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Precario distrugge NewYork per ripicca condominiale

12 Settembre 2007

Precario distrugge NewYork causa ripicca condominiale.
Choc negli USA: un giovane turista fa esplodere una bomba al neutronio dopo aver eluso tutti i controlli della sicurezza nazionale. L’agente Jack Bauer, la superstar della serie “24″, era occupato a torturare il presidente russo, per svelare eventuali coinvolgimenti.

Ma procediamo con ordine.
Recenti ricerche neuroscientifiche condotte nella PsycoLabChe(mistress) di Baltimora hanno evidenziato che alcuni soggetti, geneticamente predisposti, possono sviluppare strane alterazioni dovute alla visione di preventivi troppo esosi.
I casi finora accertati parlano di una casalinga finlandese che ha scavato una buca di 20km in una notte di luna piena; di un giovane marocchino che ha bloccato i lavori dell’acquedotto di Nantes con un Kebab gigante, di un anziano portoghese che ha sputato nell’atlantico, colorandone le acque di rosso.

Ma stavolta la natura umana ha raggiunto limiti insperati (e non auspicabili). Il precario italiota, il cui nome taceremo, avendo visionato un preventivo di 8000 euro per installazione di caldaia + lavori murari, ha emesso un urlo, che secondo i testimoni superava l’intensità di un rombo di terremoto. Sembra che i piccioni nel raggio di 2km siano stramazzati al suolo, sconfitta dall’onda d’urto.

Libratosi nella mesosfera con animo vindice, il tenue umanoide ha compiuto un doppio salto mortale carpiato raggruppato, per un coefficiente di difficoltà 3,5 ed è atterrato in Central Park, a pochi passi da una cacata di cucciolo di dalmata. Tra l’incredulità dei passanti, ha pronunciato la parola magica letta a pagina 77 dell’ultimo libro di Harry Potter, e l’intera grande mela è andata a fuoco.

Ironia della sorte, ogni volta che qualche Adamo si occupa di mele succede qualcosa di grave. Terremo i lettori aggiornati su eventuali sviluppi della triste faccenda, e cogliamo l’occasione per invitare la cortese cittadinanza a raccogliere le cacche di cane.

vita da chiosco

31 Agosto 2007

Qui in centro ogni centimetro quadro costa più di un bunker, e quando spunta un nuovo negozietto si può star certi che l’affitto vale come uno spot pubblicitario durante i mondiali di calcio. Infatti poi i negozi muoiono a ritmo impressionante. Poi c’è la lotta per le edicole. Cioè, se sto alla fermata dell’autobus e mi giro a destra vedo l’edicola x famiglie, se mi giro a sinistra e butto l’occhio dopo la fontana c’è l’edicola pornostraripante, e invece di fronte a me, a meno di 50 passi il chiosco numero 3, col bel panorama immerso nel monossido di carbonio.

Io dico che tutta questa gente che legge i giornali non è che proprio ce la vedo, ma io non sono il comune di parma, e si vede che i margini delle edicole sono alti lo stesso. Praticamente tutti e 3 gli edicolanti mi salutano come il loro migliore amico, pur di assicurarsi l’euretto del giorno dopo. E poi stanno aperti fino alle 7 pur di acciuffare il passante serale, un tour de force che costringe intere famiglie alla maratona dell’edicola, dalle 6 di mattina aperte, ma senza il profumo delle brioche o del pane sfornato da poco. Di mattina i baldanzosi maschietti, la sera i paparini, a mezzogiorno ci vedo la mamma o la cognata o la sorella o boh.

i biglietti dell’autobus, loro non li vendono più, mi hanno detto mamma e figlia del chiosco numero 1: ci guadagnano 1 centesimo a biglietto, è solo una rottura di palle andare a prenderli quando finiscono, praticamente ci guadagnano la benzina che poi fanno per prenderne di nuovi. Dicono che si guadagni sui 1500 al mese, anche se sono in pieno centro. Io non so se proprio c’era bisogno di dare la licenza all’edicola nuova.

Io, per esempio, mi dirigo a quella nuova perchè è di strada dal supermercato. Le edicole 1 e 2 possono tirare una tacca in meno sul numero di clienti, e chiaramente come me tante altre tacche in meno. Mi spiace perchè mi immedesimo, sapete, 3 anni fa volevo acquistare il chiosco 1, però la banca non mi concesse il prestito anche se l’edicola era avviata e dovetti rinunciare. Adesso c’è una ragazza sorridente che divide l’attività con mamma e fidanzato, e tutte le mattine fa il giro dell’isolato a portare riviste e quotidiani ai vecchietti. C’è caso che cominci a bussare anche a me, se non mi vedrà più arrivare!

lo scambio degli ostaggi

21 Agosto 2006

semaforoUna delle grandi differenze che mi saltarono all’occhio quando mi trasferii a Parma da Napoli, e che ancora adesso mi fa sorridere, è il comportamento delle persone al semaforo. Dopo tantissimi anni in cui ero abituato a guardare a destra e a sinistra anche col verde e sulle strisce pedonali, qui a Parma mi sembrava una situazione buffa vedere che tutti aspettavano pazienti il proprio turno anche senza auto nel giro di un km.

Grandi masse di pedoni si affollano ai lati della strada, e si fronteggiano e si osservano in assoluta immobilità. Nessuno parla allo sconosciuto che gli sta accanto, (a Napoli si attacca bottone con assai più facilità) e con rassegnata abitudine attendono che appaia l’omino verde. Poi si muovono all’unisono, e si incrociano senza particolare interesse. Mi è sempre sembrato come nei film polizieschi, quando c’è lo scambio degli ostaggi.

Civile, anzi naturale, certo, ma indubbiamente inconsueto agli occhi abituati all’autogestione tipica di tanta parte delle città napoletane. E lungi da me criticare l’uno o l’altro comportamento, sia chiaro che non tutti i napoletani passano col rosso, così come non tutti i parmigiani aspettano il verde. Però io porto la mia esperienza, e posso testimoniare che il semaforo verde non è verde per tutti. Ad esempio capita che qualche automobilista si incazzi con te perchè lo rallenti sulle strisce mentre lui passa col rosso; o che un pedone che attraversi col rosso maledica l’auto di chi frena bruscamente per non investirlo. Qui invece anche alle 6 di mattina, se sei solo per strada, aspetti. E non sbruffi nemmeno!

Gran parte dei miei amici settentrionali sono affascinati dal traffico di Napoli, e trovano difficoltà a guidare in quel caos. Lo stesso si può dire del contrario, però, con amici napoletani che visitano Parma e devono gestire la guida in maniera differente da quella a cui sono abituati. Ormai però le cose si stanno gradualmente allineando nel senso di un maggior senso civico giù, e di una maggiore flessibilità quassù, e scommetto che sempre meno “emigranti” (che parola retrò vero?) si stupiscono dello scambio degli ostaggi. E meno male.

due amiche

3 Agosto 2006

Dopo il temporale, ho aperto le imposte e mi sono goduto l’aria carica di energia 5 minuti alla finestra. 3 piani più in basso, due amiche si incontrano.
<<ciao! come sei bella oggi! ti sta bene questa gonna verde!>>
“grazie bella! è il primo complimento che ricevo oggi!
<<ma dai non ci posso credere… stai tornando a casa?>>
“sì, metto in ordine poi torno al lavoro”
<<e quando vai in ferie?>>
“adesso c’è molto lavoro, lo sai, penso a fine mese e tu dove sei stata che sei così abbronzata?”
<<no io sono stata 2 settimane in Corsica…bello poi ti racconto con calma!>>
“sì dai sono curiosa ora scappo che tra mezz’ora ho un cliente”

Torno in casa sorridendo. Chissà perchè pensavo che le prostitute non dovessero avere altre amiche al di fuori di prostitute. Invece quella che “esercita” nella mia strada ne ha una, e sembra che le sia anche affezionata. La naturalezza con cui l’amica le ha chiesto delle “ferie” mi ha colpito. Ci vuole un’apertura mentale notevole, che non penso sia dote di tanti. Nella consueta ipocrisia, tutti direbbero “sì sì io non giudico io sarei amico di una prostituta bla bla”, ma nella pratica stento a crederlo.

il giardino segreto

19 Luglio 2006

Il giardino segretoQualche volta le sorprese arrivano davvero inaspettate.  Credi di aver visto tutto, di aver capito tutto ed invece non sai niente. Perchè spesso guardi in una sola direzione, mentre c’è molto da vedere anche altrove.

Un palazzo: vedi il portone, i muri scrostati, la vernice di un colore scialbo, con la scritta “Mary ti amo“; vedi le tendine alle finestre, i gerani un po’ appassiti, il citofono con un graffio in basso a sinistra. Ma non puoi vedere cosa nasconde all’interno, a meno che ci abita non ti faccia entrare.

E una volta entrato, talvolta, si spalancano sale arredate con gusto, stampe delicate su muri dipinti a colori pastello, discrete tende ricamate che danno su stanze dai profumi fragranti. Talvolta, dietro un muro incrostato si nasconde un giardino, che è tenuto segreto, lontano dai graffi dei passanti, dagli sguardi di chi non guarda oltre, lontano da tutti, in alto, inaccessibile. La bellezza di tale giardino è per pochi, spesso per nessuno. E se è trascurato, le piante tentano da sole di farsi strada tra le recinzioni, di trovare acqua dove acqua non c’è, luce dove non c’è che ombra, ed il giardino giace dimenticato. La rosa non sboccia, se l’acqua non ha prima bagnato le spine.

Tosaerba automatico

11 Luglio 2006

Uno dei passatempi più rilassanti di questi giorni è osservare in azione il tosaerba automatico dei miei vicini. Abito al terzo piano, e se mi affaccio alla finestra vedo uno splendido giardino, con una delicata vasca per i pesci rossi, e siepi ben potate. Ghiaia e sentieri in ordine, piante verdi e fiori che sembrano usciti dalla cornice del Decamerone.

I miei vicini o meglio dirimpettai sono una coppia di anziani, che si godono la casa da poco ristrutturata. Da qualche tempo hanno acquistato un marchingegno diabolico, un verde tosaerba automatico che sembra un piccolo motoscafo. Schiacci il pulsante e l’aggeggio parte: se incontra ostacoli fa marcia indietro e poi si volta random di un certo angolo, in modo che col tempo percorre tutto il giardino.

E’ rumoroso, ma un rumore monocorde, pertanto ci si abitua e non è fastidioso, diventa un sottofondo, un po’ come il traffico o la tv lasciata accesa. Ogni tanto mi affaccio e lo guardo in azione, scommettendo tra me e me su quale percorso compirà, e di rado indovino…

Ieri il povero tosaerba si è incastrato tra la vasca dei pesci rossi e il muro. Praticamente nel suo vagabondare si è avventurato in una specie di corridoio, 1 metro e mezzo che separa il lato piccolo della vasca in mattoni ed il muro dove sono depositati rastrelli, zappa ed altri attrezzi. E’ una zona povera di erba e piena di ostacoli, così il malcapitato motoscafo verde faceva marcia indietro ogni 20 cm, ma non beccava mai l’angolo giusto per divincolarsi! Un giro di 30 gradi e poi “crash!” sui mattoni; marcia indietro, giro a destra e poi “patatrac!” sul rastrello! E’ andato avanti così per un po’ mentre io dall’alto tifavo per l’angolo giusto… finalmente l’ha trovato ed ha infilato una morbida striscia d’erba, poi ha attraversato la stradina di ghiaia ed è scomparso nel lato di giardino che non posso vedere.

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