Posts Tagged ‘povera nunzia’

contiene solo le cosce, e qualche bugia

18 aprile 2012

Nunzia si era messa in testa che Tommasino le faceva le corna, e così chiamò la sorella al telefono disse Imma senti ma sai se Tommasino ha chiuso l’officina affacciati un secondo al balcone per piacere. Imma si girò col collo per vedere se riusciva a buttare l’occhio da dietro la tavola poi disse Nunzia sto dando la bottiglietta di latte alla criatura aspetta un secondo chiamo Geppino, aspetta un secondo. Nunzia mentre aspettava un secondo si teneva mantenuta la cornetta con la spalla mentre con le mani sciacquava i piatti sotto l’acqua tiepida. Imma chiamò il figlio ad alta voce urlando Geppino bello a mamma affacciati un secondo llà fuori vedi se zio Tommasino sta ancora nell’officina o se ha chiuso. Geppino uccise un attimo il boss del secondo livello poi posò il joystick e andò a vedere e c’era una macchina scassata fuori all’officina e zio Tommasino stava con la testa sotto e le cosce di fuori mentre uno si fumava la sigaretta sul marciapiede. Entrò dentro e disse sì sì sta aperta l’officina, lo zio sta aggiustando una macchina.

Nunzia sentì già da sola la risposta così disse ah assafaamaronna Imma senti una cosa il dottore domani sta di mattina o di pomeriggio, e Imma rispose che stava di mattina, e poi il figlio fece il ruttino. Allora Nunzia finì di asciugare la casseruola e andò lì fuori a stendere i panni. La signora del palazzo di fronte stava affacciata che spezzava i gerani e fece buonasera con la testa. Nunzia fece cadere una cannuccia nel cortile dove i ragazzini stavano giocando a pallone, riconobbe il figlio dell’infermiera e da sopra il balcone urlò a Giannino se le saliva un secondo la cannuccia che era caduta. Giannino aveva segnato solo due gol e si fece le scale fino al terzo piano, in cambio di un grazie assai e una manciata di confetti con le mandorle. Poi Nunzia andò un secondo di là a sistemare i maglioni nell’armadio e prese la criaturella che si era svegliata. Cambiando il pannolino le venne la lampadina in testa che si era scordata l’orologio a casa di Imma ieri pomeriggio.

Prese il telefono e chiamò Imma uè Imma l’orologio mio sta da te? Quand’è che me lo sono tolto non mi ricordo? Imma si girò col collo verso il mobiletto all’ingresso disse sì sì sta qua te lo sei levato ieri per farmi vedere che tenevi l’irritazione sotto. Poi la criatura si è messa a piangere ce lo siamo scordati. Abbi pazienza Imma dicci a Geppino che lo porta a Tommasino giù all’officina, sennò finisce che non ci vediamo fino a domenica senza orologio come faccio. Imma allora chiamò a Geppino Geppì! Geppì! porta l’orologio che sta sopra il mobiletto a zio Tommasino, dicci che la zia se l’è scordato a casa. Geppino stava finendo il secondo giro ancora in pole position, posò il joystick e scese con l’orologio in mano.

Sulle scale ci stavano Michele e Angioletto che facevano lo scivolo sul corrimano. Geppino fece un mezzo scivolo e poi uscì dal portoncino e prese il marciapiede fino al bar. Stavano i tavolini vuoti e il barista da dietro al bancone guardava lì fuori le macchine che passavano. Geppino attraversò e andò all’officina. Lo zio stava ancora sotto la macchina. Geppino entrò nell’officina e si mise a guardare le chiavi inglesi appese per grandezza sopra al tavolino, con la lucetta gialla e il blocchetto per scrivere i numeri di telefono. C’era l’odore dei copertoni e di olio, però non c’era male. Geppino chiamò lo zio per dire che stava lì, ma lo zio non rispose. Allora Geppino si accucciò sotto alla macchina per farsi vedere faccia a faccia, e si rese conto che quello era Stefanino, quello che dava una mano in officina. Stefanì lo zio dove sta?

Stefanino rullò fuori e disse no tuo zio non ci sta è andato a fare un servizio, mò torna perché? E Geppino disse dell’orologio, così Stefanino glielo fece mettere nel cassetto delle fatture. Lo zio Tommasino poi il pomeriggio tornò dal suo servizio e trovò l’orologio della moglie nel cassetto, Stefanino spiegò che era passato il nipote. Quando Geppino tornò a casa Imma gli chiese se aveva portato l’orologio allo zio e lui rispose di sì e se ne andò in cameretta a sparare a un po’ di carri armati. Pensò che era meglio non dire alla mamma che aveva visto le cosce di Stefanino sotto la macchina, invece che quelle dello zio, che sennò quella si incazzava con lui. Sparò a un sacco di carri armati e pure ai soldati, ma senza mettere il record. Nunzia fu contenta di riavere l’orologio la sera stessa, e scolò i maccheroni mentre Tommasino era fresco di doccia, se li mangiarono tutti e due, e la criatura rimase a dormire senza mai svegliarsi, tutto il tempo.

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