Posts Tagged ‘solitudine’

domani

16 Agosto 2007

Sospeso in aria sento il vento che mi asciuga il sudore. Già è domani ma non voglio aprire gli occhi, o mi faranno male. Sento le zanzare in cerca di pelle.

Nel frigo, l’acqua è fredda, c’è il bordo opaco sulla bottiglia di plastica, e il tappo sa ancora di succo di frutta. Quando apro il frigo di notte mi sento in un mondo speciale e rassicurante. Quella luce gialla mi calma. La serpentina ha i brividi. Le foglie della pianta sventolano un po’ di verde. Ma non voglio ancora aprire gli occhi, o sarà già domani.

Sento la polvere sul pavimento, vorrei restar sospeso ancora in aria, ma non ricordo più come si vola. Forse, se tengo gli occhi chiusi. Forse, se allargo le braccia. La doccia è tiepida. Adoro l’acqua tiepida sul collo, e fare la doccia ad occhi chiusi è orgasmico. Ti accorgi di avere davvero un corpo.

Quando giungerà l’alba cadrò a terra, e mi sporcherò la schiena. Forse aprirò gli occhi per il dolore. Ci sono solo io per strada, posso camminare ad occhi chiusi. Li aprirò domani, domani li apro.

Dimmi pure, che destino avrò

14 Aprile 2007

L’odore di detersivo e le piastrelle lucide. Qualcuno rovescia l’acqua sporca da un secchio rosso.
Fiori appassiti in un vaso verde, le foglie si afflosciano nella penombra della stanza. Su una panchina scheggiata una coppia si scambia umidi baci. Un’anatra nuota contro corrente, il fiume limpido di pioggia fresca.

Il ragazzo in bici pedala a fatica, un uomo in gessato grigio lo supera sulla sinistra. All’incrocio, la mamma saluta il figlio che scende dall’auto. La fotocopiatrice sibila senza sosta risuonando nella sala. C’è odore di caffè e di mattina.

La vecchia cade, la ragazza ride, l’altra donna l’aiuta a rialzarsi. Piange dall’imbarazzo più che dal dolore, si mette in cammino claudicante verso il prossimo passo falso che chissà quand’è. E chissà cosa mangerà a pranzo e con chi. E dove. E se avrà ancora dolore e se piangerà. E se ha qualcuno con cui sfogarsi. Ce l’ha?

Brivido, poi suona la campanella della prima ora.

Pioggia

30 Marzo 2007

L’ombrello si apre dopo qualche secondo, le gocce martellano più del cuore in corsa. Scrosci freddi, scrosci di marzo, che lavano l’asfalto e sporcano la giornata, una giornata di passaggio, umida, gonfia e pesante.

E le pozzanghere ostacolano il cammino, le nubi scaricano altra acqua e tu sai che non ti puoi lamentare, a che serve e poi perchè. Così sorridi, così prosegui.

Bianca e blu

22 Novembre 2006

I muri dipinti di giallo e di marrone, l’intonaco staccato in più punti e l’edera che lotta per arrampicarsi. Fa freddo, l’aria si rapprende sull’asfalto. I gerani dondolano dalla ringhiera, da una cassetta delle lettere i volantini dell’Esselunga attendono flosci la mano che li butterà.

AlbaUna donna si affaccia al balcone, ha una vestaglia celeste che le arriva alle caviglie e le pantofole di panno ai piedi. I capelli sono raccolti in una cuffia, con quei bigodini e la sua aria stanca e sconfitta le do sui 50 anni, ma ne avrà 10 di meno. La donna stende il suo bucato: una salvietta a quadri, bianca e blu.

La immagino al tavolo, mentre mangia un piatto di pasta davanti alla tv, in compagnia di un vaso senza fiori ed un posacenere da svuotare; la immagino che si riempie il bicchiere, prende il telecomando e cambia canale, poi si alza e mette il piatto nel lavandino; nel voltarsi, nota una macchia sulla tovaglia, meccanicamente la ripone nel cestello della biancheria, poi va a spegnere la tv e si mette le scarpe, pronta per tornare al lavoro.

Pesca una molletta dal cestello ma le cade di mano, il freddo ed i movimenti bruschi dell’alba la rendono imprecisa. Ci riprova con una molletta di un altro colore e stende la salvietta, poi stacca una foglia di basilico dalla piantina e si ferma: si è accorta di me. Sorrido con gli zigomi e distolgo lo sguardo, per non darle fastidio, contemporaneamente lei si passa una mano sulla cuffia e si volta, poi rientra in casa. Chiude la portafinestra e sparisce sorridendo.

Al rallentatore

5 Novembre 2006

La tazzina del caffè trasuda una macchia circolare sul tavolo, sembra l’orbita di un pianeta per cui la lascio stare al suo posto per un po’, affascinato. Mi piace vedere lo zucchero che si rattrappisce nella tazza, e mi piace il rumore che fa il barattolo del caffè quando lo ripongo nello scaffale.

Fa freddo, me ne accorgo perchè al risveglio mi scopro a pezzi, prima le spalle poi il torace poi le gambe, e la pelle mi segnala coi brividi che ora è. Ho l’abitudine di dormire in boxer e t-shirt, il pigiama non lo uso spesso, perchè se nel sonno mi giro mi si incastra dappertutto ma in particolare dapperpropriolì…

Una cosa bella del vivere da solo è che le cose restano al posto in cui le ho lasciate. E’ come vivere in una scenografia teatrale, come in un quadro nel quale io sono l’unico che si muove. Le pieghe sul divano, quella foglia caduta che ho scordato di raccogliere, l’ammasso di riviste sullo scaffale, i fili del pc, la tenda scostata, tutto è immobile ed in attesa. A parte le lancette dell’orologio, a parte gli insetti e a parte le foglie che seguono il sole, casa mia “sta”.

Sono uscito a fare una passeggiata nel freddo, poco fa, mi piace udire i miei passi sulla strada ancora inviolata dalle auto, ed è bello percepire il passaggio del sabato sera che è appena trascorso, come se la sua ombra fosse rimasta ancora impressa sull’asfalto. Non sono mai solo, altre persone amano questa quiete e questo momento, questo sole sghembo, l’odore dei bar e del risveglio, questa solitudine che non pesa.

9-9-99

9 Settembre 2006

Mi sveglio a mezzogiorno, su un letto non mio, stretto e provvisorio, con un telo da mare a farmi da coperta. Le zanzare hanno visitato il piede destro, ed il telefono si è fatto i cazzi suoi. Apro gli occhi e mi accorgo che voglio di nuovo chiuderli, li riapro e li tengo aperti, sospirando. La mattinata è schifosa, breve e puzza di candeggina. Colazione con latte fresco in una tazza non mia, qualche biscotto di quelli che si vendono nei sacchi da 5kg, poi mi affaccio al balcone per guardare la gente vivere. Il pomeriggio è caldo, lento e puzza di succo di frutta alla carota. La Bertè canta Traslocando da una sua raccolta, il sole illumina un divano che non è mio e la solita vecchia fa cacare il solito cane nel solito giardino.

Prendo la bici che non è la mia e inizio a pedalare in divisa nera. All’ incrocio, a destra; poi sinistra sul marciapiede; semaforo pieno; mi tengo sulla destra lungo il viale; attraverso, attraverso, marciapiede; svolto a sinistra e poi dritto, ancora dritto, 2 semafori e dritto, altri 2 e sempre dritto, ancora 2 e sempre dritto; quindi pedalo verso destra, poi supero 3 isolati e a sinistra lascio la bici in giardino, e dico la mia prima parola della giornata: “ciao”, e sono le 18:50.

I tavoli sono pieni, ho il fondo. Meglio, mi stancherò e non penserò, mi dico. 13 tavoli immersi nel fumo, 2 comitive, molte coppie, alcuni amici. “bud, becks, san miguel, kilkenny, faxe, ceres, dudemon ecc ecc“. Ripeto la solita litania. Mi scoccia quando alla fine mi chiedono una cocacola in lattina. Nel fondo c’è da camminare parecchio, col rischio che gli ordini si accumulino. Ma sono bravo, e non si accumula proprio niente. Ho anche il tempo di bere un thè, e di ascoltare i pettegolezzi delle mie colleghe. L’hanno capito subito che sono gay, perchè dicono che le guardo come guardo i tavoli, con disinteresse.

Alle 2 si chiude ed in sala resto da solo, poichè le ragazze si occupano di pulire e mettere in ordine ed i bicipiti si occupano dei lavori di forza. Ai tavoli c’è poca gente, ma va servita anche se i piedi fanno male. Poi qualcuno spegne le luce, dico “buona notte” e prendo la bici, per 25 minuti di meravigliosa pedalata nella notte, il momento più bello. Sono nella casa che non è la mia più o meno alle 3, mi tolgo gli abiti impregnati di fumo ed inizio a russare.

Crepe

5 Agosto 2006

Sabato sera
In silenzio leggo
pagine di libri.
Mi tengo compagnia
e la tenda si muove.
Fuori qualcuno sorride,
ma non a me.
Mi fanno male le gambe,
camminare è doloroso.
E tu sei altrove,
lontano, faccio fatica, ti prego

aspettami.

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