Posts Tagged ‘mare’

Non è possibile

4 agosto 2008

Sulla spiaggia c’era la solita folla di ombrelloni. I bambini giocavano a pallone, l’acqua era luccicante, il mare senza onde.

Se ne tornava a casa prima che la schiena cominciasse a scottare troppo. Quando attraversava la strada, sapeva che la sua mamma lo stava a guardare da lontano, per cui si assicurava sempre che non ci fossero auto. Entrava nel cortile silenzioso e poi saliva le scale, i gradini freschi a contatto coi piedi ancora un po’ sporchi di sabbia. Si toglieva il costume e faceva la doccia, poi andava a leggere un fumetto in terrazza, seduto a terra, in un segreto angolo d’ombra. Era il momento più bello, quello.

Quel giorno, dal piano di sotto udì due voci:

andiamo in camera da letto dai, qui…qui sul terrazzo ci può sentire qualcuno
“chi vuoi che ci senta, sono tutti al mare a quest’ora”
lo so lo so, però dai per sicurezza, torniamo in casa
“qui è più eccitante… facciamolo qui”
sì ma… sicuro che sono tutti in spiaggia? ogni tanto c’è quel ragazzino che torna prima di mezzogiorno
“un ragazzino che torna dalla spiaggia prima di mezzogiorno? non è possibile”

Poi le voci si trasformarono in suoni. Baci, forse.

Ciottoli

31 luglio 2008

C’erano due persone sulla spiaggia. Lei si spalmava una crema sulle cosce, lui sedeva sulla battigia, lo sguardo rivolto al mare. La spiaggia era piena di rifiuti ma presto si sarebbe ugualmente popolata. Al largo, un barcone sollevava i primi spruzzi della giornata.

Dalla villa scendeva una scala nella pietra. Vecchie radici, l’odore della pineta, movimenti di creature sui rami. Vermi sotto un sasso, poi la sabbia. Le alghe ancora umide si ammucchiavano tra i ciottoli, con pezzetti di plastica, vetri, sigarette. La ragazza sussultò nel vedere arrivare il ragazzino.

Da dove arrivi tu?
“Dalla villa. questa è la nostra spiaggia.”
Ah, scusa, non lo sapevamo. Ci spostiamo subito, chiedi scusa ai tuoi genitori da parte nostra.
“Restate pure, io faccio solo una passeggiata sul lungomare. E poi i miei genitori non scendono mai, potete restare.”

L’uomo si voltò: “che succede?”
No, niente, è una spiaggia privata qui, ma questo ragazzo ci ha detto che possiamo restare.
“Ah. E’ sua la spiaggia? Digli che fa schifo. La potrebbero pulire più spesso.”
La ragazza sorrise, teneva un occhio chiuso per via del sole. “Per me è bella, non dargli retta, è un cafone.
Il bimbo annuì. “C’è una roccia con l’argilla qui vicino, se vuoi te la faccio vedere. “
Sì.

L’uomo li vide allontanarsi. Si alzò e andò a tuffarsi in acqua, lasciando le ciabatte tra le alghe, in mezzo ai ciottoli e ai rifiuti.

il mare non c’era

17 aprile 2008

Partimmo all’alba.

L’alba, che ho sempre odiato il freddo.

Restavo al finestrino ad inventare canzoni, contando le strisce bianche dell’autostrada. Ogni km ce ne sono 80. Guida sempre qualcun’altro, e comunque l’auto non l’ho mai sopportata. Pane per le metafore e per gli psicologi. Non ho mai sopportato guardare negli occhi la gente e decidere chi deve passare, ai semafori.

L’alba, che il cielo è del colore dei disegni dei bimbi.

La nonna sgranocchiava biscotti, mentre io fantasticavo di essere un atleta, del salto in alto o magari il decathlon. L’autogrill giusto, sempre quello dopo. I finestrini chiusi anche col caldo. Le canzoni più belle sempre a bassa voce. Comanda chi gira la manopola. Il viaggio al finestrino, a contare qualcosa. Non ho mai avuto l’entusiasmo per la partenza, ma sempre malinconia.

L’alba, che sei solo tu al mondo.

Basta partire, che la colazione cambia. Non mangiamo mai la marmellata coi biscotti ma la mangiamo in albergo, per esempio. Non mangiamo mica le brioches a casa nostra ma se siamo in bar ci sembrano irrinunciabili. Non ho mai saputo scegliere la brioche che veramente mi piace prima di sentirmi a disagio per l’idea di sembrare indeciso agli occhi del barista. Di solito dico “anche io”, dopo che ha scelto un altro. Tanto, da solo non ci vado al bar.

L’alba, che odio l’alba di capodanno.

A partire, si parte. Arrivare è il peggio. Perché a volte arrivi dove non vuoi. Le cabine erano di legno, scure, umide. Allineate e scheletriche, vuote e senza sabbia. Gli scogli cupi e infestati dalle alghe. Il tempo era diventato brutto, ed il mezzogiorno suonava di campane. Niente sole. E poi il mare non c’era. Quelle erano grigie valanghe di spuma, feroci, fredde, cattive. Entrammo dove dovevamo entrare.

catrame

16 gennaio 2008

Fu uscendo dall’acqua che notai per la prima volta la pianta di limone. Un frutto cadde al suolo spargendo nell’aria l’odore di agrumi. La donna dai capelli biondi sorrise, prima di squagliarsi sulla sabbia, spalmata di creme dense come il burro. Fu uscendo dall’acqua che mi accorsi dell’auto in sosta sul tornante della montagna, e dell’uomo che pisciava sugli scogli, 30 metri in basso.

Quando il cielo fu oscurato dalle nubi si udì un latrato. La pelle d’oca ed un ciottolo troppo aguzzo. La sagoma geometrica dell’ospedale sulla collina, una cicatrice sulla nuca. Il tuono ruttò la sua pioggia pesante e opaca sulle stuoie, una bimba inciampò scorticandosi un ginocchio. Latrati e urla, acqua che cola, acqua che scende.

La polla di catrame ribolliva. Il puzzo tappava i polmoni, e poi fece improvvisamente freddo. Non c’era tempo per raccogliere i vestiti, non c’era modo di raggiungere la strada, non c’era spazio per correre veloci. Sopra, una pressa di gocce; sotto, il nero tanfo della decomposizione; ai lati la paura della gente, una grotta, un cane, ciottoli, ciottoli aguzzi.

I gomiti erano ridotti a brandelli sul prato di ciottoli aguzzi. Nessun suono si udiva ma l’aria era rossa. Sperai che mi fossero scoppiati gli occhi. Pregai perchè mentissero. Fu entrando nell’acqua che superai il dolore. Il cielo tornò azzurro, il pavimento divenne sabbia, i latrati cessarono. E la pioggia, la pioggia pioveva altrove. Così aprii la bocca, ed urlai senza emettere suono alcuno.

4passi sulla terra

26 marzo 2007

A me il mare mi piace un sacco perché è bello. Oggi siamo andati con mamma e papà sulla passeggiata sul mare, di un posto che si chiama Nervi e ci sono gli scogli, lì. Così faceva freddo però il mare era calmo e volevo andare a mettere le mani nell’acqua, allora papà si è messo a scendere le scale che sono tantissime e mamma è rimasta sopra che ci guardava.>

Poi sono sceso ancora e ancora e sentivo il rumore dell’acqua fresca e mamma diventava piccola. Allora si sono avvicinati 2 signori a mamma e l’hanno sgridata, così papà è salito sopra e io sono rimasto male perchè volevo andare sullo scoglio! Questi signori sembravano uguali ai poliziotti delle mie macchinine, e hanno detto a papà che non si può scendere.

Però poi mi hanno guardato bene e gli sono simpatico si vede, perchè hanno chiesto a mamma dove abito, e quando mamma gli ha risposto il nome dell’ospedale allora loro hanno chiesto a mamma una domanda che lei si è messa a piangere, così mi hanno dato un pizzicotto ed hanno detto che va bene potevo andare a mare, però papà ed io dovevamo stare molto attenti. Così papà ha detto che sarebbe stato attento e mamma è rimasta a guardare coi 2 signori e con mio fratello.

E quando poi sono tornato mamma mi ha detto che mi aveva visto mentre mettevo le mani nell’acqua e facevo “ciaf! ciaf!”, in braccio a papà, e poi che l’ho salutata anche se la vedevo piccola piccola in alto. I poliziotti mi hanno comprato il gelato a pistacchio e si vede che sono magici perchè è il mio preferito! Poi mi sono messo a giocare un po’ ma domani però devo tornare in ospedale e non ho voglia perchè poi mio fratello deve tornare a casa a scuola, perchè lui è grande.

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