Posts Tagged ‘quack’

il post del bordo della fontana

27 giugno 2009

Penso che fossero anatre, non saprei. Una era la mamma e due i figli, o le figlie, non saprei. La mamma pareva sicura di sè. Nuotava verso l’altra sponda lasciandosi una scia a forma di v, bellissima. Andò dritta nel riflesso del noce, dove non si vedevano luccicare i granelli di sole.

Aveva cominciato a muoversi l’aria, un venticello insistente e fresco che era bello più per il rumore delle foglie sul selciato che per il formicolio sulle braccia. A quell’ora c’era sempre il vento. Pensavo che forse sarebbe stato bello salire sull’albero e restare appollaiato sul ramo, a guardare la ghiaia e le coccinelle e le noci e i granelli di sole e la gente.

Da piccolo mi ero arrampicato su un lampione. Una bimba gridò che potevo prendere la scossa e non mi arrampicai più su nessun albero. Penso che è strano che da casa mia si vede la croce di un campanile.

I bimbi danno sempre le briciole alle anatre nel laghetto. Le mamme gridano sempre di non sporgersi troppo. I cartelli dicono sempre di non dar da mangiare agli animali. I bimbi dicono sempre “uh mamma! guarda!”. I vecchi occupano sempre la panchina più bella.

Il vento si era trascinato il buio. La statua nascosta dalle siepi. Pareva ancora più notte di mezzanotte. Provai fastidio per i due seduti ai tavolini coi cocktail ancora pieni. Provai, provavo, provo, non ci capisco più niente. Il vento, penso.

Da piccolo giocavo a restare in bilico sul bordo della fontana. Non sono mai caduto, e ora me ne dispiaccio.

il post in cui quella mamma ha dato uno schiaffo al figlio

21 maggio 2009

Perciò ho cambiato panchina, tanto quell’altra era più all’ombra. C’è scritto Alice96 accanto a un cuore e dall’altro lato del cuore Mateo95. Così ora sappiamo che Alice è anche dislessica. Poi sul cuore si è venuto a sedere un vecchio con la Gazzetta di Parma, ed ha cominciato a fare ancora più caldo di prima.

Intanto che il vecchio grugniva io sentivo i bimbi correre sulla ghiaia facendo quel suono lì con le scarpe. Ai bordi del laghetto un tipo si è messo a dar da mangiare alle anatre, per un secondo il riflesso del sole mi ha accecato. Ho pensato che ci casco sempre. Il vecchio s’è messo a leggere borbottando una frase ogni tanto, si vede che voleva fare conversazione, così ho infilato la faccia nel mio libro con aria concentrata, ma ero ancora a pagina 23 ma non giravo mai pagina e secondo me il vecchio si è accorto che facevo finta.

Il bimbo con la maglietta color fiori di zucca ha gridato “iiih” ed è fuggito verso il laghetto. La mamma ha mosso le pupille con lo stesso interesse che si può avere per l’eclisse di sole in Madagascar. Il bimbo con la maglietta gialla -un giallo come le mollette per stendere il bucato- si è messo all’inseguimento ma è caduto a terra e si è sbucciato il ginocchio. Come fanno i bimbi, prima ci ha pensato un secondo e poi è scoppiato a piangere. La mamma si è alzata dalla panchina ed ha preso il figlio per il tricipite, come fosse un sacchetto della Coop, poi ha esordito con “ben ti sta! così impari a disubbidire alla mamma! te l’avevo detto di non correre!”. Il bimbo si è opposto con un “aaaaaaaaaaaah - ahhhhhhhah” una cosa del genere.

L’altra mamma ha accavallato le gambe dall’altro lato.

Allora il bimbo aveva un po’ di sangue sul ginocchio, ci siamo passati tutti sappiamo che significa, e la mamma l’ha depositato sulla panchina e poi gli ha dato uno schiaff[ett]o perché secondo lei in quel modo il figlio l’avrebbe smessa di dire aaaaaaaaaaaah. Invece, sorpresa!, il figlio ha detto: “aaaaaaaaaaaah!” e la mamma s’è arresa. Penso che la camicia si sia sporcata. Nel frattempo il fuggitivo è rientrato e s’è messo a osservare il calvario del compagno di giochi con aria interrogativa. La mamma ha tirato fuori una banana dalla borsetta.

Le anatre hanno detto “quack”. 

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