Pubblicato il 1 Febbraio 2009 da adamo
Le foto, sono timido, mai saputo stare in posa. Ne ho una, una fototessera, in cui ero magrissimo, portavo la 44. Quel periodo lì ero innamorato e quando sono innamorato dimagrisco. Quando sono molto innamorato dimagrisco moltissimo. L’ho trovata in mezzo ad alcune vecchie carte, mi ricordo dove la scattai e in che circostanza. Gli […]
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Pubblicato il 31 Gennaio 2009 da adamo
Una volta io avevo una gatta, ma non era mia, solo che per me era mia. Questa gatta mi piaceva assai, di carattere dico, ma era un po’ cretina come gatta perché tentava il suicidio saltando dal terzo piano almeno una volta al mese, però a me piaceva anche perché dal veterinario non la portavo […]
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Pubblicato il 22 Dicembre 2008 da adamo
Casa mia è la mia sedia davanti ad uno schermo. Le foglie delle mie piante che cercano la luce, lente ma instancabili, casa mia sono gli oggetti che restano lì dove io li ho lasciati, è la crepa sul soffitto, la tenda che si muove, il vuoto nel frigo, i libri ammassati, l’acqua che scorre […]
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Pubblicato il 9 Novembre 2008 da adamo
Me ne andai alle 10, come al solito. Non potevo perdere l’ultimo treno, e poi era già buio. Sarei rimasto, ma non potevo perdere l’ultimo treno, e poi era già buio. Strinsi i pugni nei guanti di lana, mi allontanai e dopo un po’ non sentii più le voci. I fari delle auto mi accecavano, […]
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Pubblicato il 6 Ottobre 2008 da adamo
Sul ripiano accanto al camino c’erano i tarocchi, ma non sapevamo che farcene e poi neanche avevo idea di cosa fossero: li lasciammo lì. L’acqua scorreva, gonfia di terriccio, e lasciava tracce color ruggine sul lavandino. Per terra la cenere, foglie, polvere, scorze di mandarini e gusci di castagne. Quel posto non mi piaceva.
C’era un […]
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Pubblicato il 24 Settembre 2008 da adamo
Per cui comprai quel paio di jeans e decisi di indossarli la sera stessa. L’appuntamento era di quelli che se fai un errore scemo dopo devi aspettare altri 3 mesi come minimo, perciò ti prepari a viverlo con disinvolta -come no- naturalezza sperando che le pause siano riempite dai sorrisi d’intesa e non dai silenzi […]
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Pubblicato il 5 Settembre 2008 da adamo
Quand’io ero un essere in giacca e cravatta vivevo a Milano sul tram 12 o 14. Devo dire che il mio cubicolo era bello perché era giusto al centro e così mi spiavano a turno ed io avevo sempre molto da fare, un po’ perché la fotocopiatrice si inceppava spesso, un po’ perché ero così […]
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Pubblicato il 30 Agosto 2008 da adamo
Essere un lupetto è terribile: dormi accanto a Mullichiell’, canti canzoni assurde vestito di celeste, cacci il pisello davanti a tutti quando è il tuo turno di essere docciato la domenica mattina, fai colazione con marmellata di amarena anche se sei allergico e dormi un secondo dopo che il tuo capo dal nome pittoresco lo […]
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Pubblicato il 26 Agosto 2008 da adamo
Quando io ero piccolo ero molto piccolo, perciò i grandi erano grandi. E siccome ero piccolo un giorno stavo alla finestra intento a giocare con il pappagallino nella gabbia (perché ce l’avevamo, noi, ed era bello ma ora non c’entra perché dicevo che stavo alla finestra) e guardavo nel cortile, che una macchina parcheggiava.
Allora dalla […]
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Pubblicato il 12 Agosto 2008 da adamo
Aspettai in stazione venti minuti, non era un buon segno. Però mi aveva detto che sarebbe venuto a prendermi e rifiutavo di credere che mi avesse fatto fare un viaggio a vuoto, per cui dovevo solo aver pazienza. C’era una di quelle bancarelle piene di libri a poco prezzo.
Quando mi sorrise dimenticai il ritardo. Il […]
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