Posts Tagged ‘Quotidianità’

Pioggia

30 Marzo 2007

L’ombrello si apre dopo qualche secondo, le gocce martellano più del cuore in corsa. Scrosci freddi, scrosci di marzo, che lavano l’asfalto e sporcano la giornata, una giornata di passaggio, umida, gonfia e pesante.

E le pozzanghere ostacolano il cammino, le nubi scaricano altra acqua e tu sai che non ti puoi lamentare, a che serve e poi perchè. Così sorridi, così prosegui.

sotto un cielo di fiori svolazzanti

23 Febbraio 2007

In banca il suono dei passi rimbomba sul pavimento tirato a lucido. Un uomo con una giacca cammello sfoglia una serie di pagine timbrate in basso a destra, le scarpe nere sembrano nuove, l’orologio invece ha il cinturino vecchio. La signora delle pulizie trascina il secchio d’acqua sporca, e lo ripone col tipico rumore di plastica nell’angolo opposto agli sportelli di marmo, quelli coi vetri separati da ottone ed acciaio. Sul soffitto qualcuno dà la caccia a qualcosa, dietro il lampadario putti e fiori svolazzano in un cielo celeste di sole e di nubi vaporose.

La vecchia si avvicina zoppicando, una fascia vistosa sul polpaccio destro, le gambe arcuate che puoi sentire il crack degli almeno 80 anni che vanno in giro, sempre più stancamente. Non legge il numero sul bigliettino, mi chiede quanto deve aspettare. “Signora ha il numero 118, siamo al 115, ci vorranno pochi minuti, a quest’ora non c’è nessuno“. E lei ringrazia, prova a sedersi ma poi rinuncia, forse alzarsi le sarebbe di troppo impedimento. Resta immobile ed arcuata sotto un cielo di fiori svolazzanti.

Il suo numero appare nel display più lontano, la vecchia non ci arriva in tempo. L’impiegata schiaccia ancora il pulsante, 119, tocca ad una donna sui 30, la vecchia protesta, ma invano: i soldi son già passati di mano, la stampante è già in funzione, il turno è perso, ed è un turno lungo, perchè la trentenne ha da fare molte operazioni. Vado via, la odo supplicare:

“faccia in fretta, per favore, alle 2 arriva mia figlia! Si innervosisce se la faccio aspettare troppo, per favore, per favore!”

Bianca e blu

22 Novembre 2006

I muri dipinti di giallo e di marrone, l’intonaco staccato in più punti e l’edera che lotta per arrampicarsi. Fa freddo, l’aria si rapprende sull’asfalto. I gerani dondolano dalla ringhiera, da una cassetta delle lettere i volantini dell’Esselunga attendono flosci la mano che li butterà.

AlbaUna donna si affaccia al balcone, ha una vestaglia celeste che le arriva alle caviglie e le pantofole di panno ai piedi. I capelli sono raccolti in una cuffia, con quei bigodini e la sua aria stanca e sconfitta le do sui 50 anni, ma ne avrà 10 di meno. La donna stende il suo bucato: una salvietta a quadri, bianca e blu.

La immagino al tavolo, mentre mangia un piatto di pasta davanti alla tv, in compagnia di un vaso senza fiori ed un posacenere da svuotare; la immagino che si riempie il bicchiere, prende il telecomando e cambia canale, poi si alza e mette il piatto nel lavandino; nel voltarsi, nota una macchia sulla tovaglia, meccanicamente la ripone nel cestello della biancheria, poi va a spegnere la tv e si mette le scarpe, pronta per tornare al lavoro.

Pesca una molletta dal cestello ma le cade di mano, il freddo ed i movimenti bruschi dell’alba la rendono imprecisa. Ci riprova con una molletta di un altro colore e stende la salvietta, poi stacca una foglia di basilico dalla piantina e si ferma: si è accorta di me. Sorrido con gli zigomi e distolgo lo sguardo, per non darle fastidio, contemporaneamente lei si passa una mano sulla cuffia e si volta, poi rientra in casa. Chiude la portafinestra e sparisce sorridendo.

Coccodè

24 Agosto 2006

Era una gallina brutta e stupida. Le penne color ruggine non servivano nemmeno a farla volare, per cui era costretta a spostarsi zampa per zampa alla ricerca di un sassolino da mandar giù. Incapace di dire coccodè, questo rottame da cortile si limitava a blaterare un co co co tra una cacata e l’altra, in perenne andirivieni tra la paglia puzzolente e l’aia fetida.

La gallina faceva l’uovo, un comune uovo arancione, nè grande, nè piccolo. Liberatasi del peso che le premeva la cloaca, azzardava un cooccò e poi usciva in cerca di sassolini, da mandar giù. Altro non chiedeva, altro non poteva.

Un giorno si accorse di essere rimasta l’unica gallina del pollaio, e si stupì. Le altre pennute erano infatti sparite, una dopo l’altra, ma il processo le fu evidente solo quando si ritrovò da sola sulla paglia. Sganciò un uovo, e poi osò un “coccodè“, il suo primo coccodè.

Trionfante, ne fece seguire un altro, e poi un altro ancora. Finchè un altro bipede la zittì, e l’ultimo co co co lo soffiò su un tagliere. Il brodo non fu granchè, e le penne color ruggine finirono nella spazzatura.

resto a guardare

13 Agosto 2006

Fa caldo. La gente sta mangiando, si sentono le forchette dalle finestre. E’ quell’ora in cui il buio è luminoso ancora, il mare è solo un sottofondo e l’asfalto puzza di acqua. L’ideale per affacciarsi al balcone e star lì a far parte del tutto.

C’è un piccolo giardino, con le aiuole come nei disegnini sui libri per bambini, una panchina con le cartacce aggrovigliate alle sbarre di legno e le scritte dei fidanzatini e dei loro amori ormai già finiti da un pezzo. Passa una macchina.

Poi si accendono i lampioncini, e per strada la gente passeggia. Odorano di doccia e di dopobarba, e vanno non so dove ma so perchè. Passano le ore a decidere cosa fare, e la loro serata scivola così, a decidere. Però sembrano felici così. Mi accorgo che la vernice della ringhiera è un po’ scrostata. Piccoli pezzetti restano attaccati agli avambracci.

Non c’è nessuno in casa, che mi possa chiamare per mangiare. Resto a guardare la gente che decide dove andare.

due amiche

3 Agosto 2006

Dopo il temporale, ho aperto le imposte e mi sono goduto l’aria carica di energia 5 minuti alla finestra. 3 piani più in basso, due amiche si incontrano.
<<ciao! come sei bella oggi! ti sta bene questa gonna verde!>>
“grazie bella! è il primo complimento che ricevo oggi!
<<ma dai non ci posso credere… stai tornando a casa?>>
“sì, metto in ordine poi torno al lavoro”
<<e quando vai in ferie?>>
“adesso c’è molto lavoro, lo sai, penso a fine mese e tu dove sei stata che sei così abbronzata?”
<<no io sono stata 2 settimane in Corsica…bello poi ti racconto con calma!>>
“sì dai sono curiosa ora scappo che tra mezz’ora ho un cliente”

Torno in casa sorridendo. Chissà perchè pensavo che le prostitute non dovessero avere altre amiche al di fuori di prostitute. Invece quella che “esercita” nella mia strada ne ha una, e sembra che le sia anche affezionata. La naturalezza con cui l’amica le ha chiesto delle “ferie” mi ha colpito. Ci vuole un’apertura mentale notevole, che non penso sia dote di tanti. Nella consueta ipocrisia, tutti direbbero “sì sì io non giudico io sarei amico di una prostituta bla bla”, ma nella pratica stento a crederlo.

In fila

20 Luglio 2006

In fila ci sono 11 persone. Davanti a me, un uomo con le ascelle sudate. Dopo di me, una vecchietta con i capelli viola. Fa caldo, sbadiglio. La ragazza davanti a tutti va a pagare il suo bollettino, ha i capelli corti e scarpe bianche coi tacchi alti. Avanziamo di un passo, il tipo due posti più avanti le guarda il culo. Tocca alle due amiche dai tratti latinoamericani, hanno lo stesso fermaglio nei capelli, il bimbo della più alta dorme in carrozzino, sfinito dal caldo.

Chiamano il numero 84. Si avvia la signora in sovrappeso. Ha un polpaccio gonfio e una gonna a fiori. Facciamo un passo in avanti, il ragazzo avanti a me non toglie gli occhi dal culo della numero 82. Abbozzo un sorriso, l’uomo sudato lo intercetta e me lo restituisce. Un anziano magro con un pantalone beige mostra il suo 85 all’impiegata, e l’ammirata signorina va via. Sembra che ora il maschione le guardi le unghie dei piedi smaltate di rosso.

La vecchietta coi capelli viola tossisce, poi si siede ai bordi della fila. Tira dalla borsetta in pelle i fazzolettini di carta, si asciuga il sudore. Non ci ho fatto caso, siamo all’87, un ragazzo coi piedi piatti e un vecchio jeans nero si separa da molte banconote colorate. Trionfante, l’impiegata le conta. Il maschione è al telefono, ha una voce piacevole, ma un tono troppo alto. Almeno 30 persone sono costrette a sapere che è il compleanno di un certo Matteo.

Un donna con un cerotto al gomito e la studentessa dall’aria afflitta si avviano in contemporanea. Una donna con un neo sulla fronte chiede alla vecchietta coi capelli viola se a questo sportello si inviino anche i telegrammi. C’è il 90, un anonimo uomo di mezza età. E quasi il turno del maschio italico, ha una cartellina con dei documenti, ne avrà per molto immagino. Preoccupato, il sudatissimo signore che mi precede, gli chiede se deve fare molte operazioni, il tipo si volta e sorridendo lo tranquillizza. Visto di profilo era più carino, ma arriva comunque al 6 e 1/2, di questi tempi anzi 7–.

Si apre un terzo sportello, che fortuna. E’ subito il mio turno, il 93 lo chiama la mia impiegata preferita, quella velocissima. 91 euro di gas, posso andar via. 18 persone sono ancora in fila, non ho resistito e le ho contate.

Tosaerba automatico

11 Luglio 2006

Uno dei passatempi più rilassanti di questi giorni è osservare in azione il tosaerba automatico dei miei vicini. Abito al terzo piano, e se mi affaccio alla finestra vedo uno splendido giardino, con una delicata vasca per i pesci rossi, e siepi ben potate. Ghiaia e sentieri in ordine, piante verdi e fiori che sembrano usciti dalla cornice del Decamerone.

I miei vicini o meglio dirimpettai sono una coppia di anziani, che si godono la casa da poco ristrutturata. Da qualche tempo hanno acquistato un marchingegno diabolico, un verde tosaerba automatico che sembra un piccolo motoscafo. Schiacci il pulsante e l’aggeggio parte: se incontra ostacoli fa marcia indietro e poi si volta random di un certo angolo, in modo che col tempo percorre tutto il giardino.

E’ rumoroso, ma un rumore monocorde, pertanto ci si abitua e non è fastidioso, diventa un sottofondo, un po’ come il traffico o la tv lasciata accesa. Ogni tanto mi affaccio e lo guardo in azione, scommettendo tra me e me su quale percorso compirà, e di rado indovino…

Ieri il povero tosaerba si è incastrato tra la vasca dei pesci rossi e il muro. Praticamente nel suo vagabondare si è avventurato in una specie di corridoio, 1 metro e mezzo che separa il lato piccolo della vasca in mattoni ed il muro dove sono depositati rastrelli, zappa ed altri attrezzi. E’ una zona povera di erba e piena di ostacoli, così il malcapitato motoscafo verde faceva marcia indietro ogni 20 cm, ma non beccava mai l’angolo giusto per divincolarsi! Un giro di 30 gradi e poi “crash!” sui mattoni; marcia indietro, giro a destra e poi “patatrac!” sul rastrello! E’ andato avanti così per un po’ mentre io dall’alto tifavo per l’angolo giusto… finalmente l’ha trovato ed ha infilato una morbida striscia d’erba, poi ha attraversato la stradina di ghiaia ed è scomparso nel lato di giardino che non posso vedere.

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