Posts Tagged ‘riflessioni’

Positive or not

16 giugno 2008

Oggi vi propongo un sito che vi farà riflettere senz’altro.

Si tratta di Positive or Not, nel quale dovete decidere se una persona è sieropositiva al test dell’HIV guardando la foto e leggendo alcuni dati personali.
Lo scopo del gioco non è quello di fare i sensitivi, bensì di riflettere sul fatto che la sieropositività è un qualcosa col quale conviviamo anche senza renderci conto, e di invitare tutti a fare il test con regolarità.

Fare il test è sempre utile: se si è sieronegativi non si ha nulla da temere; se si è sieropositivi si può iniziare la terapia il prima possibile
.

Io ho fatto il test qualche tempo fa al policlinico di Modena. Si tratta di un prelievo di sangue ed il risultato si apprende in totale riservatezza in presenza di un medico.

La segnalazione del sito viene da Tommaso, io l’ho condivisa volentieri qui e mi auguro che anche voi ne parlerete nel vostro blog: si tratta di un sito utile e di un problema realmente importante.

sono il papà delle mie parole

19 marzo 2008

Passarono i giorni e le settimane. Quella mattina si sentì un po’ meglio, per cui decise di fare un giro in bici. Faceva caldo ma il vento era fresco, il suono della maglietta sulla pelle era come velluto. Lasciò che il sole lo guidasse verso il prato coperto di margherite deboli e formiche veloci, smontò dalla bicicletta lasciandola a terra e si sdraiò sul verde, gli occhi socchiusi che lasciavano passare solo le sagome delle nubi.

Era così che guariva.

Passarono le settimane ed i mesi. Un pomeriggio vide un paio di scarpe in una vetrina ed entrò come in preda ad un impulso irresistibile. La commessa aveva il doppio mento e puzzava di cuoio. Digitò le 5 cifre del bancomat e torno a casa. Lasciò le scarpe e lo scontrino nella busta di plastica 2 giorni. Tanto il tempo non contava più nulla.

Il tempo non contava nulla.

Passarono i mesi e gli anni. Passarono lenti e lasciarono pochi ricordi. Una sera uscì per strada e si fermò in una piazza gialla di luci e di fari di automobili. Per qualche motivo aveva pensato che esser lì, a vedere la gente spostarsi verso le vite altrui l’avrebbe reso uguale agli altri. Lui era uguale agli altri, povero stupido, ma la sua vita era diversa. La vita di ciascuno è diversa dalle vite di tutti, pur essendo tutte ugualmente identiche. Guardò le auto scorrere per mezz’ora, fino a quando cominciò a sentir freddo alle guance, dove si erano seccate le lacrime.

Passarono gli anni ed altri anni. Tutto quello che avrebbe lasciato di sè sarebbero stati oggetti privi di valore, ma il resto sarebbe svanito con lui. Troppo poco: cominciò a scrivere.

Le sue parole sarebbero stati i suoi figli.

cerchi

13 marzo 2008

Nell’acqua, quando butti una pietra. All’improvviso si scatena un temporale, gocce su gocce. La gente scappa, si ripara sotto i cornicioni. Se è estate, ridendo; se è inverno, in silenzio. Butti una pietra in acqua e si formano cerchi, ma c’è sempre qualcuno che sa farla rimbalzare meglio di te.

La sabbia bianca, la gente odia i vermi, la gente odia la terra tra le unghie, la puzza della decomposizione, il fango, i ragni. Insetti, scarafaggi, sotto le pietre la vita: sotto il marmo la morte.

Cerchi nell’acqua di mare, nei laghi, nei ruscelli e nelle pozzanghere. Ma soprattutto nelle pozzanghere, ai lati dei marciapiedi, quando in controluce vedi il ticchettio delle gocce più tarde, le ultime, quelle della quiete, quelle del rumore degli ombrelli che si richiudono. Il sole è quasi fuori luogo in quei momenti lì, vorresti che restasse ancora un po’ nascosto dietro a qualche nuvola.

Poi i fiori di pesca, di mela, di primavera. Scattano i clic delle fotocamere, ma anche i crack dei rami spezzati. Nella povertà delle case la fioritura della natura. Amputazioni di futuro, colori dolorosi, profumi di giorni veloci, veloci, troppo veloci. Qualcuno butta un sasso e la tua vita si allontana dal centro come cerchi nell’acqua, fino a svanire, svanire, svanire…

ne ho bisogno

5 novembre 2007

Con JingleBells che incombe, gli animi della borghesia sono sospinti a vagare per le vie del centro, in cerca di qualche soddisfazione da acquistare. Un viscoso fiume di gente si sposta ordinato per via Farini, sostando ai buffet dei bar come le poste della via crucis.

Ai margini della strada, qualcuno avanza sul marciapiede a passo spedito. Al centro invece la parola d’ordine è “lentamente“. Ma è proprio qui che puoi osservare i volti di chi viene dal lato opposto, e non le nuche di quelli che avanzano davanti a te.

Trascinato dal sabato pomeriggio, ascolto una donna ed il suo compagno. Lei in nero, con gioielli d’oro giallo da gazza ladra ed una sigaretta che l’involgarisce. Lui con un paio di jeans che sembrano la gomma attorno ai fili della corrente. La donna esordisce “sabato prossimo mi compro l’orologio che abbiamo visto“. Lui, senza scomporsi: “quello da 2000 euro?”.

Sì quello. Mi serve per il matrimonio della Katia.” - “Beh va bene, lo compriamo dai. Se ne hai bisogno”
“Sì ne ho bisogno assolutamente” - “D’accordo”
“Questo l’ho già messo a capodanno. Non posso fare questa figura lo sai” - “Va bene. Dai, fermiamoci qui, ho bisogno di un aperitivo”
“buona idea. anche io ne ho bisogno”.

Mi allontano, mi sembra di vivere in un romanzo di Moravia, ed alla gola sento salire le parole che vorrebbero esprimere ciò di cui ho bisogno io.

lo scambio degli ostaggi

21 agosto 2006

semaforoUna delle grandi differenze che mi saltarono all’occhio quando mi trasferii a Parma da Napoli, e che ancora adesso mi fa sorridere, è il comportamento delle persone al semaforo. Dopo tantissimi anni in cui ero abituato a guardare a destra e a sinistra anche col verde e sulle strisce pedonali, qui a Parma mi sembrava una situazione buffa vedere che tutti aspettavano pazienti il proprio turno anche senza auto nel giro di un km.

Grandi masse di pedoni si affollano ai lati della strada, e si fronteggiano e si osservano in assoluta immobilità. Nessuno parla allo sconosciuto che gli sta accanto, (a Napoli si attacca bottone con assai più facilità) e con rassegnata abitudine attendono che appaia l’omino verde. Poi si muovono all’unisono, e si incrociano senza particolare interesse. Mi è sempre sembrato come nei film polizieschi, quando c’è lo scambio degli ostaggi.

Civile, anzi naturale, certo, ma indubbiamente inconsueto agli occhi abituati all’autogestione tipica di tanta parte delle città napoletane. E lungi da me criticare l’uno o l’altro comportamento, sia chiaro che non tutti i napoletani passano col rosso, così come non tutti i parmigiani aspettano il verde. Però io porto la mia esperienza, e posso testimoniare che il semaforo verde non è verde per tutti. Ad esempio capita che qualche automobilista si incazzi con te perchè lo rallenti sulle strisce mentre lui passa col rosso; o che un pedone che attraversi col rosso maledica l’auto di chi frena bruscamente per non investirlo. Qui invece anche alle 6 di mattina, se sei solo per strada, aspetti. E non sbruffi nemmeno!

Gran parte dei miei amici settentrionali sono affascinati dal traffico di Napoli, e trovano difficoltà a guidare in quel caos. Lo stesso si può dire del contrario, però, con amici napoletani che visitano Parma e devono gestire la guida in maniera differente da quella a cui sono abituati. Ormai però le cose si stanno gradualmente allineando nel senso di un maggior senso civico giù, e di una maggiore flessibilità quassù, e scommetto che sempre meno “emigranti” (che parola retrò vero?) si stupiscono dello scambio degli ostaggi. E meno male.

il giardino segreto

19 luglio 2006

Il giardino segretoQualche volta le sorprese arrivano davvero inaspettate.  Credi di aver visto tutto, di aver capito tutto ed invece non sai niente. Perchè spesso guardi in una sola direzione, mentre c’è molto da vedere anche altrove.

Un palazzo: vedi il portone, i muri scrostati, la vernice di un colore scialbo, con la scritta “Mary ti amo“; vedi le tendine alle finestre, i gerani un po’ appassiti, il citofono con un graffio in basso a sinistra. Ma non puoi vedere cosa nasconde all’interno, a meno che ci abita non ti faccia entrare.

E una volta entrato, talvolta, si spalancano sale arredate con gusto, stampe delicate su muri dipinti a colori pastello, discrete tende ricamate che danno su stanze dai profumi fragranti. Talvolta, dietro un muro incrostato si nasconde un giardino, che è tenuto segreto, lontano dai graffi dei passanti, dagli sguardi di chi non guarda oltre, lontano da tutti, in alto, inaccessibile. La bellezza di tale giardino è per pochi, spesso per nessuno. E se è trascurato, le piante tentano da sole di farsi strada tra le recinzioni, di trovare acqua dove acqua non c’è, luce dove non c’è che ombra, ed il giardino giace dimenticato. La rosa non sboccia, se l’acqua non ha prima bagnato le spine.

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