Posts Tagged ‘primavera’

il post in cui ho buttato un paio di scopajeans

24 settembre 2008

Per cui comprai quel paio di jeans e decisi di indossarli la sera stessa. L’appuntamento era di quelli che se fai un errore scemo dopo devi aspettare altri 3 mesi come minimo, perciò ti prepari a viverlo con disinvolta -come no- naturalezza sperando che le pause siano riempite dai sorrisi d’intesa e non dai silenzi di delusione.

Dal momento che le streghe cattive, Venere in opposizione e il malocchio non esistono, ritengo che si trattò di sfiga, ed aspettai 3 mesi prima che mi si ripresentasse una nuova chance. Nel frattempo, mi ero convinto che nonostante tutto i jeans mi portassero bene, dato che per puro caso ogni volta che li indossavo la serata finiva in orizzontale. Fosse stato per me li avrei messi anche in spiaggia, tuttavia non volevo abusare delle mie doti da vero macho e quindi ogni tanto li lasciavo marcire in armadio.

Passò un anno, passò un altro ed ecco che oltre all’età aumentava pure la panza. I poveri scopajeans rischiavano di farmi sembrare quei tipi che si disegnano nei rebus per dire “epa“. Tuttavia, fare la dieta è una delle cose più deprimenti al mondo, (sempre ovviamente dopo “Chi l’ha visto?”) per cui mi sono tenuto la panza e la mia fama di conquistador ha subito picchi negativi che ho fatto la fine chessò di Demi Moore o di Kevin Costner: da un giorno all’altro nessuno se l’è più filati.

Certo, c’è la megascusante A e la normoscusante B, ma nessuna delle due brucia troppi grassi e così, solenne come una sacerdotessa, qualche settimana fa ho disseppellito gli antichi scopajeans dal loro scatolone e li ho scaraventati in uno di quei cosi gialli della Caritas, insieme ad altri incolpevoli reperti risalenti a 2 taglie fa. Potenza del sacrificio o effetto placebo non so, ma ho perso peso: pur non potendomi definire una silfide ho almeno scongiurato la 50. Scioltisi i grassi, sbozzato il blocco di molle marmo nel quale ero intrappolato ecco che alla fine dell’estate inizia di nuovo la primavera. Almeno, ora provo a convincermi che è così, ma forse è il caso che prima butti quella scopacamicia…

sonnologia

9 aprile 2008

La sonnologia è una nuova scienza (credeteci) che studia il comportamento degli esseri umani durante il sonno. Non tutti, solo uno e cioè me, io, Adamo. (ma scusate il blog è mio credete mica che parlo del vostro ragazzo? a proposito, com’è?)

Prima di addormentarsi il soggetto assonnato decide quale sarà l’oggetto delle sue fantasticherie. La scelta è molto vasta e va da un ampio repertorio di ex amori infelici alle statistiche di tennis, dalle divisioni per 3 cifre alla to-do-list del giorno dopo, da “quali superpoteri vorrei avere” a “non dovrei giocare a videogame fino alle 10″. La scelta è casuale. Si noti che il superpotere più gettonato è l’immortalità.

Voltatosi (le parole che finiscono in -osi sono orribili) sul fianco sinistro, scatta invariabilmente un rutto. Si dice che ci sia un motivo fisiologico, ma siete liberi di prenderla come la mia volontà di dissacrare il dissacrabile e basta. Il sonno coglie il soggetto sempre prima che la fantasticheria sia stata portata a termine, anche quella torbida e sessuale dei periodi di picco ormonale.

La routine è la medesima ogni notte. Fianco sinistro - pancia sotto; pancia sotto - fianco destro; fianco destro - posizione cadavere; posizione cadavere - fianco sinistro e così via. Da notare i tappi nelle orecchie. Ora io vorrei sottoporre all’attenzione dei miei 2514 lettori, migliaio meno, migliaio più meno l’utilità dei morbidi e gialli tappi nelle orecchie. Il suono ovattato che proviene dal silenzio è terapeutico ed ha anche una azione preventiva nei confronti degli omicidi di prostitute latinoamericane che aprono le gambe ai clienti 3 metri più in basso.

Il sonno del soggetto si interrompe con l’avvento dell’alba, che indirizza un raggio sulle palpebre, in questo periodo dell’anno intorno alle 7 e 10. Confortevole. I primi 5 secondi di veglia sono indicatori di depressione:

  • se il soggetto si sente schiacciato da responsabilità, sensi di colpa ed affini, e non ha alcuna voglia di alzarsi allora, in alto le palette: “votate!”, depressione batte serenità 10 a 0;
  • se il soggetto si lamenta senza convinzione e dopo essersi grattato il culo alza le stanche membra per andare a pisciare, in alto le palette: “votate!”, depressione-serenità 0 a 0;
  • se il soggetto dice: azz, già le 7 e 10 (si veda paragrafo precedente nonchè si colga l’intima connessione tra 7 e 10 e 710, numero di questo post), vuol dire che ha molte cose da fare e non gli bastano 16 ore di veglia, perciò, in alto le palette: “votate!”, serenità batte depressione 10 a 0.

Solitamente il soggetto rifiuta di alzarsi, ma dopo essersi grattato il culo ed aver schioccato l’alluce del piede destro, borbotta un “azz, già le 7 e 10″ e si alza.

malva e ginestre

14 marzo 2008

Sono per strada a piedi nudi e fa caldo. Oltre a me non c’è nessuno, mi ritrovo ad un incrocio. Posso accorciare andando a destra, o passare in centro e svoltare a sinistra, decido di andare a sinistra, tanto faccio sempre così. Cammino più lentamente e ora c’è più gente, ma sono tutti immobili.

Sono l’unico a piedi nudi, perchè?, mi sento un po’ in imbarazzo, ma nessuno sembra farci caso. I negozi sono chiusi, non lo sopporto quando sono chiuso, in più ora è buio. Mi ritrovo ad andare verso casa, ma la strada si fa difficile, e ad ogni passo sudo e faccio fatica. Devo aiutarmi con le braccia, e trascinarmi poco più avanti.

E’ notte, cammino coi gomiti e avanzo più che posso. Sono a tre quarti di strada, sudo. Di tanto in tanto prendo fiato poi mi spingo per parecchi metri di slancio. Vedo casa mia in lontananza, so che posso giungervi in breve tempo, anche se la stanchezza si fa sentire. La strada cambia ad ogni passo, e non la riconosco più, e mi perdo. Resto immobile, stanco e deluso, perchè non so dove andare.

Ad un tratto la strada si fa in discesa e ora non riesco a frenare, passo oltre, ma perché?, voglio fermarmi ora! no no più avanti no no voglio fermarmi! fermatemi!…casa mia sparisce. Mi ritrovo in un campo, ci sono cardi e papaveri, ai bordi dei binari vedo malva e ginestre. Mi siedo ed aspetto che passi un treno. Un’ape ronza accanto a me, il treno non passa e chiudo gli occhi.

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