un tuffo

15 marzo 2008

Giungemmo infine in prossimità del precipizio. L’acqua del mare copriva gli scogli più minacciosi, le onde trascinavano piccoli brandelli di alghe in cambio di granelli di granito. Il sole era basso e debole, si alzò il vento.

Se volessi, mi potrei tuffare“, mi disse. Io non risposi, com’era mia abitudine. Sapevo che avrebbe aggiunto qualcosa, lo conoscevo bene.
Tuffiamoci, tutti e due. Saranno solo 20-25 metri. E da quella parte non ci sono scogli“. Aveva gli occhi acquosi ed era di cattivo umore. Quando era di cattivo umore se ne usciva sempre con queste sparate.
Torniamo a casa, dai.” Era una risposta debole, lo sapevo, ma era anche l’unica che avevo a portata di mano. “Torniamo che ho fame. Ci facciamo la pizza stasera?” Gli piaceva la pizza coi broccoli.
” , valutò lui dopo qualche momento, “tanto dicevo per scherzare“.

Mangiammo la pizza, guardammo la tv. Quella sera fumò più del solito. Aveva la testa reclinata e si era scordato ancora di prendere le ciabatte. Lavai io i piatti. Era bello parlare stando in due stanze lontane. Io dovevo urlare per coprire l’acqua del rubinetto, lui era lì, io lo sapevo, era lì immobile, a fumare. “Mi volevo tuffare veramente, però“.

Sì, lo so“. Chiusi il rubinetto e mi asciugai le mani. “Lo so che ti volevi tuffare veramente“.

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