Posts Tagged ‘parco’

la passeggiata al parco

31 marzo 2008

Argomento del giorno è naturalmente la mia passeggiata al parco. Sembra che la BBC ne ricaverà un documentario. Ordunque, si definisce come “passeggiata al parco” qualsiasi passeggiata di più di 30 minuti, di domenica, col sole, tra la gente e senza buste della spesa, anche se non è al parco, voglio chiarire questo punto. Vale lo stesso: la mente è uno strano congegno.

Per l’occasione indossavo la mia divisa invernale, ma senza maglia, in omaggio all’ora legale. Itinerario previsto: fino all’incrocio, poi di là, poi dritto, quindi di qua, il parco e poi dietro. Semplice. La gente che ha avuto la stessa mia idea (o meglio, un’idea che si avvicina all’idea che ho dell’idea che ho avuto) era numerosa come a un concerto di Ratzinger, decine di poppanti infagottati nei passeggini, i papà con liquami alla lavanda, le mamme con le scarpe comprate a Pasqua ancora troppo strette.

Tantissimi i Berlusconiboys a dispensare carta da rifiuti. Poi, il mercatino di bancarelle e di grassi sfrigolanti, piume di alpini, volontari con sfigmomanometri, metà popolazione extracomunitaria di Parma, zitelle coi bijoux di moda nell’83, qualche tamarro con l’abbronzatura da tumore alla pelle, io, turisti in cerca del Battistero, gruppi di studenti più magri di una XXS, giocolieri, puttane, varia umana solitudine.

(pausa che dà profondità e spessore psicologico)

Sono tornato a casa ma al parco non ci sono mica andato, mi ero già stufato alla grande e poi avevo le mani gonfie. Urge consulto. In compenso ho rispolverato la mia cyclette e ho pedalato 10km: non da strapparsi i capelli ma comunque un re-inizio. Oggi poi è un lunedì ma è il 31, questo accostamento non lo posso sopportare. Inoltre, finchè non arriverà e passerà il mio compleanno meglio stare alla larga da me, vi avviso.

solo nel bosco

21 novembre 2007

Qui dietro c’è il parchetto dell’Auditorium di Renzo Piano, quello che è così giustamente famoso per la sua splendida architettura sembra una specie di capannone Amish,  ebbene in questo parco c’è una folta forestuola che costeggia il muro perimetrale. Croccante di foglie cadute sui preservativi usati, il vialetto più esterno fa cagare sotto dalla paura è un luogo appartato e silenzioso.

Di sera poi è una disperazione dal momento che ci sono solo quelle luci a terra, che fanno tanto piscina di Miami Vice ma che illuminano peggio dei fanali delle bici. Così chi osa avventurarsi nel vialetto fa meglio a scaldare i muscoli per l’eventuale fuga che non si sa mai. Ora però il punto è che con mezza Parma a disposizione perchè mai uno deve andare proprio lì? Semplice, per spiare le coppiette perchè dietro c’è un parcheggio nel quale hai appuntamento con un amico!

Beh con scatto felino ed agile mossa ho evitato le improvvide siringhe (ma c’azzecca improvvide a questo punto? la volevo usare…) e mi sono avviato verso il cancello che dà sul parcheggio, quand’ecco che odo rumore di umidi baci. Il tempo di fare un passo e wow ma che roba è orrore che vedo? un rude maschione che offre alla sua generosa compagna una prova evidente del suo compiaciuto interesse.

Furtivo come uno scarafaggio, veloce come una biscia (altro che biscia) mi dileguo e raggiungo l’amico in attesa al parcheggio. Noto con la coda dell’occhio che la voluttuosa coppia non si è scomposta manco per idea, e nonostante il freddo da Sàn-to-Na-tàl hanno continuato il loro torbido rituale d’accoppiamento. Gli è andata bene che fossi io e non una specie di Pacciani. E comunque alla ragazza è andata meglio di tutti.

spacciatore

29 ottobre 2007

Col mal di testa che avevo ieri pomeriggio, ho deciso di fare un giretto al parco qua dietro al Warner Village. A quell’ora ci sono solo mamme, paparini e passeggini, però almeno l’aria è fresca ed ancora non si è fatto buio. E poi è croccante il suono delle foglie cadute, una specie di analgesico naturale.
Mi son messo a camminare senza pensieri, limitandomi a guardare senza neanche osservare, in fondo ero intontito dal doloretto, e pensavo solo a passare un po’ di tempo.

Un tipo in bici, una vecchia col cappotto marrone, papà che allaccia le scarpe alla bimba, due ragazzi che chiacchierano sulla panchina, una tipa che si fuma una sigaretta mentre il barboncino fa pipì. Questo il campionario umano, nei lunghi viali semivuoti, con panchine semivuote a barricare ampi spazi verdastri, vuoti.

A un certo punto sento un fischio, ed un richiamo. Mi giro perchè vorrei vedere chi fischia chi, in quel deserto urbano. E sono io il complemento oggetto. Ci sono i due ragazzi alla panchina che, ora lontani un 100 metri, mi chiamano e fischiano. Li ignoro, si saranno sbagliati. Poi il viale finisce e faccio dietro front, così passo davanti ai due, nuovamente. Stavolta mi “psss” “ehi!”…così li guardo, e mi fanno dei segnali.

Vogliono qualcosa che non ho. Ma quando vado via non sembrano soddisfatti, e mi seguono. Allora comincio a preoccuparmi, perchè se questi sono fatti… sono imprevedibili. Senza correre, ma simulando calma, mi avvio verso l’uscita. I due cominciano ad accelerare e corrono. Mi raggiungeranno prima che possa farmela sotto, penso.

Per mia fortuna, qualche film del Village è finito poco prima. Svoltato l’angolo, incrocio decine di persone che vanno verso il parcheggio. Mi ci posso confondere, girare di qua, girare di là, seminare i 2 ed infine tranquillizzarmi.
Mal di testa passato, e qualcosa da raccontare.

sono un cane

21 ottobre 2007

Ma si può? l’altro giorno passeggiavo nel parco dietro casa col mio miglior stile da pensionato, e a parte il freddo non c’era poi molta gente. Sì certo ogni tanto si vedevano accoppiate vecchiette+badanti ucraine (le riconosci dal taglio di capelli e dallo smalto alle unghie del ‘84, diciamolo). Però per lo più il parco era vuoto.Così c’era anche poco da osservare, allora mi son messo a vedere le testuggini che prendevano il sole. Certo che loro di pazienza ne hanno da vendere. Fanno un centimetro ogni secolo e manco sembra che la cosa le turbi. Insomma per farla breve a un certo punto mi sento chiamare: “Adamo, vieni qua!”

Così mi giro, perchè inutile dire che il mio nome non è proprio il più comune dell’anagrafe, e stupore dello stupore, vedo un bastardino scondinzolante che raggiunge una sportiva proprietaria. Si era allontanato andando su un’aiuola a fare sa lui cosa. Lascio da parte la testuggine e mi dirigo verso il mio omonimo.

Cioè, mai sentito un cane che si chiama Adamo. Devo dire però che l’ho trovato subito carino. C’è poco da fare, uno basta che ci trova un motivo, e se vuoi un motivo lo trovi sempre, embè ecco che quel cagnolino, magari anche il più cretino dei cani del mondo, mi è subito diventato simpatico. Veramente non ho trovato un pretesto per avvicinarmi e rivendicare la paternità del nome, e poi avrei messo in imbarazzo la mammina.

Comunque, bau.

Bad Behavior has blocked 100 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok