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il post in cui ci sono solo bolle che scoppiano

15 maggio 2009

Il panorama era splendido. L’incendio sui boschi, le auto sulla statale, la gente sul lungomare e la barca nei riflessi del tramonto. Dalle finestre aperte entraval’aria salmastra e il suono delle voci. Un piatto di pasta, la tv accesa a caso, il copriletto in ordine. Quando suonò il campanello aveva già smesso di piangere da un pezzo.

La nebbia sul cavalcavia. Una macchia sul polsino, le 8 e 10, le auto, ieri sera, la nebbia sulle strisce pedonali. La pozzanghera è gonfia, la gente si ritrae. Sono colorati, gli ombrelli. Passa l’altro autobus, qualcuno pronuncia un nome. Le 8 e 15, le auto, ieri sera, la nebbia. Si apre la porta scorrevole, ti salutano, devi sorridere.

Per cui è così che è andata. Potevi chiedere, certo, ma non ci sei riuscito. Apri l’acqua calda. Anzi, bollente. Bastava chiedere. La tendina si attacca alla schiena, le gocce sui piedi. Chiudi gli occhi. E’ così che è andata e forse più è bollente e più presto te ne scorderai. Maledetta tendina.

E’ buio da una notte intera e fa freddo da tutta la vita.  

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