Posts Tagged ‘sogni’

Il post che scrivo per mio puro diletto e che non vuole dimostrare NIENTE*

19 gennaio 2009

Cresce l’erba sul pavimento. L’edera ricopre le pareti e nell’angolo fioriscono i cardi e ronzano gli insetti. La luce è calda e piena di polvere, ci sono i suoni della primavera e cammino nudo per casa: devo chiudere le finestre.

C’è questo ragazzo che mi guarda negli occhi.

Sbocciano le margherite. Le felci si piegano sotto l’umidità e nell’angolo una luce blu, fredda e violenta. Piove dal rubinetto, ho i piedi sporchi di fango e cammino nudo per casa: devo aprire la porta. Il corridoio è infestato dalla gramigna, ma ora le piastrelle splendono. Ho male alle gambe, non riesco a correre più forte.

C’è questo ragazzo che mi guarda negli occhi, ma io non riesco a correre più forte.

*attenzione: la battuta “cos’hai mangiato ieri sera?” è stata già pensata e NON FA RIDERE

Perciò si alzò

2 gennaio 2008

L’aria entrò fredda e violenta dalla finestra aperta. Le tende flapparono nella solitudine della stanza, scompigliando i fogli lasciati sulla scrivania. Invisibili goccioline d’acqua gli bagnarono il volto, ma nel buio nessuno le avrebbe notate, per cui lasciò che il gelo gli riempisse i polmoni, lentamente. E poi si lanciò nel vuoto, senza mai toccare terra.

La luce arancione si mischiava all’odore di carne. Si era tolto le scarpe e si massaggiava i piedi nei calzini di spugna. Sul tavolo, una birra e del pane; qualcuno alla tv. La grata della finestra dava sul marciapiede, ma solo in pochi, passando, sbirciavano all’interno. Passò il capodanno sperando di sorridere al primo che l’avesse osservato.

C’era tanta folla con gli occhi all’insù, a guardare i fuochi colorare il cielo di rosso e di giallo. Gli sguardi pietrificati e sorrisi alcolici, le orecchie colme di buoni propositi. Tanta felicità fluttante nell’aria, nessuno che riuscisse realmente ad afferrarla. E ancora rosso, nel cielo, e giallo.

Si era messo il vestito buono, ed aveva cenato in salotto. A lei l’odore di muffa non dava fastidio. Aveva alzato i termosifoni e poi si era appisolata poco prima della mezzanotte. Lui le aveva detto che sarebbe tornato, per cui rifiutava di credere che potesse averle mentito su una cosa simile. Ci sperava ogni capodanno, da 30 anni. E se non questo, sarebbe tornato il prossimo anno. Perciò si alzò per sparecchiare.

diario segreto

31 gennaio 2007

Vi dico subito che non capirete niente. Ma non sono pazzo, nè voi stupidi.

La stella cadente di capodanno fece ricco il cugino 77. Quando il terremoto finì, il fiocco giallo fu buttato via, e qualcuno fece canestro da 3 punti. Le pance sfornarono bimbi, e i bimbi divennero grandi. Una stufetta li scaldava a febbraio. Il norvegese aveva una cicatrice sulla coscia, e al cimitero i fiori erano cambiati ogni giorno.

La profuga di Vukovar incassava le sue 500 lire, poi lui cominciò a pregare, ma le preghiere fallirono, e qualcuno urlò forte, e poi più forte ancora. Sissi fu seppellita nel giardino di casa, poi lui indossò il suo più bel sorriso, ma qualcuno aveva un sorriso ancor più bello, tanto da fargli lacrimare gli occhi.

Gli si spaccarono le mani, andò via ma non a casa sua. Lo pugnalarono, il sangue si sparse sulle rotaie, restò a letto per 2 anni, accanto a lui una gatta. Provò a parlare, ma aprì la bocca e non uscì alcun suono. Allora cambiò lingua, e sperò che qualcuno lo udisse urlare. Poi si preparò ad urlare ancora più forte, e più forte ancora. E più forte ancora.

non puoi farci nulla

29 novembre 2006

Alla porta c’è un ragazzo con gli occhi gonfi di sonno perduto. Senza parlare, lascia che io guardi e si mette e rovistare nell’armadio. Nella stanza c’è un amico, che si sta rifacendo il letto. Si volta meccanicamente a vedere chi è, poi continua senza badare a me. Li lascio in pace e busso all’altra porta del pianerottolo, mi apre una ragazza scalza, coi capelli raccolti da un elastico e l’aria seccata. Senza parlare, mi lascia osservare. Vedo i piedi e le gambe di un uomo sdraiato sul letto, la luce azzurrina della tv accesa. Li lascio stare, e busso alla terza porta.

In strada c’è la domenica mattina, col rumore delle stoviglie dalle finestre aperte, i ricami del sole sull’asfalto e una vecchia che canta rime dimenticate da tutti:

Oh dolce amore mio
l’attesa mi distrugge
la nostra vita sfugge
ritorna qui da me.
Oh cara innamorata
non stare più in pensiero
l’amore nostro è vero
ritornerò da te.”

Un balordo piscia dietro i bidoni dei rifiuti e nel ricordo della vecchia. Vorrei prenderlo a cazzotti, ma non sono che in un sogno, ed è ora che mi svegli.

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