va via

15 marzo 2008

Poichè non c’è più spago, meglio che io cada dal marciapiede.  D’altra parte, a che servono i tappi di plastica quando hai già buttato la bottiglia? Forse, se forse è, forse asciugandoti il freddo puoi ancora svoltare in su l’angolo della bocca, ma chi ci crederebbe e poi le luci sono accese anche di notte, le stelle non si vedono più.

Cammini e vedi uno così brutto che lo prenderesti a botte. Fa male pure a scriverlo ma così è e poi è ancora finito lo zucchero. Non c’è pace per il colore viola. Dicono che scrivere sia diverso, hanno ragione loro, ma se hanno torto allora hanno torto. E poi la mamma è bella e il rigo della terza elementare è stretto.

Va via, vattene. Non vedi che è il 2 dicembre? Domani è capodanno e non c’è un bacio sotto il vischio. Non c’è carta da regali, ho male agli occhi, ho male alla bocca, ho male alle mani per cui vattene via. Il tè si è raffreddato e il copriletto è pulito, affinchè si sporchi di polvere affinchè nessuno ci si sieda e poi per pulirlo ancora e le candele e i cuscini e il rosso scoppia il verde cade il giallo soffoca.

Guai a chi è immobile perchè lo sporco gli resta attaccato al volto. Se guardi gli alberi vedi solo alberi ed è brutto essere ciechi. Mi insegue assetato nella strada di fango, ma almeno mia sorella corre veloce. Corri, corri almeno tu, scappa, scappa!

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