Posts Tagged ‘natale’

il post senza l’albero

22 dicembre 2008

Casa mia è la mia sedia davanti ad uno schermo. Le foglie delle mie piante che cercano la luce, lente ma instancabili, casa mia sono gli oggetti che restano lì dove io li ho lasciati, è la crepa sul soffitto, la tenda che si muove, il vuoto nel frigo, i libri ammassati, l’acqua che scorre nei tubi, l’albero di Natale che non c’è.

Ci fu un albero ed un bimbo che imparava i colori. Il davanzale e i vetri appannati, ciocche di capelli. Soffiò sulle candeline, soffiò, poi non più, mai più. 

Se mi affaccio alla finestra vedo uno di quegli alberi gonfi, violenti, di mille colori. Le luci scandiscono le altrui serate col loro ritmo tranquillizzante. C’è più felicità in quella luci? L’anziana donna chiude le tende, non faccio neanche in tempo a sorriderle, i colori delle luci sono sfocati, ora.

Ci fu un albero ed un cagnolino cieco che passò la notte ai piedi del letto. All’alba le luci si spensero e non tutti si svegliarono.

Una volta fecero un albero gigantesco e tutto dorato. Ci andavo vicino, alzavo gli occhi e mi sentivo in un paradiso di neve. Sentivo i bambini pattinare. Una mamma mi salutò, così guardammo i bimbi pattinare finché il piccolo non cadde, poi voltai le spalle alla montagna dorata.

Ci fu un albero con tanti regali. Tanti regali mancanti. La mezzanotte giunse come una liberazione. Ci affacciammo per vedere i fuochi d’artificio.

Passo ogni anno dal ragazzo che suona la fisarmonica. Quando tornavo a casa, tardi, lo guardavo contare le monetine raccolte in giornata. L’ho sempre visto sorridere, mi è simpatico. Passo e lo saluto, so bene che lo fa con tutti ma anche se non si ricorda di me invece lui per me è speciale. Lui è la musica del mio Natale, quello che festeggio nel segreto dei miei pensieri.

Ci fu un albero nel passato che ancora non conosco e di cui non posso raccontare.

il natale è rosso

22 dicembre 2007

Arancione A Natale sono tutti di colore rosso
ma la cosa più rossa che ho in casa in realtà è arancione.
(<– vedi foto a lato)

Beh, a chi ci tiene tanto ma proprio tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene: Buon Natale!

a tutti gli altri: Buon Natale anche perchè non so che altro scrivere e poi non mi voglio scervellare.

Ora prendo il mio bel trenino e vado direttamente nel passato remoto, un luogo fatto di mozzarelle, pizze, baccalà e nipoti urlanti. Un luogo in cui la mamma è regina, alle 21 c’è il coprifuoco e alle 7 suona il gong. Dove sei figlio che torna.

In questo posto la mia lingua è il dialetto, la mia giornata è nondamegestita, e l’affetto mi circonda sotto forma di sì e di “sì?”. Torno in una bolla. Una sanguigna bolla rossa di Natale, con la foto di 4passi alla parete, i gerani nei balconi, la biancheria che profuma. Il calore del forno, il suono della tv, i passi della nonna, la presenza di papà. E poi, e poi…

Vado, poi torno.

Viaggia da solo

21 dicembre 2007

bus vuoto

A Natale si fanno gli auguri. Lo fanno tutti ma non si capisce bene cosa ci si augura. Dopotutto la formula è “buon natale” che non è molto diversa da “buon giorno”, basta che il giorno abbia un nome.

Però buongiorno è buongiorno e buonnatale è rosso, è le palline, la famiglia a tavola, i regali, siamo più buoni, è così e basta, la messa a mezzanotte, 300sms, stacchi la spina, il dolce nel forno, i propositi, i ricordi, l’atmosfera, l’illusione.

A Natale si fanno gli auguri a tutti. Anche a chi non conosci e a gente che manco sai chi è e perchè. E poichè tutti lo fanno, è cosa da farsi. E’ risaputo. Così succede che la lezione finisce, e che (quasi) tutti si attardino. “Auguri!”…”scusa come ti chiami? ah sì, tantissimi auguri!”. A me neanche è venuto in mente, a dire il vero. Me ne sono andato a prendere l’autobus come al solito. Ma ero l’unico alla fermata, perchè gli altri erano ancora intenti a farsi gli auguri. E ho viaggiato da solo, come spesso mi accade.

chewinggum

27 novembre 2007

Non appena si illuminò l’albero di Natale, quella fetente cominciò a cantare ad alta voce, e nessuno sapeva come farla star zitta. Il cane, poveraccio, abbaiò: qualcuno gli aveva dato un calcio da sotto il tavolo. Sembra che in bagno si fosse fulminata una lampadina, ma chi può giurarci, ora.

I regali facevano schifo come al solito, e poi i maglioni grigi non piacciono a nessuno. Almeno le caldarroste erano saporite come quelle che faceva la nonna prima che cambiasse casa. Quella casa lì aveva una credenza coi vetri rotti. Sembra che qualcuno ci si fosse tagliato l’anulare, una volta.

Masticando la sua gomma, si affacciò al balcone per vedere le macchine ferme al semaforo. Il tipo stava cambiando radio, mentre una donna correva con una torta dentro a quei scatoloni orrendi che solo le torte.
Sembra che suo padre morisse proprio allo scattare del verde, ma chi può giurarci, ora.

Quando arrivò il dottore disse condoglianze e allora la mamma scoppiò a piangere. Non si capisce perchè proprio allora. Certo che a morire a Natale si deve essere proprio degli egoisti. Per non parlare poi dei soldi sprecati nei regali a un cadavere. Fosse stato più magro, avrebbe potuto mettersi anche il suo maglione.  In più, la pioggia.

l’albero di Natale

18 agosto 2006

Si avvicina Natale. Nel giardino del nostro condominio hanno preparato un bell’albero, un abete con tante palline colorate, che lampeggiano. Sono ancora molto piccolo e non riesco ad affacciarmi alla finestra da solo, per cui ogni tanto qualcuno dei miei fratelli mi prende in braccio e posso guardare in giardino.

Mamma è in cucina, ed è già sera, ed io mi diverto ad osservare le luci dell’albero, che si spengono e poi si riaccendono a caso. Stasera mio fratello ha giocato a lungo con me, poi io a parole mie gli ho fatto capire che volevo guardare l’albero di Natale, e lui mi ha preso in braccio. Siamo nella stanza in cui non c’è mai nessuno, perchè gli altri due miei fratelli sono in camera, e mamma e papà in cucina.

C’è una tenda, e dietro la tenda il davanzale. Mio fratello mi ha preso in braccio e mi ha fatto sedere lì, sul davanzale, e lui è accanto a me che si assicura che io non cada. Ma io non mi muovo, sto guardando le luci dell’albero, proprio di fronte a me.

“quella lì è rossa, vedi?” - mi dice mio fratello.
“quella invece è gialla” - “gialla” - ripete.

Io ascolto attentamente. Sto imparando che ogni luce ha il suo nome. Mio fratello è paziente, e segue il mio sguardo, poi quando si accende una luce io faccio un gridolino, e lui mi dice il nome di quel colore.

“Verde!” - esclama. “Blu!…rossa!…”

Fu Natale anche per me, e mamma chiese a Gesù Bambino di farmi tornare l’appetito. Ormai iniziavo a dimagrire.

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