.
prego, si serva pure!” - affermò. “prego, prego“.
La vecchia prese una bella ciliegia scura. La numero 5, forse, o la 8, può darsi.

 2 - Citofoni

Per cui si era perso.
Il cielo si era messo al grigio, la strada faceva una strana curva ed i negozi erano chiusi. Disperò di trovare la via di casa. Ricordava bene il citofono, però. Cominciò a guardarli tutti, uno dopo l’altro. “no, non è… non è questo, no, no… no, non è questo, no…
La strada finì. Destra o sinistra? Ancora più lontano o forse più vicino? E come faceva quella canzone che aveva sulla punta della lingua?
Non se la ricordava. Passo un’auto.
Destra, decise. “no, non è… non è questo, no, no… no, non è questo, no…

3 - non è vero amore

mi vuoi un po’ di bene?” - erano al supermercato, reparto hi-fi.
“no, ovvio” - ci scherzava sempre.
mi vuoi un po’ di bene? dai dimmelo” - per lui un no era solo un no.
“sì, ma certo che domande mi fai” - concesse.
ah, beh al secondo tentativo. meno male” - disse sottovoce.

4 - nessuno mai

“le faremo un’iniezione che le bloccherà il cuore. non sentirà nessun dolore”.
“posso abbracciarla?”
“sì, certo.”
ti voglio tanto bene, nessuno ti vuole bene come me
“aspetti fuori, la chiamiamo non appena il suo cagnolino sarà morto”.
sì, va bene”

5 - Perché, è morto?

Tornò a casa che aveva in mente quella strana domanda: “mi vuoi un po’ di bene?”. ma perché gliel’aveva fatta? Sovrappensiero, per poco non investì un vecchio rimbambito fermo all’angolo, poi lo vide incamminarsi a destra. Parcheggiò l’auto, aprì il portabagagli e prese il fagottino avvolto nella coperta. Andò nella campagna di fronte e chiese al contadino: “posso seppellire il mio cane?“.
perché, è morto?” - disse quello. “eh sì, che è morto” - gli rispose.

“sì, fai pure, fai. povera bestia. dov’ero rimasto? ah sì, 46, 47, 48, 49, 50 ciliegie”.

per strada

14 novembre 2007

Per stradaMi piace moltissimo quell’ora che la gente torna a casa. E’ buio ma non è tardi, e ci sono un sacco di luci arancioni e blu e gialle e dei semafori. D’inverno poi è più bella ancora, quell’ora lì, anche se ogni tanto piove o se fa un freddo che manco con tutto il WWF addosso ti scaldi.

Mi son messo a guardare i riflessi delle luci dai vetri dell’autobus. Ogni tanto lampeggia il verde di una farmacia, l’arancio di un lampione vecchio, il bianco dei fari della gente in coda. E poi quando sento le ruote che schiacciano le pozzanghere e vedo i vetri che si appannano col fiato del freddo mi pare di stare nel posto più bello del mondo.

Con le foto fai fatica ad immortalare il momento. Ci volevo provare ma poi non sapevo che scattare, e mi son messo a fare clic alla rinfusa mentre camminavo. Mi ritrovo 20 scatti di marciapiedi.
Io poi non so perchè la gente si scusi sempre della qualità delle proprie foto e non si scusa mai della qualità di ciò che scrive, l’avete notato?
E’ bella quell’ora lì, quando torni, più che quando vai.

Crepe

5 agosto 2006

Sabato sera
In silenzio leggo
pagine di libri.
Mi tengo compagnia
e la tenda si muove.
Fuori qualcuno sorride,
ma non a me.
Mi fanno male le gambe,
camminare è doloroso.
E tu sei altrove,
lontano, faccio fatica, ti prego

aspettami.

Posso sedermi?

2 agosto 2006

Ero felice come mai lo ero stato. Strafelice. Se io fossi un miglior scrittore, potrei forse osare di descrivere come io mi sentivo in quella mattina di sette anni fa, ma fallirei comunque, anche se in maniera meno clamorosa. Posso accontentarmi di ricordare, e ripensare al momento in cui aprii gli occhi, e sentii un peso sul cuore, che mi diceva: “ora capisci perchè si vive”.

Qualche ora prima, mi trovavo in discoteca, indossavo un pantalone nero, una camicia rossa, uno sguardo felice ed un sorriso disarmante, e pensavo a divertirmi e a ballare, libero. Decine di occhi mi fissavano, io mi godevo l’illusione di essere considerato bello, perchè era proprio così che mi sentivo.

Poco dopo la mezzanotte, mi allontanai dalla pista stracolma guardandomi distrattamente intorno. Il bar era preso d’assalto, nel boschetto si aggiravano decine di ragazzi in cerca di compagnia. I miei amici conversavano dall’altro lato del locale. C’erano tantissimi ragazzi, ma a me ne piaceva uno. E quell’uno  sedeva ad un tavolo, da solo, e mi osservava con uno sguardo sereno. Gli occhi celesti brillavano intelligenti, ed era bello sostenerne lo sguardo. Sedeva solo, disinteressato alla folla. Aveva un’aria sicura e rassicurante. Mi appoggiai ad una ringhiera poco distante, e ricambiai i suoi sguardi azzurri con una sfacciata insolenza. Quella notte mi sentivo bene. Lo vidi muovere la mano sul tavolo, a sfiorare il vuoto, ma non si alzò. Lui stava lì.

Mi girava la testa. Mi pareva di essere in una sala vuota, nella quale c’era solo un uomo seduto ad un tavolo. La gente mi passava accanto, mi parlava, sorrideva ma non esistevano. Eravamo io e lui, che ci guardavamo negli occhi, a distanza di 5 metri, negli occhi, senza parlare ma dicendo molto. Sospirando, mi  mossi e andai al suo tavolo: “posso sedermi?”, chiesi. Sorrise.

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