Posts Tagged ‘Ricordi’

il post che tanto non si capisce

5 Agosto 2008

Ofelia di Millais. E poi le fragole nell’orto, la nonna che mi porta a raccogliere le pannocchie di mais, col sole, con le ginocchia sbucciate. In volo, posto di corridoio, allacciate le cinture, si atterra e si muore. Le scale e la Madonna. O passeggero che passi per questa via, alza gli occhi e saluta Maria.

Angelus di Millet. E poi la camicia blu, la spesa di notte, gli spaghetti col tonno e limone. Massaggi, un telefono che suona, non so dove andare e vado lo stesso dove non posso. Mi manchi da prima ancora.

Watteau. “Salta più in alto che puoi” le risate, gli abbracci. Corro veloce, corro più veloce, corro più veloce ancora. Il prato di margherite e la panchina vuota. Si spezza la catenina, le perline sparse nell’erba. Per sempre, nell’erba. Turner, Tramonto sul lago.

L’autoritratto di Duerer. Un cerchio, sedie, racconti. “guardatevi negli occhi”, poi una fitta al cuore. Non voglio, non posso, non riesco. Notte, il plumcake e il treno vuoto. Il vecchio con gli occhiali e l’odore dell’allegria altrui. La giostra luccica, rossa e gialla. Nessun bambino sull’automobilina, la vecchia appisolata alla cassa. Saskia, dove sei?

Non è possibile

4 Agosto 2008

Sulla spiaggia c’era la solita folla di ombrelloni. I bambini giocavano a pallone, l’acqua era luccicante, il mare senza onde.

Se ne tornava a casa prima che la schiena cominciasse a scottare troppo. Quando attraversava la strada, sapeva che la sua mamma lo stava a guardare da lontano, per cui si assicurava sempre che non ci fossero auto. Entrava nel cortile silenzioso e poi saliva le scale, i gradini freschi a contatto coi piedi ancora un po’ sporchi di sabbia. Si toglieva il costume e faceva la doccia, poi andava a leggere un fumetto in terrazza, seduto a terra, in un segreto angolo d’ombra. Era il momento più bello, quello.

Quel giorno, dal piano di sotto udì due voci:

andiamo in camera da letto dai, qui…qui sul terrazzo ci può sentire qualcuno
“chi vuoi che ci senta, sono tutti al mare a quest’ora”
lo so lo so, però dai per sicurezza, torniamo in casa
“qui è più eccitante… facciamolo qui”
sì ma… sicuro che sono tutti in spiaggia? ogni tanto c’è quel ragazzino che torna prima di mezzogiorno
“un ragazzino che torna dalla spiaggia prima di mezzogiorno? non è possibile”

Poi le voci si trasformarono in suoni. Baci, forse.

Ciottoli

31 Luglio 2008

C’erano due persone sulla spiaggia. Lei si spalmava una crema sulle cosce, lui sedeva sulla battigia, lo sguardo rivolto al mare. La spiaggia era piena di rifiuti ma presto si sarebbe ugualmente popolata. Al largo, un barcone sollevava i primi spruzzi della giornata.

Dalla villa scendeva una scala nella pietra. Vecchie radici, l’odore della pineta, movimenti di creature sui rami. Vermi sotto un sasso, poi la sabbia. Le alghe ancora umide si ammucchiavano tra i ciottoli, con pezzetti di plastica, vetri, sigarette. La ragazza sussultò nel vedere arrivare il ragazzino.

Da dove arrivi tu?
“Dalla villa. questa è la nostra spiaggia.”
Ah, scusa, non lo sapevamo. Ci spostiamo subito, chiedi scusa ai tuoi genitori da parte nostra.
“Restate pure, io faccio solo una passeggiata sul lungomare. E poi i miei genitori non scendono mai, potete restare.”

L’uomo si voltò: “che succede?”
No, niente, è una spiaggia privata qui, ma questo ragazzo ci ha detto che possiamo restare.
“Ah. E’ sua la spiaggia? Digli che fa schifo. La potrebbero pulire più spesso.”
La ragazza sorrise, teneva un occhio chiuso per via del sole. “Per me è bella, non dargli retta, è un cafone.
Il bimbo annuì. “C’è una roccia con l’argilla qui vicino, se vuoi te la faccio vedere. “
Sì.

L’uomo li vide allontanarsi. Si alzò e andò a tuffarsi in acqua, lasciando le ciabatte tra le alghe, in mezzo ai ciottoli e ai rifiuti.

Mia ti a(mia)mo

26 Luglio 2008

Fernand’o metallar abitava nella casa al primo piano con la sorella Imma ‘a nera, il fratello Maurizio Maradona e i genitori Tonino ‘o sciamut e Raziuccia ‘a chiattona. La cosa che sapeva fare meglio era suonare la batteria nel garage sotto casa e portare a passeggio il cane Mustafà. Era un tipo tranquillo, soltanto un po’ metallaro.

Un giorno arrivò in piena depressione una cantante che si diceva essere stata famosa, ma che ora si era ridotta a prendere pochi soldi per cantare sotto un ponte di tangenziale davanti a 500 provincialiotti di una cooperativa comunista, il giorno del primo maggio. Questa cantante si chiamava Mia e da qualche parte doveva pure andarsi a cambiare vestito.

E siccome la casa più vicina al palco sgarrupato era quella di Fernand’o metallaro fu propriamente lì che sissignore la cantante in malora chiese il permesso di mettersi il vestito buono. Raziuccia ‘a chiattona chiamò proprio a tutti quanti “uè! venite a vedere chi c’è!” e la gente era contenta assai perché pure se ormai nessuno la conosceva più pur sempre una brava cantante era stata, eppoi c’aveva la sorella famosa. Così levarono un poco di casino nella stanzetta e la cantantessa chiuse la porta e si cambiò il vestito davanti ai poster di Fernand’ o metallaro .

La gente arrivò tutta per vedere e Imma la nera aveva pure cacciato fuori il servizio buono per offrire un poco di liquore. Maurizio Maradona giocava a pallone llà fuori. Due vecchie si erano fatte pure gli striscioni con le mazze di scopa. Ci avevano azzeccato sopra gli scottex con scritto “mia ti amiamo” e “mia sei sempre nel cuore mio” e così la cantante si mise a ridere e tutti pensarono che veramente rassomigliava assai alla sorella.

Una signora andò vicino e disse “mia sei bellissima fatti dare un bacio” e così Mia disse “” e così si baciarono un bacio di qua e un bacio di là. Poi Mia andò a cantare e la gente pensò che il primo maggio dell’anno 1988 se lo sarebbe ricordato veramente assai, solo che dopo tre canzoni si era fatto tardi e tornarono a casa a mangiare, così la cantante rimase lei sola a cantare per una ventina di persone mentre il cane Mustafà si mangiava il mezzo panino che qualcuno aveva buttato nella spazzatura, sotto al ponte della tangenziale.

Fernand’o metallaro andò a fare a cazzotti e tornò scummato di sangue, la signora dello striscione scottex si conservò la foto da qualche parte. Maurizio Maradona giocava a pallone llà fuori e chi lo sa se ancora qualcuno se lo ricorda, quel concerto di quella cantante llà.

dove sei?

22 Luglio 2008

Puzzava, e poi c’era sempre quello scaffale vuoto. Tutti gli altri erano zeppi di scatoloni ma questo invece era vuoto. La polvere.  Era vuoto da sempre, per quel che ne sapeva lui.

La lampadina si spense.

dov’è l’interruttore? dov’è?” - un suono dal pavimento - “che è questo rumore?” - ancora - “ehi, sei ancora lì? eh?” - non c’era - “ehi!!!!” - non c’era - “che è questo rumore?” - il suono si fece più intenso, si voltò, sbiancò,
la porta
dov’è la porta
la porta
si chiude
quel suono
ehi!
ci sei? ci sei? ci sei.

Inciampò. C’era un buco nel pavimento. Tanti scarafaggi, enormi, veloci, famelici. Non poteva vederli, ma poteva sentirli. Lo circondavano. “aprimi!!! dove sei?“. Più vicini, più veloci, più numerosi. Maledetto buco. Maledetto scaffale.

dove sei? dove sei? dove sei…“.

I miei amici d’infanzia

10 Luglio 2008

Io abitavo in un posto bellissimo. Abitavo al primo piano e casa mia aveva un balcone lungo che affacciava sul parco dove giocavano tutti i ragazzini. Alle 4 del pomeriggio, uno dopo l’altro, scendevamo “giù” a giocare. Se qualcuno tardava andavamo a bussare a casa sua: “scendi?” ed eravamo tutti molto amici. Beh, non tutti, c’erano anche allora i reietti, ragazzi di famiglie un po’ così, che si evitavano o per paura dei pidocchi, o perché sputavano, o perché qualche altra cosa.

I miei migliori amici erano così tanti che per uno strano karma da adulto ne ho avuti poi sempre pochissimi. Erano quasi tutti fratelli e cugini e appartenevano a una famiglia molto numerosa, in cui per uno strano scherzo genetico i figli di 4 famiglie erano a triplette di tutti maschi o tutte femmine, tranne una sola eccezione in cui c’era un maschio ma poi un poker di femmine. Ho passato tante tante giornate a casa dei miei amici, e così tanti pomeriggi  a giocare con loro che nei ricordi della mia infanzia sono presenti così, di default.

C’era una amichetta con cui un giorno litigai. Litigavamo spesso però era la mia preferita. Ricordo che le diedi uno schiaffo, parlo di 30 anni fa, e le si ruppero gli occhiali. Non mi rivolse la parola per mesi o anzi per anni. Diventammo nemicissimi. Poi passò il tempo e ci ritrovammo colleghi d’università. Lei molto tenace lavorava sodo in un laboratorio al dipartimento di genetica, io invece con la mente occupata a pensare altro trascinavo via gli anni alla meno peggio. E ritornammo amici.

Non dico scemenze se dico che per me erano tutti come dei cugini. C’era lei, c’erano i tre fratelli il cui papà era il mio insegnante di ginnasio, e a volte loro sbirciavano nelle scartoffie per darmi anticipazioni sui voti al compito, c’era l’altro mio amico che aveva sempre qualcosa da aggiustare e nel garage teneva un bigliardino con cui ho giocato centomila volte. Poi c’era la cugina altissima e chiacchierona, e lo zio con la casa che era un parco giochi. Andavo lì a giocare al Commodore64 quando ancora ce l’aveva solo lui. Mi è dispiaciuto quando ho saputo che era stato poco bene.

Potrei raccontarvi tantissimi aneddoti, vabbè. Adesso non so che fine abbiano fatto tanti di loro. Beh, mi sono trasferito e poi sono passati molti anni.  Vorrei tanto sapere se la mia amica tenace è diventata la scienziata che di sicuro è. E poi come stanno tutti. Che palle che non posso scrivere neanche i nomi per quelle menate della privacy. Però io so che qualcuno che mi legge forse mi può aiutare almeno a mandar loro un saluto, e a dire che “hei, vi penso ogni tanto, vi ricordo sempre con molto affetto“.

Questo post lo dedico a aitan e a pensierispettinati, perché loro sanno bene qual è il posto bellissimo dove abitavo io.

nella tua fine è il mio principio

4 Luglio 2008

 1 - Contava le ciliegie.

1, 2, 3, 4, 5 ciliegie.
Buonasera, come va?” - disse alla vecchia - “Buonasera! belle le sue ciliegie!”.
6, 7, 8, 9, 10 ciliegie.
Sono ciliegie!” - rispose alla vecchia - “sono belle ciliegie!“.
11, 12, 13, 14, 15 ciliegie.
“ne assaggerei una volentieri” - sorrise la vecchia - “ne asseggerei una bella grossa e dolce”.
16, 17, 18 - l’uomo alzò per un attimo lo sguardo - 19, 20 ciliegie.
prego, si serva pure!” - affermò. “prego, prego“.
La vecchia prese una bella ciliegia scura. La numero 5, forse, o la 8, può darsi.

 2 - Citofoni

Per cui si era perso.
Il cielo si era messo al grigio, la strada faceva una strana curva ed i negozi erano chiusi. Disperò di trovare la via di casa. Ricordava bene il citofono, però. Cominciò a guardarli tutti, uno dopo l’altro. “no, non è… non è questo, no, no… no, non è questo, no…
La strada finì. Destra o sinistra? Ancora più lontano o forse più vicino? E come faceva quella canzone che aveva sulla punta della lingua?
Non se la ricordava. Passo un’auto.
Destra, decise. “no, non è… non è questo, no, no… no, non è questo, no…

3 - non è vero amore

mi vuoi un po’ di bene?” - erano al supermercato, reparto hi-fi.
“no, ovvio” - ci scherzava sempre.
mi vuoi un po’ di bene? dai dimmelo” - per lui un no era solo un no.
“sì, ma certo che domande mi fai” - concesse.
ah, beh al secondo tentativo. meno male” - disse sottovoce.

4 - nessuno mai

“le faremo un’iniezione che le bloccherà il cuore. non sentirà nessun dolore”.
“posso abbracciarla?”
“sì, certo.”
ti voglio tanto bene, nessuno ti vuole bene come me
“aspetti fuori, la chiamiamo non appena il suo cagnolino sarà morto”.
sì, va bene”

5 - Perché, è morto?

Tornò a casa che aveva in mente quella strana domanda: “mi vuoi un po’ di bene?”. ma perché gliel’aveva fatta? Sovrappensiero, per poco non investì un vecchio rimbambito fermo all’angolo, poi lo vide incamminarsi a destra. Parcheggiò l’auto, aprì il portabagagli e prese il fagottino avvolto nella coperta. Andò nella campagna di fronte e chiese al contadino: “posso seppellire il mio cane?“.
perché, è morto?” - disse quello. “eh sì, che è morto” - gli rispose.

“sì, fai pure, fai. povera bestia. dov’ero rimasto? ah sì, 46, 47, 48, 49, 50 ciliegie”.

Download completato

19 Giugno 2008

Che poi a vederlo dormire potevo restarci anche tutto il giorno.
A lui piacevano i download. Stava lì a guardare la barra salire al 15%… 16%… e intanto fumava, per stordirsi, la testa inclinata e gli occhi acquosi. 21%… 22%. La ragazza al telefono. Ci litigava sempre. Io restavo lì in attesa perché sapevo che poi si sarebbe sfogato con me e mi avrebbe detto che ero il suo migliore amico e che mi voleva bene. 34%… 35%.

Quando spegnevamo le luci parlava sempre lui per primo. Aveva cose da dire. Aveva cose da dire solo a me. La mia forza era essere presente per lui quando ne aveva bisogno. Ero colui che ascoltava le parole che precedono le lacrime, quelle che dici non a chi ami, ma a chi sai che t’ama.

L’alba, poi il giorno, poi la sera. 64%… 65%, tanto fumo, tanto caos, tante parole. Ascoltavo, ascoltavo. Condivideva il sua passato atroce con me. 89%…90%, ogni sera un pezzetto, fino al più doloroso e tragico. Io ero lì per lui, io…ero lì per lui.

Un giorno, per strada, io andavo al lavoro di qua, lui di là. Mi fermò  all’improvviso e mi disse che per la prima volta dopo tanti anni era contento che fosse arrivata l’estate. “è merito tuo, ti voglio bene. Ricordati che anche fra 100 anni io ti voglio bene”. Mi ritenni felice. Non lo rividi mai più. 99%…100%: download completato, si prosegue. (755)

22anni fa

12 Giugno 2008

2 anni fa, in questo stesso giorno, vivevo un anniversario importante. Erano passati, infatti, 20 anni dalla morte di mio fratello. 20 anni sono tanti, ma i ricordi erano e sono sempre molto vividi. Magari di un albero vecchio si guarda la folta chioma, ma quella sta lì solo perché c’è un tronco grosso e con una spessa corteccia, mettiamola così.

Per liberarmi della parte più dolorosa di quel ricordo decisi di aprire questo blog, dopo circa 3 anni che avevo chiuso il mio primo, su bloggers. Quella storia che tanto aveva significato per me e per la mia famiglia, diventò i “4passi sulla Terra” qui in splinder. La storia di 4passi non è la mia, o meglio non è completamente la mia, ma per il modo in cui l’ho raccontata in tanti sono stati tratti in inganno.

Nei blog come nella vita, le persone si avvicinano più facilmente e volentieri a chi sorride e li diverte rispetto a chi è malinconico e li rattrista, perciò la storia di 4passi aveva soprattutto lettori silenziosi e non contribuiva certo alla mia popolarità. Tuttavia, per me significava molto, e così continuai a scriverne un pezzetto dopo l’altro, fino alla conclusione nel post a cui sono molto legato e che mi commuove sempre molto, che ho scritto esattamente 1 anno dopo, 366 giorni fa.

E insomma ora ne è passato un altro, di anno, e sono 22. Tante cose sono cambiate ma di certo non è cambiato il ricordo ed il legame che io ho nei confronti di quella parte di vita mia che non mi appartiene più, almeno quanto alla farfalla non appartiene più il bozzolo. Io non sono triste ora che scrivo queste cose, al contrario sono contento, perché continuo in questa mia avventura terrena. Mi spiace, invece, per chi ha vissuto troppo poco e troppo male, e per coloro che condividono pezzi di vita simili a quelli di 4passi.

E’ a loro che dedico questo mio personale ricordo. (750)

penna e blocnotes

31 Maggio 2008

Da bambino vedevo poco papà, perché lui lavorava sempre fino alle 6 e io andavo a letto alle 9. I miei ricordi di lui sono tutti in penobra, nelle sere invernali in cui tornava a casa a volte con qualche bustina di figurine nascosta nelle tasche della giacca.

Ogni tanto papà doveva andare al lavoro almeno un po’ anche nel giorno libero, ma qualche volta mi chiedeva se avevo voglia di stare con lui in ufficio ed io ero molto contento. In realtà non era un ufficio, ma una sede comune a tanti dipendenti, solo che io non lo sapevo e non è che la cosa facesse tanta differenza. L’importante era andare dove papà lavorava.

Era molto noioso star lì ad aspettare che lui finisse di parlare coi colleghi, e poi gli uffici erano grigi, sapevano di ferro e di pelle, di plastica e di inchiostro. Però potevo rovistare nel cassetto della scrivania e portare a casa un po’ di cancelleria. Un blocnotes, una matita nuova, a volte una pinzatrice oppure una bella gomma nuova. Ero molto felice quando capitava, ed avevo sempre tanta cura di tutti quegli oggetti.
Mi sembrava come se papà fosse un grande dirigente solo perché potevo uscire dall’ufficio con un blocchetto e una matita nuova.

Ieri ho perso il temperamatite e sono andato quasi in crisi. Non che mi servisse, ma se non c’è mi manca. E poi la mente ha fatto i suoi giri e mi è sovvenuto questo ricordo di 25-30 anni fa. L’ho scritto prima che svanisse nuovamente.

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