Posts Tagged ‘pensieri’

Dimmi pure, che destino avrò

14 Aprile 2007

L’odore di detersivo e le piastrelle lucide. Qualcuno rovescia l’acqua sporca da un secchio rosso.
Fiori appassiti in un vaso verde, le foglie si afflosciano nella penombra della stanza. Su una panchina scheggiata una coppia si scambia umidi baci. Un’anatra nuota contro corrente, il fiume limpido di pioggia fresca.

Il ragazzo in bici pedala a fatica, un uomo in gessato grigio lo supera sulla sinistra. All’incrocio, la mamma saluta il figlio che scende dall’auto. La fotocopiatrice sibila senza sosta risuonando nella sala. C’è odore di caffè e di mattina.

La vecchia cade, la ragazza ride, l’altra donna l’aiuta a rialzarsi. Piange dall’imbarazzo più che dal dolore, si mette in cammino claudicante verso il prossimo passo falso che chissà quand’è. E chissà cosa mangerà a pranzo e con chi. E dove. E se avrà ancora dolore e se piangerà. E se ha qualcuno con cui sfogarsi. Ce l’ha?

Brivido, poi suona la campanella della prima ora.

Fidati!

13 Dicembre 2006

Non sopporto non sopporto e non sopporto chi dice: “fìdati!”. Ma fidati di che? e perchè poi?

Quel fìdati trasforma in paternalistica predica un intero discorso, ti mette nella condizione di chi non sa un cacchio, di chi “poveretto ora gl’insegno tutto io”… è un modo di dire a mio avviso allucinante. E’ una specie di evidenziatore della banalità, una conclusione che sa di ovvio e di vuoto, oh insomma io proprio non lo reggo.

 

Eppure in parecchi lo usano…mi viene in mente qualche tempo fa, ad esempio, conobbi un tipo ed al primo appuntamento cominciammo a parlare “che fai nella vita” “che ti piace fare” ecc… e insomma a lui piace viaggiare e
sei mai stato a Parigi?” -no-
sei mai stato a Londra?” -no-
son belle, fidati!”

ed io già toglievo 2000 punti…poi vabbè lui riparte all’attacco
sei mai stato a Venezia?” -no-
sei mai stato a…” - guarda che io non viaggio non ho soldi lo so bene che queste città sono splendide… e lui, ottuso:
beh fai male, l’Italia è bella, fidati!”

 

Ora si capisce che mai più ho voluto rivederlo. Come si fa a dire: “l’Italia è bella, fidati?”.  Mi sembra una frase così imbecille da dirsi che al confronto “complimenti per la trasmissione” è innovativa come i brufoli che spuntano al mattino. Poi ci sono tanti altri esempi…uno più banale dell’altro, da mozzare il fiato… non so:
perchè non esci mai?” - perchè sono un tipo solitario -  ”avere amici è bello, fidati!” -
oppure anche  “hai visto il film x?” - no volevo vedere y - “vai a vedere x, fidati!”.

 

Mi incazzo da solo se penso a questi dialoghi. Meglio chiudere il post

Straniero

30 Novembre 2006

A oe io i eo oì. Eo i ae io ua oa e iee uo ee u aa oa.
E’ ua iuaioe aeo iiie a oeee a uo. O ouaee eio i o ioae ueo e io i ueo o.
IIao i u oo ao i oeioi, ee ai o oo ai i auae.

5 giorni

17 Luglio 2006

Dopo tanti anni da pendolare, per studio o per lavoro, le stazioni le conosco assai bene. E non le amo, proprio non riesco. In stazione l’attività principale è attendere, e l’attesa non è la più felice delle situazioni in cui trovarsi. D’inverno c’è sempre tanta gente, ma ognuno è immerso nei suoi pensieri, nella sua attesa, per cui sei solo come d’estate, quando ai binari si è davvero in pochi.

Partire significa lasciare il posto in cui ti trovi. E il ritorno non è che una nuova partenza.

PartenzaC’è chi ama confondersi tra la gente, a metà treno, chi invece sceglie di starsene per conto suo in testa al binario. Io sono tra questi, solitamente mi incammino fin dove non ci sono che due o tre viaggiatori, se trovo da sedermi sfoglio una rivista, altrimenti resto in silenzio e aspetto che l’altoparlante annunci il ritardo.

Sì, il ritardo, non è mica una novità… dal 1990 al 1996 avrò preso almeno 150 volte l’anno il treno, e dal 2001 al 2006 almeno 100 volte l’anno. Facendo qualche calcolo per difetto sono almeno 800 ritardi.

Chiunque faccia il pendolare sa che non esagero. Che frustrazione quando lavori e devi timbrare un cartellino, e il treno parte tardi; quando ti svegli invano alle 5:40; quando sei al semaforo in trappola e l’orologio avanza verso un rimprovero del tuo principale. 8000 minuti di attesa nell’attesa, 130 ore, più di 5 giorni di attesa. 5 giorni della mia vita li ho regalati alle Ferrovie dello Stato. Prego, prendeteli.

In treno sono stato invitato a un matrimonio di co-pendolari; sono stato minacciato con un coltello; ho fatto sesso mentre due ragazze dormivano; ho subito un tentativo di scippo; ho lasciato libri per il bookcrossing; ho perso una sciarpa; ho trovato 6 euro e 50 in monete; ho conosciuto centinaia di persone; ho letto migliaia di pagine; ho pianto; mi sono confidato; ho ascoltato tante storie.

C’è un pezzo della mia vita sui binari. E ci sono soprattutto attese. Da qualche mese prendo il treno ogni due - tre settimane, e mi rilassa. Guardo il tabellone degli orari senza fretta, gioco coi distributori automatici, sorseggio una bibita e all’annuncio del ritardo sospiro con meno risentimento. Non ho fretta di partire, nè di arrivare. Aspetto.

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