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il post in cui c’è un fantasma nella camera

6 ottobre 2008

Sul ripiano accanto al camino c’erano i tarocchi, ma non sapevamo che farcene e  poi neanche avevo idea di cosa fossero: li lasciammo lì. L’acqua scorreva, gonfia di terriccio, e lasciava tracce color ruggine sul lavandino. Per terra la cenere, foglie, polvere, scorze di mandarini e gusci di castagne. Quel posto non mi piaceva.

C’era un piccolo ripostiglio scavato nella pietra che era stato adibito a dispensa, ma all’interno trovammo solo stracci e vecchi attrezzi ammuffiti. Tre gradini davano su un corridoio che svoltava immediatamente a destra, verso altri gradini immersi nel buio. Sebbene fosse pieno giorno l’assenza di luce sulle scale le rendeva un posto inquietante. Fu inevitabile che io e mio fratello decidessimo di salire.

Davanti a noi due porte spalancate: quella più in basso dava su una camera con due lettini ed un piccolo bagno; quella in alto dava su un raggio di luce. Entrammo nella prima porta. Alle pareti un gagliardetto, un motociclista, un’attrice dai capelli vaporosi. Sul letto una copia della Settimana Enigmistica. Non l’avevo mai vista prima d’allora, c’era scritto  ottobre 1978 e la donna in copertina aveva i capelli disegnati a penna blu. Le voci di mamma e papà si mischiavano a quelle dei due ospiti, sentivo ancora l’acqua scorrere.

Decidemmo di salire ancora. Quei gradini erano più alti ancora. Sulla parete di fronte una cornice con una madonna triste, un tetro lumino, poi la porta di legno aperta sulla stanza illuminata dal sole. Con molta cautela ci affacciammo alla soglia.  Sulla destra c’era un cassettone con un vetro un po’ opaco ed un lavoro d’uncinetto; davanti a noi un letto con la testiera in ferro battuto, una poltroncina dal rivestimento liso e l’armadio stranamente aperto. Aperto, con uno specchio all’interno dell’anta e la carta a righine gialle e crema a tappezzarne il fondo. Andammo di corsa alla finestra, di lì si vedevano tutti gli alberi di castagne e la stradina con l’auto in parcheggio.

Faceva freddo, così decidemmo di tornare giù: fu allora che notammo la vecchia. Sedeva su una sedia nell’angolo opposto alla finestra, vestita di nero e coi capelli raccolti. Ci osservava e basta, sorridendo. Fuggimmo, forse urlando, non ricordo perché.

nella tua fine è il mio principio

4 luglio 2008

 1 - Contava le ciliegie.

1, 2, 3, 4, 5 ciliegie.
Buonasera, come va?” - disse alla vecchia - “Buonasera! belle le sue ciliegie!”.
6, 7, 8, 9, 10 ciliegie.
Sono ciliegie!” - rispose alla vecchia - “sono belle ciliegie!“.
11, 12, 13, 14, 15 ciliegie.
“ne assaggerei una volentieri” - sorrise la vecchia - “ne asseggerei una bella grossa e dolce”.
16, 17, 18 - l’uomo alzò per un attimo lo sguardo - 19, 20 ciliegie.
prego, si serva pure!” - affermò. “prego, prego“.
La vecchia prese una bella ciliegia scura. La numero 5, forse, o la 8, può darsi.

 2 - Citofoni

Per cui si era perso.
Il cielo si era messo al grigio, la strada faceva una strana curva ed i negozi erano chiusi. Disperò di trovare la via di casa. Ricordava bene il citofono, però. Cominciò a guardarli tutti, uno dopo l’altro. “no, non è… non è questo, no, no… no, non è questo, no…
La strada finì. Destra o sinistra? Ancora più lontano o forse più vicino? E come faceva quella canzone che aveva sulla punta della lingua?
Non se la ricordava. Passo un’auto.
Destra, decise. “no, non è… non è questo, no, no… no, non è questo, no…

3 - non è vero amore

mi vuoi un po’ di bene?” - erano al supermercato, reparto hi-fi.
“no, ovvio” - ci scherzava sempre.
mi vuoi un po’ di bene? dai dimmelo” - per lui un no era solo un no.
“sì, ma certo che domande mi fai” - concesse.
ah, beh al secondo tentativo. meno male” - disse sottovoce.

4 - nessuno mai

“le faremo un’iniezione che le bloccherà il cuore. non sentirà nessun dolore”.
“posso abbracciarla?”
“sì, certo.”
ti voglio tanto bene, nessuno ti vuole bene come me
“aspetti fuori, la chiamiamo non appena il suo cagnolino sarà morto”.
sì, va bene”

5 - Perché, è morto?

Tornò a casa che aveva in mente quella strana domanda: “mi vuoi un po’ di bene?”. ma perché gliel’aveva fatta? Sovrappensiero, per poco non investì un vecchio rimbambito fermo all’angolo, poi lo vide incamminarsi a destra. Parcheggiò l’auto, aprì il portabagagli e prese il fagottino avvolto nella coperta. Andò nella campagna di fronte e chiese al contadino: “posso seppellire il mio cane?“.
perché, è morto?” - disse quello. “eh sì, che è morto” - gli rispose.

“sì, fai pure, fai. povera bestia. dov’ero rimasto? ah sì, 46, 47, 48, 49, 50 ciliegie”.

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