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il post che sono andato a teatro

14 aprile 2009

C’era all’entrata una signora che aveva una specie di impalcatura nei capelli, io mi sono spaventato ho pensato questa come diamine si è pettinata?

Comunque, ho ritirato il mio biglietto e mi son messo a far la fila. A sinistra la gente che andava in sala e a destra la gente che doveva salire un po’ di scale. I maschietti strappavano i biglietti, le femminucce stavano lì a dire “buongiorno, prego” “si accomodi”, “salve” e così via. Io dovevo salire al quarto piano, che è quello sotto il loggione e sopra il terzo piano.

Così sono salito e accanto a me c’era un uomo di quelli che camminano con le braccia dietro alla schiena, non so quelli che si fermano a leggere ogni manifesto oppure che tanto sono appassionati di cantieri. Sua moglie aveva un vestito rosso sfolgorante, adatto a mimetizzarsi con le poltroncine di velluto. Sembra che lei si chiamasse Barbara, ve lo dico come gossip.

Il mio palco era il 27 e la signorina che mi ha aperto la porta aveva un occhio verde e uno castano. Carina. Io ero seduto davanti, accanto a un uomo col maglione color crema. Penso che lui morisse dal caldo ma la gente tanto era impegnata a veder morire Tosca perciò nessuno gli badava. C’ho persino parlato due minuti, prima di sentire il suono del campanello.

Era buffo vedere la gente di età media 78 anni affrettarsi a prender posto. Io dal mio posto potevo guardare sia di qua sia giù ma non di là perché di là non vedevo niente. Nel palco reale c’era un tipo con la regimental celeste e arancione, orrenda, e la moglie era una specie di Sarah Ferguson. Per fortuna si sono spente le luci ed è iniziato il mio gioco di sguardi con l’oboista obeso.

Dovete sapere che questo musicista non suonava tanto, anzi per interi minuti se ne stava lì a guardare in giro la gente appollaiata sul palco e quando io ricambiavo lo sguardo lui, sono certo, era contento, però poi il direttore d’orchestra faceva con la bacchetta così e lui afferrava lo strumento per suonare una cosa tipo “brooooooooo”. Così il basso cantava qualche nefandezza e Tosca si disperava un po’.

Dietro di me c’era una coppia di ritardatari che lei diceva al marito “all’Opera di Parigi fu più bello” e lui rispondeva “ma no fu più bello alla Scala”. Mentre il tipo col maglione crema si asciugava il sudore io osservavo Cavaradossi straziato dal dolore e la coppietta stava zitta perché tanto noi non ce li filavamo di striscio. La sedia di velluto rosso aveva un buco e nel palco 28 c’era una vecchia che è come una specie di gadget del Regio, lei secondo me è lì dai tempi di Giuseppina Strepponi e vedrete che presto Voyager ci farà un servizio.

Durante l’intervallo io mangiavo caramelle d’orzo mentre la mogliettina si svaccava sul divanetto come un ritratto di Sargent. Non che fosse languida. Penso che Sarah Ferguson facesse gli occhi dolci all’imprenditore coi capelli ingelatinati, uno di quei cosi abbronzati che hanno l’aria viscida. Poi Cavaradossi è morto e la gente piangeva, pure io: m’ero pestato l’alluce sotto la sedia nel tentativo di sporgermi dal palco. Quando Tosca s’è buttata dal quarto piano ho notato che l’oboista ha fatto “broooooo-oooo” e ho visto che ora guardava in direzione di Lady Barbara, così mi sono arreso.

Poi vabbè siamo usciti e tutti erano concordi nel dire che il bis di Vissi d’arte era stato meglio della prima esecuzione. Pure a me pareva e così sono tornato a casa senza caramelle d’orzo, le ho finite tutte e spero che presto vedrò morire qualche altro soprano, che m’è piaciuto assai andare a teatro.

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