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25 novembre 2007

Col numero 11, mamma ed io scendiamo nelle catacombe del piano -1, tra rumori di sedie a rotelle, zoccoli del dr.Scholls come cazzo si scrive, e decine di donne con le bandane color chemioterapia.

Ma vi avviso non è un post palloso, qui si parla di una figura di merda, non di morti e di metastasi.

Insomma c’erano vecchie più vecchie della nonna della Lollobrigida, c’era una tipa che col bastone per andare da qui a lì si stappa lo spumante di capodanno 2 volte, c’erano due innamorate che al confronto Gianna Nannini è un’esangue madamigella, poi c’era mamma che direi che stava lì a farsela sotto sperando negli esami, e poi oh insomma lasciamo perdere chi c’era.

Praticamente una voce stile callcenter, ma giuro non era della sardegna questa qui, annuncia il numeretto di turno. Poi si scorda l’interfono acceso. Ora indovinate un po’ nel reparto ginecologia quanti maschi ci potevano essere eccetto i medici ed eccetto i mariti mummificati delle vecchie senz’utero. E figuriamoci se qualcuna si alzava per andare a dirlo. Toccava a me, anzi: TOCCAVA A ME!

Io però il rischio di aprire una porta e trovarmi davanti al primo quadro di Courbet che vi esce da Google immagini proprio no. Però sentire la tipa dire che pisciava 6 volte al giorno, che non aveva rapporti da 12 anni, sentire il medico “signora apra le gambe”…no no.  Con l’imprimatur della folla alle mie spalle, mi sono diretto dove mai e poi mai sarei dovuto essere: in un reparto ginecologico a pronunciare la frase surreale “mi scusi, ma avete lasciato l’interfono acceso“.

La qual frase è stata poi l’ultima ad essere udita dall’interfono.

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